Confcommercio risponde a Del Re: "Chi fa impresa vive diversamente da chi sta nel palazzo"

“I dati della nostra indagine, realizzata in 120 città italiane compresa Firenze, sono riferiti all’arco temporale 2008-2018, sono quindi tutt’altro che antichi e dipingono un quadro purtroppo non roseo per il commercio di vicinato. Ma nessun assessore al commercio dei vari Comuni analizzati se l’è presa sul piano personale come Cecilia Del Re, che evidentemente si è sentita toccata in qualche nervo scoperto.

Che il 2019 abbia miracolosamente capovolto la situazione onestamente non ce ne eravamo proprio accorti. E soprattutto non se ne sono accorti le migliaia di operatori che rappresentiamo e che, nonostante le affermazioni dell’assessore al commercio del Comune di Firenze, continuano a soffrire e, purtroppo, in qualche caso a chiudere. Anche considerando che le nuove attività non compensano mai in termini economici, per lo meno inizialmente, il “vuoto” lasciato da chi cessa.

Abbiamo noi stessi segnalato agli organi di informazione i casi, al contrario, di successo (per non dire di eroismo) di coloro che hanno deciso di investire ed impegnarsi ancora di più di fronte a queste difficoltà. Non vederli o  minimizzarli rappresenta un atto di miopia politica grave, inaccettabile per chi amministra la città. Che dovrebbe invece fare tesoro di queste indicazioni e impegnarsi per migliorarle.

La reazione piccata di chi si limita ad elencare i provvedimenti presi,  a molti dei quali noi per primi abbiamo plaudito, non risolve i problemi e non rende più popolari. Evidentemente, il parere di chi vive e muore d’impresa è diverso da quello di chi vive nel Palazzo.

Noi ci siamo, col nostro lavoro quotidiano e anche, perché no?, di denuncia. E continueremo ad esserci. Sempre più determinati a fianco di chi continua ad operare sfidando  gli oneri pesanti, le burocrazie e le inadeguatezze di un sistema che certamente non è orientato a premiare questi sforzi.
Per quanto poi riguarda la proibizione di vendere alcolici da asporto dopo le 22, noi non ci siamo mai dichiarati contrari, abbiamo semplicemente chiesto di far rispettare le leggi vigenti, che già proibiscono la vendita per asporto di tali generi dopo le 21, piuttosto che disporre la chiusura di quelle attività che, al di là dell’alcool, sono intenzionate a continuare a fornire un servizio anche oltre tale orario. Perché non è giusto, piuttosto che controllare e punire chi trasgredisce come chiediamo noi, colpire anche gli operatori corretti che chiedono solo di lavorare.”

 

Aldo Cursano, presidente Confcommercio Firenze



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