Sgominata banda specializzata in truffe ad anziani

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Si erano specializzati in truffe ad anziani mettendo su un vero e proprio sodalizio criminale con base a Napoli. Da questa mattina i carabinieri di Siena stanno dando esecuzione a dodici provvedimenti cautelari, emessi dal gip, nelle province di Napoli, Milano, Brescia, Rimini e Pistoia. I reati contestati sono quelli di associazione per delinquere finalizzata a truffe, estorsioni e altro. Sono in corso anche perquisizioni nei confronti di ulteriori soggetti indagati, risultati appartenere al sodalizio criminale. I dettagli dell'operazione saranno forniti nel corso di una conferenza stampa in programma per le ore 12.00 al Comando provinciale di Siena, alla quale parteciperà anche il procuratore della Repubblica Filippo Vitello.

Operazione 'Vulturius': i dettagli

L'operazione 'Vulturius', che ha visto l'impiego di oltre 100 militari dei comandi di Siena, Napoli, Milano, Brescia, Rimini e Pistoia ha messo in luce che la refurtiva recuperata ammonta a circa 200mila euro, tra gioielli e denaro. I carabinieri di Siena hanno indagato su 50 episodi di truffa ai danni di anziani avvenuti in gran parte del centro Italia e hanno sgominato una banda criminale con base a Napoli. , è stata illustrata oggi nella città del Palio.

Il gip del tribunale di Siena, ha emesso provvedimenti cautelari che sono stati eseguiti tra Napoli e Milano, mentre il dodicesimo malvivente è ancora latitante. Sette le misure cautelari in carcere, tre ai domiciliari e due obblighi di dimora. Nel corso dell'operazione sono stati effettuati altri sei arresti in flagranza. Perquisizioni anche a Brescia, Rimini e Pistoia. I reati contestati vanno dall'associazione per delinquere finalizzata alla truffa o all'estorsione, alla truffa aggravata; dal favoreggiamento personale o reale alla ricettazione.

Gli anziani scelti per essere raggirati e truffati erano individuati grazie alla 'centrale telefonica' che si trovava a Napoli attraverso l'utilizzo di schede telefoniche intestate a cittadini pakistani. I malviventi, si spacciavano per carabinieri o avvocati, raccontando agli anziani che un loro parente era coinvolto in un grave incidente durante il quale una persona era rimasta uccisa, e che rischiava di andare in carcere. A questo punto il sedicente 'carabiniere' o 'avvocato' spiegava all'anziano che occorreva provvedere a pagare un primo risarcimento dei danni per evitare il carcere.

Una volta che vittime accettavano di 'aiutare il parente nei guai', la banda inviava un 'corriere', spacciato per avvocato, a casa degli anziani, per lo più donne. Il sedicente 'avvocato' recuperava denaro, gioielli e qualunque oggetto di valore presente in casa.

Per rendere ancora più credibile la storia, i malviventi invitavano gli anziani a contattare il 112 per avere conferma di quanto accaduto. Al numero indicato rispondeva un complice che confermava la falsa versione dei fatti.

A questo punto entravano in ballo i telefonisti che riuscivano a farsi dire al telefono il nome di figli dagli anziani stessi, in modo da impressionarli maggiormente.

Il corriere vedeva pagato il viaggio di andata e ritorno da Napoli con treno e, raggiunta la meta, anche il taxi solo per l'andata. Raccolto il bottino, il malvivente in trasferta rientrava a Napoli o raggiungeva Milano, dove c'era la base di ricettazione in un appartamento, per piazzare la refurtiva a dei ricettatori. Ai trasfertisti veniva riconosciuta una quota per il lavoro svolto. La banda è accusata anche di aver realizzato truffe ad attività commerciali, alle quali veniva offerta la vendita di pepite e lingotti d'oro falsi.

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