Consiglio regionale, tra i temi fibromialgia, aborto e disabilità

Riprende oggi il Consiglio regionale. Ecco, divisi per punti, i temi trattati.

Fibromialgia, risoluzione dedicata al Percorso diagnostico-terapeutico assistenziale

Il Consiglio regionale della Toscana ha approvato con voto unanime, nella seduta di martedì 12 febbraio, una Risoluzione dedicata al riconoscimento di un Percorso diagnostico-terapeutico assistenziale per la Fibromialgia (Pdta), percorso presentato dall’Organismo regionale di governo clinico. Si tratta di un atto che pone la Toscana all'avanguardia, in quanto la Fibromialgia non è ancora riconosciuta come malattia cronica. Eppure essa è caratterizzata da dolori muscolo-scheletrico cronici diffusi e colpisce prevalentemente le donne, soprattutto nell’età lavorativa.
L’atto di indirizzo nasce dunque per fornire risposte concrete a chi è affetto da questa patologia, per completare e perfezionare il percorso di presa in carico da parte del Sistema sanitario toscano.

E' la prima volta che il Consiglio fa proprio un Pdta. "L'Atto odierno - ha rilevato Serena Spinelli (Art.1-Mdp) - oltre al valore specifico per i pazienti affetti di Fibromialgia, ha anche un valore di metodo. Si è reso evidente il ruolo dell’Organismo di governo clinico, quale strumento straordinario per la programmazione di interventi complessi e multidisciplinari, anche per le malattie croniche. Nel riconoscere il percorso per la Fibromialgia la Regione toscana ha infatti proceduto con metodo su base base scientifica : si parte dal lavoro dell'Organismo clinico per poi definire la presa in carico complessiva del paziente".

Si tratta insomma di un metodo che può essere esteso ad altre patologie, soprattutto croniche. "Perché - ha concluso Spinelli - non è al cittadino che spetta l'onere di individuaere i vari servizi in relazione alla propria patologia, ma sono i servizi che si devono organizzare intorno al cittadino, proponendo un percorso già delineato di presa in carico una volta al di fuori delle struttuere ospedaliere. Solo così diamo al paziente la sensazione di non essere abbandonato, perché gli facciamo sentire che intorno a lui c'è un sistema che funziona e che lo accompagna. Sapere che accanto a noi c'è qualcuno che ci aiuta è il primo passo per affrontare una malattia".

Trapianti fuori regione, Scaramelli(Pd): “Rimborsi totali per minori e non autosufficienti. Toscana unica in Italia”. Ok unanime del Consiglio

“Le famiglie che ogni anno devono andare fuori regione per un trapianto avranno finalmente un aiuto concreto dalla Toscana. Spese di viaggio, vitto e alloggio a carico della Regione Toscana per i pazienti che devono fare un trapianto di organo e per i familiari che li accompagnano. Il rimborso spetterà anche ai donatori ed è stato pensato per incentivare le donazioni, l’atto d’amore più grande”. Così Stefano Scaramelli (Pd), presidente della Commissione sanità, commenta il via libera del Consiglio regionale alla nuova legge “Disposizioni in merito ai rimborsi connessi alle procedure di trapianto di organi presso centri trapianto collocati in altre regioni italiane”. Sono circa cento le persone che ogni anno si recano fuori regione per un trapianto di organo.

“Grazie al via libera dell’aula, in analogia con quanto già avviene per chi si reca all’estero, la Regione garantirà – continua Scaramelli - sostegno economico attraverso il rimborso delle spese a carattere non sanitario sostenute dai soggetti sottoposti a trapianto, dagli eventuali donatori e dai loro accompagnatori, nel caso in cui i centri toscani non siano in grado di rispondere al bisogno in tempi congrui. Non solo, le Asl rimborseranno le spese sostenute per il viaggio (fino a 150 euro a persona per ogni tratta), vitto e alloggio (massimo 200 euro al giorno e non oltre i mille euro la settimana per paziente e accompagnatore), sia per esami preliminari, interventi di trapianto o ri-trapianto, e successivi controlli. Per i minori di diciotto anni di età l’entità del rimborso è sempre pari al totale delle spese sostenute indipendentemente dalle fasce di reddito”. Il rimborso verrà corrisposto secondo modalità che saranno stabilite dalla Giunta regionale entro 60 giorni dalla definitiva approvazione della legge e sarà esteso anche ad un eventuale accompagnatore per l’intera durata del soggiorno. Se il paziente sottoposto al trapianto è maggiorenne e autosufficiente l’accompagnatore sarà rimborsato nel giorno del trapianto e nei due giorni successivi. Il rimborso è riconosciuto anche all’eventuale donatore, così come al suo eventuale accompagnatore. E sono garantiti, sulla base di specifici protocolli, anche i rimborsati per i costi per la sanificazione dell’alloggio fuori regione che sono generalmente richiesti per i trapianti su pazienti affetti da fibrosi cistica.

Avranno diritto al rimborso i residenti in Toscana. L’entità del rimborso è determinata in percentuali applicate alle fasce economiche di reddito annuo complessivo del nucleo familiare ai fini IRPEF o al valore dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE). In criteri dei rimborsi sono: 100% dei costi sostenuti per redditi familiari fiscali o ISEE fino a 36mila euro; 50% dei costi sostenuti per redditi familiari fiscali o ISEE tra 36mila euro e 70mila euro; 25% dei costi sostenuti per redditi familiari fiscali o ISEE tra 70mila euro e 100mila euro. Sarà possibile richiedere il rimborso nel caso in cui la prestazione non sia erogabile in Toscana o il paziente sia iscritto in lista di attesa regionale per un tempo superiori agli standard; al paziente iscritto nella lista regionale per il trapianto di rene che usufruisca della seconda iscrizione in altra lista al di fuori dalla regione; al paziente giudicato non idoneo al trapianto presso un centro toscano; e come ha ricordato Scaramelli, con un emendamento presentato da lui stesso, sarà possibile richiedere il rimborso per i bambini già iscritti nella lista nazionale pediatrica o che abbiano intrapreso il percorso finalizzato all’iscrizione.

La fibromialgia è una malattia complessa e per molti aspetti controversa, per questo ritengo un passo avanti significativo il fatto che la Toscana abbia definito un percorso assistenziale specifico in cui si individuano competenze, riferimenti territoriali e procedure diagnostiche e terapeutiche per i pazienti” Lo ha detto in aula il consigliere regionale del Pd in Toscana Enrico Sostegni illustrando in aula la proposta di risoluzione poi approvata dal Consiglio regionale. “La questione – ha aggiunto Sostegni- è da tempo all’attenzione degli organismi preposti e dell’assessorato alla Sanità e dopo l’approvazione di un percorso di Attività Fisica Adattata (AFA) per i malati fibromialgici era necessaria l’individuazione di un percorso diagnostico terapeutico omogeneo a livello regionale”. Sostegni ha poi ribadito la necessità che si crei anche un registro della malattia e si implementi la ricerca in modo che nei prossimi anni si possa. L’atto prevede e organizza la formazione e l’aggiornamento specifico per tutti gli attori coinvolti nel percorso assistenziale. Sollecita e sensibilizza, coinvolgendo le Università e il Ministero della salute, appropriati approfondimenti scientifici e promuovendo la sperimentazione e la ricerca scientifica nell’ambito della sindrome fibromialgica. Spesso, infatti, questa patologia viene curata anche con gli psicofarmaci. La risoluzione impegna la Regione anche a promuovere lo sviluppo tra le Asl di una rete regionale sulla sindrome fibromialogica per l’attivazione delle strategie e la gestione dell’intero percorso assistenziale definito dal Pdta. Il documento finalmente definisce le caratteristiche sintomatologiche, le procedure diagnostiche e terapeutiche, i diversi trattamenti farmacologici e il percorso assistenziale; ne richiede l’ampia diffusione per rendere possibile procedere in modo omogeneo su tutto il territorio regionale per l’accertamento della sindrome fibromialogica nelle sue forme ‘primaria’ e ‘secondaria’ e la presa in carico delle persone che ne sono affette.

Legge 194: indirizzi regionali a garanzia dell'applicazione

Una proposta di risoluzione in merito agli indirizzi regionali a garanzia dell’effettiva applicazione della legge 194/78 riguardo al percorso consultoriale, l’implementazione dell’aborto farmacologico anche extraospedaliero nonché l’accesso alla contraccezione gratuita è stata presentata a firma dei consiglieri regionali Paolo Sarti (Sì-Toscana a Sinistra), Serena Spinelli (Art.1-Mdp), Monica Pecori (Gruppo misto-Tpt), Alessandra Nardini (Pd), Tommaso Fattori (Sì-Toscana a sinistra), Monia Monni (Pd), Valentina Vadi (Pd), Elisabetta Meucci (Pd), Fiammetta Capirossi (Pd), Ilaria Bugetti (Pd), Ilaria Giovannetti (Pd).
La risoluzione, approvata dall’Aula a maggioranza, impegna la Giunta regionale a predisporre gli atti amministrativi necessari riguardo l’attuazione degli obiettivi generali in merito alla garanzia di standard omogenei nel percorso di presa in carico “definendo i requisiti di qualità e sicurezza necessari per l’accreditamento del servizio nella sua interezza” e, tra le altre cose, riguardo l’attuazione degli obiettivi specifici in merito alla garanzia dell’informazione sull’accesso e le modalità di svolgimento dell’interruzione volontaria di gravidanza, la possibilità di scelta tra aborto farmacologico e chirurgico, la somministrazione dell’aborto farmacologico in ambulatori e consultori, la contraccezione gratuita con tutti i metodi che la scienza mette a disposizione.

“La legge 194 è del 1978 e quindi ha bisogno di essere attualizzata -spiegano i consiglieri di Sì, Paolo Sarti e Tommaso Fattori- ma nelle sue maglie aveva già previsto la propria attualizzazione con il manifestarsi di nuove metodologie. E questi oggi ci sono, come la Ru 486 che è sicuramente un metodo più sicuro e rispettoso per la donna, peraltro meno dispendioso e invasivo”. Sarti, nel suo intervento, ha ricordato il lavoro svolto dal tavolo in materia, nato a maggio del 2018 su richiesta del Coordinamento in difesa della 194 e da lui coordinato. Al tavolo erano presenti rappresentanti della Giunta regionale, l’Ars, alcuni consiglieri regionali e i tecnici delle tre Asl: “il tavolo ha prodotto un documento dove si delinea tutto il percorso dell’interruzione volontaria di gravidanza e il setting necessario sia ambientale che strumentale. Si dà l’indicazione di tenere in tutta la Regione aree dove possa essere distribuita, e non a macchia di leopardo, la possibilità di avere la Ru 486”.

Si ricorda che, nelle settimane scorse, dopo aver chiesto la contraccezione gratuita per tutti, la Giunta ha compiuto un primo passo col riconoscimento della gratuità per gli under 26. “Comunque è già un successo. Le Asl si sono organizzate e la distribuzione è già iniziata”, commentano i consiglieri di Sì-Toscana a Sinistra

“Mancano ancora altri traguardi. Vogliamo incrementare la Ru 486 su tutto il territorio, ma servono atti amministrativi come la definizione del percorso dell’Igv e un potenziamento dei consultori. In una mozione precedente avevamo chiesto che l’obiezione di coscienza non fosse di ostacolo alla completa e corretta applicazione della 194. Su questo il tavolo prosegue i suoi lavori per poter elaborare un altro documento rivolto alla Giunta”, aggiungono Sarti e Fattori.

“L’obiettivo è riuscire a garantire davvero il pieno diritto di tutte le donne all’interruzione volontaria di gravidanza senza infiniti tempi di attesa e senza umilianti e dolorosi pellegrinaggi. Non solo c’è una legge dello Stato, ma c’è anche una ovvia interpretazione evolutiva di quella legge. Si sta parlando di nuovi setting.. Come Regione Toscana non stiamo facendo altro che interpretare nel miglior senso possibile gli intenti che già il legislatore aveva previsto nel 1978, cercando di darle piena attuazione”, concludono Sarti e Fattori.

Andrea Quartini (M5S), anticipando il voto favorevole del proprio gruppo, si è detto dispiaciuto di non aver potuto lavorare al tavolo e ha parlato di “tassello per far funzionare al meglio i consultori”.

Secondo Monica Pecori (Gruppo misto Tpt) questo atto è “importante non solo per dare un indirizzo univoco e unitario, ma anche per rispondere a tutto quello che sta venendo fuori a livello nazionale, che sembra portarci indietro nel tempo”.

Anche per Valentina Vadi (Pd), grazie ad un “tavolo tecnico e mai ideologico, capace di coinvolgere tutti gli attori, l’approccio è stato pratico e concreto”.
Luciana Bartolini (Lega), annunciando l’astensione, ha chiesto che i consultori siano strutturati in maniera diversa e ha parlato di passaggio “un po’ fumoso riguardo alla gratuità della interruzione di gravidanza”.

Stessa espressione di voto anche per Elisa Montemagni (Lega) secondo la quale è prematuro andare ad approvare un atto “un po’ nebuloso in tema di gratuità dei metodi che la scienza mette a disposizione, vista l’impreparazione del sistema nel recepire le indicazioni”.

“Non condivido lo spirito dell’atto e credo molto più nella formazione e nella contraccezione” ha affermato il consigliere Paolo Bambagioni (Pd), annunciando il voto contrario.

Per Alessandra Nardini (Pd) invece “è necessario garantire la libertà di scelta di tutte e di tutti, soprattutto in un momento storico di attacco alla 194”. "In un tempo di grande messa in discussione dei diritti delle donne, questa mattina in Consiglio Regionale abbiamo votato una risoluzione molto importante che, nel solco della Legge 194, vuole implementare a livello regionale quanto è necessario per garantire alle donne il diritto effettivo ad una maternità consapevole e ad una eventuale interruzione di gravidanza che sia davvero informata e sicura. La risoluzione tocca aspetti essenziali, come l'informazione diffusa sulle diverse strade che la donna può prendere in considerazione e sulle modalità di svolgimento dell'interruzione di gravidanza; la garanzia di luoghi adeguati per l'accoglienza di chi chiede informazioni e assistenza; la garanzia di una reale possibilità di scelta tra aborto chirurgico e farmacologico in tutte le strutture; l'opportunità di accedere all'aborto farmacologico in strutture come ambulatori e consultori, potenziando il ruolo di questi ultimi; la gratuità degli strumenti di contraccezione con una informazione sui diversi metodi che la scienza mette a disposizione. Penso che queste, unitamente ad un appropriato investimento in educazione sessuale, siano le misure necessarie affinché le istituzioni siano davvero accanto alla donna quando deve affrontare un percorso così delicato e sono fiera che il Consiglio abbia voluto dare un segnale in tal senso".

Telegrafico il consigliere Francesco Gazzetti (Pd), che ha parlato di un testo importante, grazie al positivo metodo di lavoro del tavolo regionale.

“Questo che è frutto dei lavori di un tavolo regionale che ha incrociato la collaborazione di molti soggetti, che ci tengo a ringraziare, a partire dai colleghi consiglieri che come me ne stanno prendendo parte, gli uffici del dipartimento regionale guidato dall’assessore Saccardi, operatori e medici delle aziende sanitarie regionali e in particolare la rete di associazioni attive per la piena attuazione della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza che hanno sollecitato e partecipato attivamente ai lavori. - ha commentato la consigliera regionale Serena Spinelli (Art1 – Mdp) - Chiediamo di superare in Toscana le difficoltà che si sono presentate per l'utilizzo omogeneo della RU 486: del resto la stessa Legge 194 già prevedeva una sua attualizzazione, con percorsi che garantissero la massima tutela della salute e della dignità della donna. L'aborto farmacologico è infatti meno invasivo e più rispettoso del corpo della donna, ed è anche meno impattante per l'organizzazione del servizio”.

“E' un passo avanti per garantire sempre più alle donne un percorso di scelta libera e consapevole – continua Spinelli. Il confronto con le Associazioni e i servizi delle Asl al Tavolo regionale per l'applicazione della legge 194/78 ci ha messo però di fronte ad altri problemi, che dovremo affrontare : tra questi il ruolo dell'obiezione di coscienza, che va tutelata, ma che non può impattare pesantemente su tutto il sistema fino a pregiudicarlo. Occorrerà anche tutelare meglio il diritto alla privacy, con percorsi nettamente differerenziati tra Ivg e maternità, cosa che purtroppo oggi non sempre accade. Infine dovremo lavorare per valorizzare sempre di più il ruolo dei Consultori, quali strutture dove si fa prevenzione ed educazione. Dalla Toscana dunque un chiaro segnale della difesa di un diritto delle donne, un diritto oggi sottoposto ad attacchi e che occorre non solo tutelare ma ampliare e rendere sempre più accessibile” .

A chiudere gli interventi il consigliere Tommaso Fattori (Sì Toscana a sinistra) che si è soffermato sull’obiettivo di garantire a tutte le donne di abortire e ha chiesto il voto elettronico.

L’Aula di palazzo del Pegaso si è così espressa: su 22 votanti, 21 hanno votato a favore, 1 contrario e 6 hanno optato per l’astensione.

Latte: mozione unanime per la tutela del settore

Via libera all’unanimità alla mozione a tutela del settore ovio-agricolo. L’Aula ha approvato il testo proposto dalla Lega – primi firmatari Elisa Montemagni e Marco Casucci -, emendato dal Pd su proposta di Leonardo Marras e condiviso anche da Irene Galletti (M5S). La mozione esprime solidarietà nei confronti dei pastori toscani e “piena condivisione” nei confronti delle richieste avanzate dalle associazioni agricole toscane e gli allevatori che stanno protestando in queste ore anche in Toscana.

Nella mozione l’Assemblea toscana esprime anche apprezzamento per la celerità della risposta della Regione, che ha deliberato in settimana il finanziamento di 2 milioni di euro, e per la predisposizione del protocollo d’intesa con le principali associazioni di categoria del settore, per il rilancio del settore zootecnico regionale, e in particolare del comparto ovi-caprino da latte.

Il presidente della Regione e la Giunta dunque sono impegnati dall’atto votato ad attivare tutte le azioni amministrative necessarie perché siano realizzate tempestivamente le richieste avanzate dalle associazioni agricole toscane e gli allevatori che stanno protestando anche nella nostra regione.

Il governo toscano deve anche promuovere a livello nazionale ed europeo “azioni e politiche” che, da un lato, contrastino lo squilibrio commerciale che favorisce speculazioni lungo la filiera e che, dall’altro, siano dirette a garantire un trattamento equo a favore delle piccole e medie imprese agroalimentari, “come nel caso dei pastori toscani, e dei loro greggi, nei confronti delle industrie casearie”.

La Regione infine, stabilisce la mozione approvata, deve “coordinarsi con le altre Regioni, in particolare il Lazio e la Sardegna, per formulare proposte unitarie e chiedere immediatamente al Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo (Mipaaft) l’apertura di un tavolo di crisi”, per determinare “soluzioni nazionali” di tutela del prodotto italiano, la valorizzazione dei prodotti a denominazione di origine protetta e il sostegno al prezzo del latte ovino.

“L’approvazione unanime di quest’atto ha un significato ancora più rilevante perché arriva contemporaneamente alla firma del protocollo tra Regione Toscana e organizzazioni di categoria: il segnale chiaro che la Regione Toscana è compattamente a fianco dei pastori e dell’intera filiera del latte”, così Leonardo Marras, capogruppo PD Regione Toscana a margine della seduta.

“Abbiamo deciso di accogliere il testo presentato dai colleghi del gruppo della Lega integrandolo con emendamenti che danno alla mozione un taglio preciso: partiamo da quanto messo in campo fino ad oggi dalla Toscana per il comparto, che sono misure concrete a sostegno dei pastori e degli operatori, e da lì proseguiamo insieme la battaglia portandola sul piano nazionale. Impegniamo, così, la Giunta regionale a chiedere al ministro delle Politiche agricole l’attivazione immediata di un tavolo di crisi per individuare soluzioni nazionali di tutela del prodotto italiano, di valorizzazione dei prodotti Dop e di sostegno al prezzo del latte ovino scongiurando la possibilità che ci sia un’alterazione del mercato tra le produzioni regionali e tra quelle italiane e di importazione”.

Autorità idrica toscana, il M5S si rivolge all'Anac

Occorre chiarezza sulla nomina del direttore dell’Autorità idrica toscana: questa la richiesta del presidente del gruppo consiliare del Movimento 5 stelle in Regione, Giacomo Giannarelli, che si rivolge all’Autorità nazionale anticorruzione. “L’Ait – spiega l’esponente del Movimento – è un organo di estrema importanza per quanto riguarda programmazione, organizzazione e controllo dei servizi legati ad acquedotti, fognature e impianti di depurazione. Facile dunque intuire le ricadute che possono essere determinate sui cittadini per effetto delle azioni intraprese da questo ente”. Il rinnovo del direttore uscente Mazzei fino a poco tempo fa non sarebbe stato possibile. “Un’apposita legge regionale – spiega Giannarelli - vietava il consolidarsi di questa posizione apicale per più mandati. Adesso, per volontà del Pd, tale vincolo è stato tolto a livello normativo. Quel che ci domandiamo, però, è se anche per Anac tutto questo sia corretto o se non esistano, pure a parere dell’Autorità nazionale anticorruzione, dei motivi di perplessità riguardo l’apertura a un possibile reincarico di Mazzei. Per questa ragione – conclude l’esponente del M5S - ho provveduto a inoltrare ad Anac una missiva in cui ho evidenziato tali criticità nell’esclusivo interesse dei cittadini toscani”.

Tessile: sostenere il distretto pratese per la situazione scarti

Un’interrogazione in merito alla situazione degli scarti derivanti dalla lavorazione tessile nel distretto di Prato, presentata dal consigliere dell’assemblea toscana Nicola Ciolini (Pd), è stata oggi 13 febbraio oggetto della risposta in Aula dell’assessore regionale all’ambiente Federica Fratoni.
Ciolini ha infatti interrogato il presidente della Giunta per conoscere “nelle more di un auspicato recepimento della normativa in materia di economia circolare da parte del legislatore nazionale e nella prospettiva di un nuovo modello di trattamento degli scarti di produzione tessile, la disponibilità della Giunta regionale a valutare l’opportunità di predisporre ulteriori interventi a sostegno degli operatori del settore tessile, tenuti a conferire in discarica gli scarti della lavorazione a oggi ritenuti un rifiuto tout court, a partire dall’esclusione per tali rifiuti dal pagamento di detto tributo speciale per il deposito in discarica”. Il consigliere ha chiesto inoltre di conoscere “la quantità di flussi relativa allo smaltimento dei rifiuti del distretto pratese inviati al conferimento sia presso gli impianti ubicati in ambito regionale, che verso destinazioni extraregionali, nonché quali implicazioni possa avere su tali flussi l’aumento delle aliquote”.

Fratoni ha spiegato che la Regione è impegnata affinché vengano predisposte le linee guida per il riconoscimento delle applicazioni relative al sottoprodotto, “in modo da dare cornici formali a pratiche già applicate da molte aziende del distretto”; distretto da sempre all’avanguardia in materia di economia circolare. L’assessore ha inoltre spiegato, tra le altre cose, che se le 50 mila tonnellate di rifiuti venissero smaltite interamente in discarica questo corrisponderebbe allo 0,15 per mille del fatturato del distretto. “Oggi gli scarti tessili vengono portati fuori dalla Toscana – ha aggiunto – ma stiamo lavorando per riportarli all’interno della regione”. Il risparmio sui costi di trasporto compenserebbe la percentuale calcolata.
Ciolini, riconoscendo che “la Regione ha fatto molto in questi anni, ma che permangono le difficoltà a smaltire gli scarti tessili”, ha invitato la Giunta “a cercare soluzioni che rispondano alle promesse fatte al distretto pratese” e “a essere più pressanti nei confronti del governo nazionale” per il riconoscimento degli scarti tessili come sottoprodotto e quindi come risorsa.

Farmaci per patologie oculari, mozione per rimborso ed eventuale risarcimento del danno

Approvata la mozione presentata da M5S – firmata da Giacomo Giannarelli e Andrea Quartini – così come emendata da Enrico Sostegni (Pd). La mozione ricostruisce il caso di due diversi medicinali – “l’Avanstin della Roche e il Lucentis della Novartis” – ritenuti sovrapponibili, ma di prezzo enormemente diverso – il Lucentis molto più costoso –, utilizzati per la cura di patologie oculari.

La mozione impegna la Giunta regionale “a sollecitare, qualora ne ricorrano le condizioni, le strutture e le aziende pubbliche appartenenti al Servizio Sanitario Regionale a richiedere tempestivamente a Novartis il rimborso del 70 per cento della spesa per le iniezioni intravitreali del farmaco Lucentis”.
Inoltre, a verificare, “entro i tempi dovuti per evitare la prescrizione, se sussistano le condizioni per procedere e chiedere cautelativamente a Roche e Novartis il risarcimento del danno eventualmente subito”.

La mozione richiama la Delibera dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato del febbraio 2014 e fa riferimento a varie notizie di stampa del 2018.

La Corte di giustizia della Ue, si legge in narrativa, ha emesso sentenza dopo essere stata chiamata in causa dal Consiglio di Stato italiano cui avevano fatto ricorso le aziende Roche e Novartis “dopo che il Tar del Lazio aveva respinto il loro ricorso contro la multa di 180milioni di euro inflitta dall’Antitrust, con l’accusa di aver fatto ‘cartello’ per favorire le vendite del farmaco Lucentis, molto più caro ma sostanzialmente identico all’Avastin, per uso oftalmico”. La sentenza, si legge nel testo della mozione, riconosce come “l’intesa tra gruppi farmaceutici” potrebbe costituire “una restrizione della concorrenza ‘per oggetto’”.

L’atto votato ricorda che “esiste la possibilità per alcune Regioni di inoltrare richiesta di risarcimento per la maggiore spesa sostenuta verificando se sussistano le condizioni per procedere e attivare il percorso necessario ad interrompere tale prescrizione e chiedere cautelativamente a Roche e Novartis il risarcimento del danno eventualmente subito, ivi comprese maggiori somme pagate”.

Disabilità: mozione per migliorare l’accesso al trasporto pubblico locale

Approvata la mozione presentata dalla Lega - firmata da Elisa Montemagni - per migliorare le condizioni di accessibilità al trasporto pubblico locale delle persone con disabilità o con mobilità ridotta. L’atto, emendato su proposta di Ilaria Giovannetti (Pd), è stato votato dall’intera Assemblea.

La Giunta è impegnata a “effettuare una ricognizione sulle linee di trasporto pubblico della Toscana”, per verificare “il rispetto dei principi di parità di trattamento delle persone con disabilità”. Inoltre, l’esecutivo toscano deve “dare comunicazione alle commissioni competenti circa l’esito del controllo effettuato” e delle iniziative che intende attivare per “migliorare ulteriormente i servizi di trasporto garantendo così il diritto alle persone con disabilità all’accessibilità, alla mobilità e al trasporto”.

La mozione ricorda che, ancora oggi, si riscontrano su tutto il territorio regionale casi di “autobus sprovvisti di pedane per carrozzine”, di “persone con cane guida lasciate a piedi”, di “treni dalla banchina completamente inaccessibile”. Il testo richiama il “contratto ponte” firmato nel 2017 dalla Regione con One S.C.A.R.L. In quel contratto di concessione erano previste una serie di azioni per migliorare le condizioni di accessibilità al trasporto delle persone con limitazioni funzionali. La mozione ricorda in particolare gli “specifici adempimenti in materia di servizi alle persone con disabilità” e anche l’impegno, per l’affidatario, di svolgere uno specifico monitoraggio della qualità dei servizi e di fornire assistenza alle persone con mobilità ridotta “in linea con quanto previsto dagli standard europei in materia”. Tutto ciò fatta salva, comunque, la verifica sugli ‘ausili’ richiesti per persone con disabilità e anche per i non vedenti, previsti da parte dell’Ispettorato regionale.

Ambulanti, Anselmi (Pd) annuncia la proposta di legge regionale

Il commercio su aree pubbliche avrà presto una nuova normativa regionale per iniziativa del gruppo Pd. Lo ha annunciato Gianni Anselmi, presidente della commissione sviluppo economico, intervenendo in aula e motivando il voto contrario a una risoluzione sull’argomento.
«Si tratta di un tema molto importante – ha spiegato Anselmi – sul quale piuttosto che mettere bandierine occorre impegnarsi a svolgere un ruolo legislativo e di governo. Per questo, proprio in queste ore, stiamo presentando un testo di proposta di legge che interviene a colmare un vuoto creato dopo l’approvazione dell’ultima Finanziaria nazionale, limitandosi a sottrarre il settore del commercio su aree pubbliche dall’applicazione della direttiva Bolkestein. Saremo la prima Regione ad assumere un’iniziativa in tal senso: con la nostra proposta quindi vogliamo provare anche a fare da apriprista alle altre Regioni che, come noi, si trovano davanti all’esigenza di regolamentare questi aspetti. In sintesi – ha specificato Anselmi – interveniamo per adeguare il Codice del commercio della Regione Toscana, approvato nel novembre scorso, al quadro normativo nazionale creatosi recentemente. Quindi, ci concentriamo su due aspetti importanti: innanzitutto prevediamo il “tacito rinnovo” delle concessioni agli ambulanti per il periodo massimo previsto dalla normativa, cioè 12 anni; in secondo luogo ci occupiamo del fenomeno del subaffitto delle cosiddette piazzole, che vede molti titolari di partita Iva svolgere un’attività di mera locazione, senza cioè lavorare effettivamente nei mercati. Fenomeno che intendiamo scoraggiare e per fare ciò pensiamo a penalizzare coloro che si limitano ad affittare senza esercitare effettivamente l’attività e, dall’altro lato, introducendo premialità relativamente ai nuovi posti messi a bando dai comuni per coloro che si impegnano a non subaffittare i posteggi. Infine, cogliamo l’occasione per correggere alcune criticità del sistema sanzionatorio del settore che sono emerse dopo l’approvazione del Codice , come ad esempio il rischio del sequestro cautelare delle merci e delle attrezzature in caso di violazioni anche non gravi».

Marcheschi (FdI): "Il Pd contro gli ambulanti, bocciata mia proposta"

“E’ stata bocciata la mia proposta di risoluzione che era soprattutto un atto formale dovuto e non un atto politico. Il Pd invece dimostra di essere contro gli ambulanti. Dimostra di prediligere gli interessi politici di parte, contestare i grillini e la Lega, agli interessi degli ambulanti -denuncia il consigliere regionale Paolo Marcheschi (Fdi)- La Finanziaria 2019 ha cancellato dalla Bolkestein gli ambulanti e quindi bisogna prenderne atto nella legge regionale. Va modificata, va escluso dalla legge regionale del commercio il sistema di graduatorie che i Comuni adottano per gli ambulanti perché si basa su una legge che non è più in vigore. Bastava soltanto prendere atto che urge fare una modifica. Il Pd invece ha voluto trasformare la mia proposta in un’iniziativa di parte mostrando di avere un’ostilità nei confronti del Governo nazionale ma soprattutto nei confronti degli ambulanti. Lavoratori che vengono ancora lasciati nell’incertezza. Così come in difficoltà si troveranno i Comuni chiamati a fare i bandi. Questi ultimi potranno cadere in errore agganciandosi ad una legge regionale che non ha più ragion d’essere ed esponendosi quindi a ricorsi e contestazioni” conclude Marcheschi.

Alberi monumentali, ok in Consiglio regionale all'aggiornamento dell'elenco

La quercia delle Checche di Pienza, il “pinone” di Crespina Lorenzana, l’abete bianco dell’Abetone, il faggio secolare a Capanne di Caprignana, nel comune di San Romano Garfagnana. Sono tra i 23 alberi monumentali che vanno a aggiungersi ai 55 già presenti nell’elenco regionale, ampliando così a 78 il numero delle piante ad adesso censite. L’aggiornamento è stato licenziato ieri sera in Consiglio regionale, portando avanti così il percorso partito nel 2015 e proseguito poi nel 2017 con la delibera che ha istituito il primo registro in materia.

“Obiettivo è quello di tutelare e valorizzare questi alberi, anche in funzione turistica. – spiega Stefano Baccelli, presidente commissione Ambiente nell’assemblea toscana – Ogni pianta deve rispettare dei parametri per essere inserita nell’elenco, si fa riferimento al valore ambientale, storico, culturale, paesaggistico, architettonico, alla rarità botanica. Contestualmente al via libera alla delibera in Commissione nel 2017, abbiamo inviato anche una lettera per sollecitare i comuni a censire gli alberi presenti nel loro territorio e dotati delle caratteristiche che ne avrebbero consentito l’inserimento in elenco. Quello che abbiamo inaugurato è un percorso importante in collaborazione con le amministrazioni locali, destinato a andare avanti: gli uffici infatti continueranno infatti a vagliare le segnalazioni dei vari comuni in modo da permettere così a piante bellissime di essere tutelate e valorizzate. Un percorso che si presenta come un’opportunità positiva di conservazione e promozione del territorio”.

Omeopatia: l’ambulatorio per le donne in gravidanza sarà aperto a Camerata

L’ambulatorio di omeopatia per le donne in gravidanza, inizialmente previsto a Ponte a Niccheri, non sarà aperto in quel plesso, ma afferirà invece a Camerata, dove è già attivo un centro per le medicine complementari. Lo ha spiegato l’assessore regionale alla Sanità Stefania Saccardi, rispondendo questa mattina in Aula a un’interrogazione presentata dal consigliere di Sì-Toscana a sinistra Paolo Sarti.

Il consigliere infatti, in merito alle cure omeopatiche e in particolare all’apertura di un ambulatorio di omeopatia per donne in gravidanza presso l’ospedale di S. Maria Annunziata, ha interrogato la Giunta per sapere con quali criteri possa essere stata autorizzata l’apertura dell’ambulatorio e se “non si ritenga opportuno sospendere in finanziamenti nel servizio pubblico a preparati e pratiche omeopatiche, che al momento non hanno nessuna dimostrazione di efficacia e quindi di garanzia per i pazienti”.

L’interrogazione definisce “non corretto” l’impiego di risorse finanziarie pubbliche per rimborsare anche solo parzialmente servizi e prodotti omeopatici.
L’assessore ha spiegato che la Asl ha verificato che esiste un buon numero di donne che in gravidanza preferisce ricorrere all’omeopatia per sintomi lievi, e che comunque le prestazioni di medicina complementare sono pagate dai pazienti. Tuttavia “si è successivamente ritenuto di far afferire l’ambulatorio non a Ponte a Niccheri, ma a Camerata, dove è già attivo, con successo, un centro di medicine complementari”.

Il consigliere Sarti ha replicato che “in un momento di vacche magre la sanità toscana deve garantire i servizi essenziali, e non c’è alcuna prova dell’efficacia dell’omeopatia, a differenza di altri tipi di medicina complementare la cui validità è stata comprovata scientificamente”.



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