Marcia di Barbiana, l'appello per la XVIII edizione

La XVIII Marcia di Barbiana si terrà Sabato 18 Maggio. Il programma prevede il ritrovo al Lago Viola alle ore 10,30; arrivati a Barbiana, alle 12 saluto ai partecipanti e presentazione dei lavori delle scuole, realizzati nell’ambito del concorso “La parola genera”.

Di seguito l'appello del Sindaco del Comune di Vicchio Roberto Izzo e del Consiglio di Amministrazione dell’Istituzione Culturale Centro Documentazione don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana

Perché studiare? Questa domanda ce la facciamo o ce la siamo fatta in tanti. Se la fanno i ragazzi e le ragazze che scoraggiati lasciano la scuola senza averla finita, ma se la fanno, oggi più che mai, anche quegli studenti e studentesse che, come si dice, “non hanno problemi a scuola”, e se la fanno oggi più di prima i genitori che vorrebbero aiutare i propri figli a scegliere la scuola da fare.

Perché studiare? È una domanda che negli ultimi cinquant’anni ha avuto risposte differenti, a seconda dell’epoca in cui ci si trovava: per avere un buon posto di lavoro (quando durava tutta la vita), per avere una posizione sociale migliore dei propri genitori (finché questo è stato possibile), per realizzare le proprie inclinazioni e i propri sogni, per sviluppare una capacità critica sull’attualità, perché nella società della conoscenza non si può non studiare e lo studio dura tutta la vita.

Oggi cosa rispondiamo ad un giovane che ce lo chiede?

Il posto di lavoro, quando c’è, sicuramente non dura tutta la vita, il miglioramento della posizione sociale dei genitori è sempre più incerto, una posizione critica è difficile da avere perché tutti criticano, ma è raro trovare chi sappia criticare a partire da una posizione solida e capace di durare nel tempo. Perché studiare, allora? Non è forse tempo perso?

Se rispondere a questa semplice domanda ci mette in difficoltà, forse vuol dire che la scuola ha fatto il suo tempo. E se le chiudessimo le scuole, non saremmo, forse, finalmente liberi?  Per andare su Facebook o Twitter basta saper un po’ leggere e scrivere, mica altro, tutto il resto è noia, come dice la canzone.

Perché studiare? Qui a Barbiana una risposta è stata data: “perché la scuola sarà sempre meglio della merda” (Lettera a una professoressa).

Perché studiare, allora? Per diventare persone, rispondeva don Lorenzo, e anche per diventare cittadini.

Diventare persone è qualcosa di diverso e più complesso dal “realizzare i propri sogni”. Diventare persone significa in primo luogo che non lo si è per diritto di nascita e nemmeno per il solo fatto di nascere, persone bisogna diventarlo attraverso relazioni con gli altri, relazioni che sappiano accogliere, dare fiducia, far sentire capaci e, su questa base fidarsi e crescere come persone, diventare capaci a nostra volta di relazioni accoglienti e che sanno far crescere.

Una prima ragione vera della scuola sta proprio in questo. Sì, certo, acquisire conoscenze, sì, certo, acquistare competenze, ma ciò che è in profondità l’imparare è imparare ad essere, in primo luogo ad essere persone. Non basta allora lo studente, ci vuole anche un maestro che sia all’altezza di questo difficile compito, perché in fondo non si insegna ciò che si sa, ma ciò che si è, e se un maestro non c’è e c’è solo un insegnante, allora l’imparare è solo una questione di nozioni da buttare giù e risputare al bisogno.

Un’altra ragione vera della scuola è che senza scuola non si diventa cittadini. Barbiana ci ha mostrato che essere cittadini è un compito, non solo l’essere titolari di diritti. Chi pensa che i diritti che ha siano suoi e li ritiene un possesso da conservare con gelosia, da non concedere ad altri, li riduce ai propri interessi e calpesta i beni comuni che i diritti tutelano e promuovono. Così facendo colpisce a morte la comunità. È a scuola, con la conoscenza del passato e del presente, che si può comprendere che al di là degli interessi particolari di ciascuno ci sono quei beni comuni che solo la comunità può dare e che ciascun cittadino ha, insieme ai diritti, i doveri di partecipare, promuovere, favorire, consentire, garantire, assicurare, ammettere, riconoscere, tutelare (tutti verbi presenti nella Costituzione) i beni comuni che la comunità produce e offre.

Diventare persone e diventare cittadini sono dunque due polmoni necessari perché la comunità possa vivere, sono due processi che se vengono fermati la comunità muore. Certo i singoli restano vivi, ma muoiono le loro capacità di costruire e abitare la comunità, diventano umani bestiali. I barbianesi di oggi sono dunque tutti coloro che sono esclusi, espulsi, rifiutati e respinti, italiani e migranti. Sono coloro ai quali si rifiuta l’aiuto a crescere come persone e a diventare cittadini attivi, in breve sono coloro ai quali si rifiuta il futuro. Così facendo non solo loro non diventano persone e cittadini, ma noi smettiamo di esserlo. E allora ci apparirà sensato considerare i diritti di cittadino un possesso personale da non condividere, ci apparirà sensato trattare i migranti e i poveri come non persone, ma strumenti per i nostri interessi, ci apparirà sensato vivere da bestie praticando violenza e disprezzo gli uni gli altri. Ecco il messaggio che oggi Barbiana ci dà con forza. È per noi che suona la sua campana, prima che sia troppo tardi.

L'appello è sottoscritto anche da: Il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi - Il Sindaco del Comune di Calenzano Alessio Biagioli – Il Sindaco del Comune di Montespertoli Giulio Mangani – Il Sindaco del Comune di Firenze Dario Nardella - Il Presidente dell’Unione Montana dei Comuni del Mugello Paolo Omoboni – Il Sindaco della Città Metropolitana di Firenze Dario Nardella.

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