Tenuta di Suvignano consegnata alla Regione. Bugli: "Sarà un luogo della legalità"

Il ministro dell'Interno Matteo Salvini, oggi si è recato presso la tenuta di Suvignano che fu sequestrata a un boss mafioso nel 1995 e che oggi è stata restituita allo Stato, nel comune di Monteroni d'Arbia nel Senese.

Un documento  che trasforma la residenza di un mafioso in un bene comune e che sarà a disposizione di cittadini, Regione, Comuni e Ente terre regionali della Toscana. La tenuta di Suvignano diventerà luogo di produzione e casa della cultura della legalità, dove accogliere scolaresche e giovani, dove organizzare eventi, campi estivi ed approfondire e parlare, in un luogo simbolo, della lotta alla criminalità organizzata.

L'assessore alla presidenza della Toscana, Vittorio Bugli, ha ben chiaro quello che dovrebbe essere il futuro della tenuta, mentre lo spiega al ministro dell'interno Salvini, che oggi pomeriggio è venuto in provincia di Siena per firmare il verbale di consegna dell'azienda – nel comune di Monteroni d'Arbia e in parte in quello di Murlo - che per tanti anni, da quando è stata confiscata definitivamente nel 2007, è diventato il simbolo di tutte le confische alle mafie in Toscana. "Uno dei beni più importanti confiscati in Italia – ricorda l'assessore -, di gran lunga il più grande in Toscana".

La storia giudiziaria della tenuta inizia con il giudice Giovanni Falcone, che nel 1983 sequestra l'azienda una prima volta all'imprenditore palermitano Vincenzo Piazza, sospettato di aver rapporti con Cosa Nostra. Il costruttore siciliano ne rientra successivamente in possesso. Tra il 1994 e il 1996 arriva il secondo sequestro, assieme ad un patrimonio di ben duemila miliardi di vecchie lire affidato alla gestione di un amministratore giudiziario. Poi, nel 2007 appunto, la condanna e la confisca definitiva. Nel 2018 è arrivata l'assegnazione alla Regione, che ha deciso di gestirla concordandone l'utilizzo con i Comuni.

La firma si svolge nel giardino, oggi baciato dal sole di fianco alla colonica dove da primavera fino alle porte dell'autunno vengono ospitati i turisti. Una trentina i posti a disposizione. La piscina oggi è vuota e senza acqua. Tutt'attorno lo sguardo si gode comunque il verde delle colline dove in estate pascolano le pecore sarde, cavalli, ciuchini e le cinte senesi. A ridosso crescono gli olivi e più lontano i boschi. Decisamente un'oasi di pace, lambita dalla via Francigena che passa poco distante.

Da anni la Regione lavora al progetto di restituire il bene ai cittadini, di farne una simbolo della lotta alle mafie, l'emblema di quello Stato che si oppone alla criminalità organizzata che anche in Toscana sciacqua i propri denari e fa affari. E' stato un percorso difficile e lungo. Ad un certo momento si è rischiato che l'azienda – oltre settecento ettari di terreni, diciassette casolari e 21 mila metri quadrati tra immobili e magazzini, una chiesetta di fianco all'edificio principale, una villa e una colonica di pregio – fosse messo all'asta. Poi un paio di anni fa la svolta. Bugli ringrazia il lavoro dell'agenzia nazionale per i beni confiscati: il prefetto Sodano che l'ha guidata negli ultimi anni, il prefetto Frattasi che il 19 gennaio gli è succeduto. Ringrazia anche chi ha gestito in questi anni l'azienda.

"Siamo soddisfatti – dice – ma sentiamo anche il peso e l'impegno di dover ora far funzionare questa ricchezza enorme, far sì che la tenuta mantenga i conti in ordine e sia volano per la valorizzazione del territorio, ma diventi appunto anche un simbolo della lotta alla legalità nella nostra Regione. E lo faremo insieme alle amministrazioni locali, di Monteroni d'Arbia e di Murlo, dove la tenuta sorge".

Per il 2019 la Regione, che gestirà l'azienda attraverso Ente Terre, ha già stanziato in bilancio 800 mila euro. Altre risorse sono previste nel bilancio dei prossimi tre anni. "Serviranno per mettere a punto alcuni fattori produttivi – spiega Bugli – ma anche per ristrutturare la palazzina di fianco alla villa dove vogliamo, da subito, portare scolaresche e creare percorsi di educazione alle legalità". Il fulcro dell'attività economica rimarrà la produzione agricola e zootecnica e si potranno creare anche alcuni posti di lavoro. L'attivià dell'agriturismo, oggi in grado di accogliere ospiti solo in estate, sarà ulteriormente sviluppata. Ma sarà appunto anche un luogo di cultura e di attività sociali.

Beni confiscati, tenuta  Suvignano consegnata a Ente Terre Toscana. Bezzini e Scaramelli(Pd): “Ha vinto la legalità”

Da oggi Suvignano è proprietà della Regione Toscana, che gestirà il bene tramite Ente Terre concordando l’utilizzo con i comuni di Monteroni d’Arbia e Murlo. Tutti i soggetti interessati hanno infatti firmato gli atti per il passaggio di proprietà.  “Dopo 11 anni dalla confisca finalmente una comunità intera si riappropria del territorio: oggi ha vinto la legalità– spiegano Simone Bezzini e Stefano Scaramelli, consiglieri regionali Pd del territorio senese  - Quella di oggi è anche una grande opportunità di rilancio per una terra straordinaria che finalmente potrà essere valorizzata come merita grazie al lavoro che la Regione porterà avanti di concerto con i comuni”.

“Proprio i comuni di Monteroni d’Arbia e Murlo infatti saranno protagonisti del futuro della tenuta, dal momento che costituiranno il tavolo di coordinamento che per i prossimi dieci anni dovrà stabilire linee guida e strategie del piano di sviluppo. – sottolineano Bezzini e Scaramelli – La cessione del bene alla Regione, attesa da tempo, rappresenta sicuramente una svolta positiva per il territorio, anche in termini di ricadute occupazionali”.



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