Attacchi sessisti su Facebook alla consigliera comunale di Vinci, Comune sporgerà denuncia

Amalia Chiovaro (foto da Facebook)
Amalia Chiovaro (foto da Facebook)

Messaggio sessista su Facebook indirizzato alla consigliera comunale di Vinci Amalia Chiovaro (Sinistra in Comune per Vinci): l'amministrazione comunale ha annunciato che sporgerà denuncia alle forze dell'ordine. L'attacco è di ieri, domenica 10 febbraio, lanciato con una foto del profilo di Chiovaro e una didascalia che incita allo stupro perché "nega le foibe". Il profilo Facebook e il messaggio sono spariti da Facebook, probabilmente perché segnalati da altri utenti. Si pensa che sia stato un 'troll' a lanciare l'attacco, ossia un profilo falso creato per lanciare messaggi anonimi e scandalizzare l'opinione pubblica. Questa ipotesi è avvalorata dal fatto che sul profilo 'incriminato', prima dell'oscuramento, venivano pubblicate foto di persone accusandole di negare le foibe. Il sindaco di Vinci Giuseppe Torchia ha in programma di segnalare dell'accaduto anche il prefetto di Firenze Laura Lega. Altri messaggi di solidarietà si sono diffusi nell'Empolese Valdelsa.

La solidarietà di Brenda Barnini

"Ieri sera ho mandato in privato la mia piena solidarietà e vicinanza ad Amalia e ai compagni dell'ANPI. Voglio però anche pubblicamente esprimere sdegno e ferma condanna per il gesto di questo inqualificabile e squallido soggetto. Empoli non cadrà mai nelle mani di chi ancora oggi pensa che il fascismo sia un'opinione. Il fascismo è prima di tutto un'attitudine, una inclinazione alla violenza verbale e fisica, al dileggio dell'avversario, un modo di intendere le relazioni con gli altri basato sulla legge del più forte. Forza Amalia, non sei sola" ha scritto il sindaco di Empoli Brenda Barnini su Facebook.

Solidarietà da Rete delle Città in Comune

"Chiovaro vittima di questo clima infame montato ad arte. Sostegno a lei e alle sue battaglie."

La nostra compagna Amalia Chiovaro, consigliera comunale di “Sinistra per Vinci” e da sempre attiva nella “Rete delle Città in comune”, è stata oggetto in queste ore di pesantissime minacce in rete da parte di un fascista. Si tratta di un fatto gravissimo ed inaudito che è certo anche frutto delle politiche sempre più di odio e violenza che la destra sta portando avanti nel nostro paese. Esprimiamo tutta la nostra vicinanza e sostegno – presente e futuro - a Amalia e alle battaglie antirazziste e antifasciste che conduce con forza e coerenza nel suo territorio, e non solo.

Vicinanza dal Comitato Uisp Empoli-Valdelsa

Il Comitato Uisp Empoli-Valdelsa esprime la propria vicinanza ad Amalia Chiovaro, consigliera comunale di Vinci per le vergognose minacce sessiste e fasciste ricevute su Facebook.
Eventi come questo ci riportano indietro nel tempo, in un passato che evidentemente non ci siamo ancora lasciati alle spalle”, è il commento del presidente del comitato UISP Empoli Valdelsa Alessandro Scali. “Come Uisp, non possiamo che condannare con fermezza un comportamento simile, auspicando che l'autore delle minacce possa essere rintracciato e assicurato alla giustizia. Purtroppo questa è solo l'ultima conseguenza del clima d'odio che si respira nel nostro paese da tanto tempo e dell'imbarbarimento del linguaggio e dei modi che riscontriamo quotidianamente”.

Dal PCI Empolese Valdelsa

Fin dagli anni precedenti l'occupazione, la politica fascista verso i territori di confine con la Jugoslavia era di puro razzismo verso le minoranze. In una circolare segreta del 14 Novembre 1925, riservata ai prefetti, erano contenute le seguenti direttive di comportamento: “...si vietino le scritte in slavo sulle tombe, vengano chiuse le società teatrali, biblioteche e cori... si arrivi all'italianizzazione dei nomi”.

Durante l’occupazione militare della Jugoslavia il fascismo e il nazismo istituirono tribunali speciali, giustiziando numerosi partigiani comunisti e patrioti. Ma fecero anche strage sistematica delle popolazioni civili. Molte sono le testimonianze degli stessi soldati italiani presenti alle esecuzioni, di queste citiamo quella del generale Ponticelli, in una intervista rilasciata al quotidiano “Il Tempo”: “... quattro lustri di odio sono esplosi in un massacro che in un breve lasso di tempo ha avuto quale risultato lo sterminio di 350 mila serbi e decine di migliaia di altri... Tutti furono uccisi con torture inimmaginabili... Tutto può essere facilmente accertato e apparire in tutte le sue atrocità... Gli orrori che gli ustascia hanno commesso sulle ragazze serbe superano ogni idea... Centinaia di fotografie confermano i misfatti subiti dai pochi sopravvissuti: colpi di baionetta, lingue e denti strappati, occhi estirpati, seni tagliati, tutto ciò accadeva dopo che esse erano state violentate".

Nel campo di concentramento italiano di Arbe, in Dalmazia, vennero internati centomila jugoslavi, migliaia dei quali morirono di inedia fra il ‘42 e il ‘43 compresi bambini, donne e anziani. Il culmine di 20 anni di crimini fascisti in Jugoslavia.

Per quel che riguarda le foibe: A Trieste i partigiani fermarono alcune migliaia di persone da verificare. La maggioranza venne liberata dopo pochi giorni. Ad essere giustiziati nelle foibe furono circa 1200 documentati. Metà erano militari appartenenti a unità collaborazioniste dei nazisti. L'altra metà civili, in gran parte fascisti. Vennero giudicati da tribunali militari alla presenza del pubblico. Si dimentica sempre che a Trieste erano stanziati anche inglesi o meglio truppe neozelandesi alleate degli jugoslavi.

Certo fu ucciso anche qualche innocente. In guerra e nella resa dei conti è possibile. Alcuni personaggi che volevano farsi giustizia da soli furono arrestati e giustiziati dagli stessi soldati jugoslavi.

Situazione diversa in Istria dopo l'8 settembre '43 dove vi fu un' insurrezione popolare contadina e furono uccise circa 500 persone, fascisti e padroni terrieri o capi nelle miniere. Molti furono uccisi anche perché in Istria stavano arrivando i tedeschi e la gente temeva i delatori. Infatti i nazisti, che nel film Red land (Rosso Istria) vengono presentati come liberatori, uccisero in un mese circa 2500 persone.

Il numero degli infoibati viene esagerato. In primo luogo per sminuire il dato che nella Risiera di San Sabba a Trieste vennero uccise e bruciate almeno 5 o 6 mila persone, in gran parte antifascisti sloveni, croati ed italiani mentre gli ebrei venivano mandati con i treni nei lager in Polonia.

Ma i revisionisti per ora l'hanno avuta vinta. Nelle scuole italiane si parla delle foibe e delle "migliaia di italiani uccisi solo perché italiani" mentre la Risiera, unico campo di sterminio con forno crematorio in una città italiana, rimane sconosciuta.

E guai a chi propone un civile confronto fra analisi storiche diverse dei fatti! Viene sottoposto a pubblico linciaggio!

Non ci si stupisca se poi militanti dell’ANPI come la compagna Amalia Chiovaro, di Vinci, alla quale va la nostra più completa solidarietà, si vedono recapitare su Facebook messaggi come quello ricevuto dalla consigliera.

Il sonno della ragione (e della conoscenza storica) genera mostri.

Anche Anpi Empolese Valdelsa con Chiovaro

"Domenica 10 febbraio, la nostra amica, compagna e militante ANPI Amalia Chiovaro è stata oggetto di un attacco violento e sessista, lanciato via social network, con la foto del suo profilo e con un messaggio che incita allo stupro di gruppo perché “negazionista delle foibe”.

Si tratta di un fatto gravissimo, che si aggiunge a tanti altri molto simili che si stanno moltiplicando in tutto il nostro territorio nazionale. È il frutto di un clima di odio che sta prendendo piede ovunque, sdoganato e a tratti incitato da chi invece dovrebbe porre un freno a queste pulsioni aggressive, cioè chi ci governa.

Noi, come Coordinamento delle sezioni ANPI Empolese Valdelsa, nell’esprimere totale solidarietà, vicinanza e affetto per Amalia, invitiamo tutti, istituzioni locali, cittadini e associazioni, a vigilare e denunciare atti di questo tipo e a fare tutto il possibile affinché l’intolleranza e l’odio non trovino ulteriori sbocchi all’interno della civile convivenza del nostro territorio.

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