Ferragosto in carcere, il resoconto su Sollicciano della delegazione coordinata con Progetto Firenze

firenze_sollicciano_generica__

Dopo la visita compiuta ieri nel carcere di Sollicciano dalla delegazione coordinata con il Partito Radicale e l'Osservatorio Carceri dell'Unione Camere Penali, per l’iniziativa nazionale “Ferragosto in carcere” e il continuo monitoraggio della situazione carceraria, rendiamo nota al pubblico e ai mezzi di comunicazione la seguente relazione, concordata congiuntamente e redatta da Grazia Galli (segretaria di Progetto Firenze).

Composizione della delegazione

La delegazione era composta dagli attivisti di Progetto Firenze, Grazia Galli, Sandra Gesualdi (Fondazione Don Lorenzo Milani), Massimo Lensi, Emanuele Baciocchi e Luca Maggiora (Segretario della Camera Penale di Firenze),  dai consiglieri comunali Antonella Moro Bundu e Dmitrji Palagi del gruppo Sinistra Progetto Comune, e da Tommaso Grassi già consigliere comunale nel gruppo "Firenze riparte a Sinistra".

La delegazione è stata accolta e accompagnata nel corso della mattinata dall’ispettore capo Gallucci e dal cappellano Don Vincenzo Russo; nel pomeriggio la visita è proseguita in compagnia dell’ispettore capo Vento, del comandante Mencaroni e dalla vice direttrice Margherita Michelini, che ci ha raggiunti non appena conclusa la visita del Sindaco di Firenze, Dario Nardella, che si è svolta separatamente da quella di cui qui si riferisce. In tutte le sezioni il personale di Polizia Penitenziaria ci ha accolto con grande cortesia e disponibilità a collaborare.

Sezioni visitate

La delegazione ha visitato tutte le otto sezioni del reparto giudiziario maschile, la tredicesima sezione del reparto penale destinata ai “protetti”, il centro medico, le sezioni giudiziaria e penale del reparto femminile, il reparto transgender, il reparto di degenza, l’articolazione per la tutela della salute mentale (ATSM), l’accoglienza, e l’ufficio matricola.

Detenuti presenti al 15 agosto 2019 e indice di sovraffollamento rispetto capienza regolamentare

Alla data della visita, la delegazione ha riscontrato la presenza di 767 persone detenute, di cui 659 uomini e 108 donne, oltre che di un bimbo di meno di un anno, detenuto con la madre. La percentuale di stranieri nella popolazione detenuta era del 62,11%.

Tra i 659 detenuti maschi, 407 (61,8%) avevano una condanna definitiva, mentre ben 252 (38,2%) erano ancora in attesa di un eventuale condanna definitiva e tra di questi ben 108 (16,4%) sono risultati essere in attesa del giudizio di primo grado.

Tra le 108 donne detenute, 88 (81,5%) avevano ricevuto una condanna definitiva, 20 erano in attesa di condanna definitiva e 12 (11,1%) sono risultate essere in attesa del giudizio di primo grado.

La capienza regolamentare dell’istituto, che in condizioni ottimali sarebbe di 500 persone, era ridotta a 456, con ben 26 stanze detentive non disponibili, come dichiarato anche nella scheda dell’istituto pubblicata nel sito del ministero di Giustizia. L’indice di sovraffollamento riscontrato è quindi pari al 170,04%.

In gran parte delle stanze detentive dei reparti maschili si è riscontrata la presenza di letti a castello a tre piani, pur essendo il loro uso vietato dai regolamenti, con una distanza tra il terzo letto e il soffitto talmente ridotta da non consentire di starvi sopra seduti.

La presenza di detenuti in sovrannumero non permette più di separare dal resto della popolazione detenuta le persone con problemi di tossicodipendenza. Le sezioni precedentemente loro dedicate, la settima e l’ottava, ospitano ora una popolazione disomogenea per problematiche e necessità; ciò genera una situazione di tensione e conflitti, di cui i detenuti in condizioni di maggior fragilità risentono in modo particolare, come ci è stato riferito sia dai detenuti sia dagli agenti in servizio nelle sezioni.

Nel reparto femminile il sovraffollamento rispetto alla capienza regolamentare è da ricondurre soprattutto alla chiusura dei reparti femminili di altri istituti toscani, ed è tale da causare uno stato di tensione e conflittualità generalizzato, rispetto al quale gli stessi agenti di Polizia Penitenziaria ci hanno segnalato con franchezza non banali difficoltà di gestione.

Regime di Sorveglianza

Il regime a celle aperte, con possibilità di spostarsi liberamente all’interno della sezione durante alcune ore del giorno, vige solo nei reparti penali e per alcune ore al giorno. Nelle sezioni del giudiziario i detenuti restano chiusi in cella, potendo uscirne per recarsi nei passeggi durante i due turni “all’aria”, o nel pomeriggio per le due ore di “socialità” che possono essere spese, su richiesta, in una cella diversa dalla propria per socializzare con altri detenuti.

Come in precedenti visite abbiamo riscontrato maggior libertà di movimento nei reparti femminili, grazie anche alla possibilità di accedere a un’ampia area verde. In una cella della sezione giudiziaria, abbiamo incontrato tre detenute qui trasferite dal penale e sottoposte a isolamento “protettivo” in seguito a insanabili conflitti con il resto della popolazione detenuta.

Personale di Polizia Penitenziaria in forza all’istituto

Al momento della nostra visita dei 566 addetti previsti ne risultavano effettivi 475. Il comandante ha definito la situazione attuale in miglioramento, grazie all’arrivo di una ventina di nuovi giovani agenti.

Area trattamentale

Dei 9 operatori previsti in organico, ne risultano effettivi 7 (meno di uno ogni cento detenuti), ma nel giorno della nostra visita non ne abbiamo incontrati.

In tutte le sezioni ci è stata segnalata una grande difficoltà a incontrare gli educatori, in particolare nel reparto giudiziario maschile ci è stato riferito che i tempi di attesa per un incontro possono corrispondere a vari mesi, e non pochi detenuti ignoravano addirittura l’identità del proprio educatore di riferimento. A queste segnalazioni corrispondono quelle degli agenti di Polizia Penitenziaria, che ci hanno riferito particolari difficoltà a ottenere interventi tempestivi per l’invio di mediatori culturali, che, oltretutto, si limiterebbero nella maggior parte dei casi a operare da semplici traduttori, fornendo poca assistenza dal punto di vista della mediazione. Data l’alta percentuale di detenuti stranieri presenti nell’istituto, nella quotidianità spesso gli agenti si trovano a dover ricorrere alla mediazione di detenuti più “anziani” in termini di familiarità con le problematiche dell’istituto. Va da sé che ciò se può rivelarsi risolutivo in alcuni casi, non necessariamente assicura interventi puntuali e scevri da equivoci e approssimazioni. La mancanza di un rapporto puntuale con gli operatori dell’area trattamentale, oltre a minare alla radice la possibilità di un percorso di rieducazione, si traduce per molti tra i detenuti che abbiamo incontrato in mancata consapevolezza dei propri diritti e doveri, e in una sensazione di totale abbandono. Non sono poche poi le persone in condizioni di estrema povertà, per le quali i compagni di cella o di sezione ci hanno segnalato la mancanza di beni essenziali (scarpe, vestiario, strumenti per la pulizia personale e ambientale).

Lavoro, formazione, attività

Garantire ai detenuti l’accesso al lavoro continua a essere pressoché impossibile. Gran parte dei 767 detenuti non svolge alcun lavoro; chi riesce ad accedere al lavoro lo fa per poche ore al giorno e per un massimo di 20-30 giorni ogni 4 (reparti femminili) o 6 mesi (reparti maschili). Gli unici lavori che garantiscono maggiore durata e turnazioni meno frequenti risultano essere quelli nelle cucine e nelle biblioteche del femminile e del maschile, per i quali sono necessari specifiche certificazioni o competenze per cui le turnazioni avvengono tra numeri ristrettissimi di persone. Alla base di questa difficoltà, come già segnalatoci dalla direzione nella precedente visita, c’è soprattutto il fatto che, nonostante sia stato stabilito per le mercedi un finanziamento fisso per gli anni 2017-2019, quest’anno c’è stata una riduzione ulteriore del 10% dei fondi ad esse destinate.

Per quanto riguarda i corsi di formazione ci è stata palesata una migliore facilità di accesso alle biblioteche, mentre per gran parte delle persone ristrette continua ad essere difficile accedere a corsi di formazione e scolastici. Il problema è maggiormente accentuato per le donne dopo la sospensione delle classi miste, decretata circa un anno fa dalla direzione dopo la scoperta che una detenuta era rimasta incinta in seguito a rapporti intrattenuti durante una sessione di esami.

Assistenza sanitaria

In nessuna delle sezioni visitate abbiamo incontrato personale medico. Essendo giornata festiva, ci è stata riferita la presenza di un medico di guardia. Ovunque abbiamo raccolto racconti di grandi difficoltà ad accedere a cure appropriate, di lunghe attese per ottenere una visita, che diventano lunghissime nel caso sia richiesta una visita specialistica. Anche l’appropriatezza delle terapie è percepita come molto relativa. Come in ogni altra visita effettuata in precedenza, i racconti dei detenuti rivelano un abbondante ricorso a ibuprofene e psicofarmaci come presidi di prima scelta per ogni tipo di patologia e per sedare il disagio psichico assai diffuso.

Vari detenuti incontrati nelle sezioni ordinarie erano in evidente condizione di sofferenza in attesa di visita medica. Tra questi, uno con un ascesso al dente, un’altro con evidente rigonfiamento del collo, uno che piangeva per dolori alla schiena, un altro in attesa da tempo di un intervento al naso per rimuovere una cisti ostruttiva che gli ostacola la respirazione.

Affettività

Permangono i problemi di comunicazione con i familiari, in particolare per i detenuti stranieri. La posta interna è stata sospesa e la comunicazione tra il femminile e il maschile può avvenire solo con il panneggio (sventolare i panni dalle finestre tra una sezione e l’altra) o tramite la posta esterna.  La distribuzione di francobolli è stata sospesa per mancanza di fondi. I detenuti della tredicesima sezione lamentano inoltre il mal funzionamento del telefono di reparto e la sospensione delle comunicazioni via skype.

Cucine e qualità del cibo

I reparti femminili hanno una propria cucina che funziona tutto sommato discretamente, anche se le detenute riferiscono un peggioramento del vitto rispetto ai mesi scorsi.

Nel reparto maschile è ancora in funzione una sola cucina. La seconda cucina, attesa da anni, sarebbe, secondo quanto ci hanno riferito gli agenti e la stessa vice direttrice, pronta a entrare in funzione in autunno. Anche allora però i reparti maschili potranno contare solo sul servizio di una cucina, sia perché l’attuale dovrà essere ristrutturata, sia perché la riduzione del fondo mercedi non consentirebbe comunque di pagare un numero di lavoranti adeguato a mantenere in funzione entrambe le cucine.

Dai detenuti dei reparti maschili abbiamo appreso che nelle giornate festive non c’è passaggio del carrello per la distribuzione della cena, per la quale i detenuti possono contare solo su porzioni preconfezionate di formaggio molle e di wurstel, o, chi ha sufficienti soldi per farsi un po’ di spesa, su quanto riescono a procurarsi e cucinare da soli. A nostra richiesta gli agenti che ci accompagnavano hanno confermato che una simile sospensione del servizio serale nei giorni festivi avviene in tutti gli istituti detentivi italiani.

Tutti i detenuti delle sezioni maschili lamentano la pessima qualità del cibo, non solo quello cucinato, anche quello confezionato sarebbe di bassa qualità e spesso prossimo alla scadenza, talvolta addirittura scaduto, mentre alcuni ci hanno segnalato la presenza di scarafaggi nelle confezioni di frutta e verdura. Siamo stati presenti durante la distribuzione del pranzo in alcune sezioni del giudiziario maschile ed effettivamente l’aspetto del cibo e delle confezioni distribuite in anticipo per il pasto serale corrispondeva ai racconti ascoltati.

Alcuni detenuti sia al penale sia al giudiziario ci hanno segnalato grandi difficoltà a seguire una dieta conforme alle prescrizioni mediche per le patologie di cui sono portatori.

Più di un detenuto ci ha segnalato di non essere in grado di fare la spesa per difficoltà a ricevere in tempi ragionevoli sul proprio conto interno l’accredito di soldi,  trasferiti da conti personali o inviati da familiari.

Igiene e condizioni strutturali e impiantistiche

Le condizioni generali d’igiene e pulizia restano decisamente scadenti, seppur leggermente migliorate rispetto al passato, forse grazie anche a uno straordinario intervento di pulizia che molti detenuti ci hanno raccontato essere avvenuto il giorno prima della nostra visita. Permane irrisolto il problema igienico legato alla infestazione di piccioni, richiamati dai rifiuti che vengono gettati dalle celle formando cumuli sotto gli edifici e negli spazi tra i passeggi.

In tutte le sezioni maschili del giudiziario, la delegazione ha riscontrato problematiche strutturali gravi. Le celle in molti reparti presentano grandi macchi di muffa e infiltrazioni sia dall’esterno, sia interne. In alcune sezioni, e particolarmente nella quinta, erano visibili pozze di acqua che da tubi rotti infiltrano i muri per propagarsi poi nei corridoi e nelle celle. Sia i detenuti sia gli agenti ci hanno spiegato che nel corso della notte tutto ciò si traduce in veri e propri allagamenti, tanto che in vari casi i detenuti hanno costruito sotto la rete del letto più basso del castello una sorta di porta scarpe sospeso, evitando così di trovarsi al mattino con le scarpe inzuppate.

Le docce di sezione, teoricamente 4 per ciascuna ma in nessun caso veramente tutte funzionanti, sono prive di diffusore e situate in locali malsani per la poca aereazione e la presenza di infiltrazioni nei muri; lavabi e piatti doccia sono difficilmente igienizzabili perché usurati e pesantemente incrostati.

I bagni nelle celle hanno nella maggior parte dei casi scarichi otturati, vi si segnala diffusa mancanza di seggette (anche nel penale, dove i detenuti della 13ma sezione sarebbero disposti a comprarsele da soli ma non appare possibile). In alcune celle abbiamo riscontrato la presenza di cavi penzolanti. Nei corridoi molte lampade al neon sono rotte e gli agenti in servizio ci hanno mostrato le torce che tengono in tasca (e che hanno dovuto procurarsi a proprie spese) per potersi muovere nelle sezioni di notte. Le telecamere non appaiono funzionanti, cosa confermataci dagli agenti.

Varie celle erano chiuse perché inagibili, in una di queste (cella 9 della 4a sezione) era percepibile e visibile un’ampia perdita di liquami maleodoranti.

Il mobilio nelle celle è piuttosto mal ridotto; in alcune abbiamo riscontrato sgabelli rotti tenuti insieme con corde e stracci, in una cella mancava il tavolo (che su nostra sollecitazione è stato poi recuperato da una delle celle chiuse perché inagibili).

Nella sezione femminile, teatro e chiesa sono ancora inagibili a causa dello sprofondamento del pavimento per varie decine di centimetri verificatosi anni fa.

Il progetto, di cui avevamo avuto notizia nella precedente visita dell’8 marzo 2019, di trasferire al vicino istituto Gozzini le sezioni femminili, per ospitare nei reparti ora loro destinati i detenuti di alcune sezioni maschili, procedendo gradualmente alla ristrutturazione del giudiziario e poi del penale maschile, non ha ancora avuto seguito, né risulta al momento programmato.

Ci è inoltre stato riferito che perdura l’indisponibilità del Giardino degli Incontri, chiuso per lavori di ristrutturazione già da tempo, e non si hanno notizie sulla data di riapertura.

Passeggi

Tutti i passeggi risultano al momento agibili. Nei reparti maschili i passeggi del giudiziario sono recintati da mura in cemento, quelli del penale da reti che permettono almeno la vista del verde e la comunicazione a distanza tra le sezioni. Sopra tutti i passeggi sono state poste delle reti per proteggere dalla caduta di pezzi di intonaco, o di oggetti e rifiuti lanciati dai detenuti nelle sezioni soprastanti. Al nostro arrivo le reti, seppur ripulite in coincidenza della nostra visita, trattenevano nuovamente oggetti caduti e offrivano appoggio ai tanti piccioni che continuano a creare grossi problemi di igiene esternamente e internamente al carcere. La delegazione ha visitato due passeggi, uno al giudiziario (ottava sezione) e uno al penale (13ma sezione), riscontrandovi la presenza di una doccia nel cortile e di una zona non esposta direttamente al sole e parzialmente riparata in caso di pioggia. L’area accanto al passeggio della 13ma sezione (a sinistra guardando l’area verde) era totalmente ricoperta di rifiuti tra i quali si aggiravano piccioni e gatti.

Nuova articolazione per la tutela della salute mentale (ATSM) e presenza di internati in attesa del trasferimento in REMS

In questa sezione, inaugurata il 21 febbraio 2019, le celle sono quasi tutte singole e arredate nel solito modo. Al momento della visita della delegazione vi erano ristrette 9 persone, di cui 7 assegnate e due osservandi. Al momento della nostra visita erano presenti un’infermiera e un operatore sociosanitario, ma nessun medico di reparto. Una delle persone ristrette, la stessa che per la medesima ragione avevamo segnalato dopo la visita dell’8 marzo scorso, aveva visibili lesioni alla fronte, che, da quanto riferito dallo stesso detenuto e dal personale, si procura da solo nei momenti di agitazione sbattendo violentemente la testa contro le sbarre del blindo.

Anche per il personale di polizia penitenziaria la situazione è disagevole: c’è una sola stanza destinata agli operatori psichiatrici, mentre l’agente di turno dispone di una piccola scrivania appoggiata in corridoio.

All’interno della nuova sezione ATSM la delegazione ha potuto verificare la presenza di 3 internati (persone ritenute incapaci di intendere e di volere al momento del compimento reato, ma sottoposte a misure di sicurezza per pericolosità sociale) in attesa del trasferimento in REMS (residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza), in violazione della legge che prevede per le persone internate il divieto di esecuzione della misura di sicurezza in carcere.

Reparti “Accoglienza” e “Nido”

Il reparto accoglienza è di recente apertura e in buone condizioni.  Le celle sono chiuse e vi sono ospitati sia i nuovo giunti dall’esterno sia i detenuti in isolamento. Al momento della nostra visita ospitava 17 persone, di cui 2 in isolamento; vi erano presenti due infermieri intenti al passaggio di consegne per il cambio di turno.

Il nido ospita al momento una madre con il suo bimbo; è in buone condizioni, fornito di cucina e di uno spazio verde, separato dalla restante area verde del femminile da una rete metallica.

Fonte: Progetto Firenze

Tutte le notizie di Firenze

<< Indietro
torna a inizio pagina