Una favola sportiva a Flushing Meadows

La belga Kim Clijsters trionfò agli US Open il 13 settembre 2009, tornando da un'assenza di oltre due anni dopo la maternità


Nel gennaio 2017, Serena Williams destò scalpore, vincendo gli Australian Open mentre era già incinta di quattro settimane. La primogenita Alexis Olympia Ohanian nacque il successivo 1° settembre e la madre tornò alle gare dopo sei mesi. Da allora, Williams ha disputato quattro finali nei tornei dello Slam, perdendole tutte. L'ultima sconfitta è giunta ai recentissimi US Open, per mano della teenager canadese Bianca Andreescu, che ha la metà dei suoi anni. La circostanza riporta alla mente l'impresa realizzata da Kim Clijsters il 13 settembre 2009, la quale parrebbe dimostrare che i rovesci di Williams non sono da imputare agli effetti della gravidanza, ma più probabilmente all'implacabile trascorrere del tempo e al conseguente e inevitabile declino fisico-atletico della campionessa afro-americana.

La belga Clijsters venne alla ribalta all'inizio del millennio. Al Roland Garros del 2001, fu battuta in finale da Jennifer Capriati e nell'edizione di due anni dopo fu fermata all'ultimo atto dalla connazionale Justine Henin. Nell'agosto 2003, a vent'anni appena compiuti, giunse tuttavia al vertice del ranking mondiale, sia in singolo che in doppio. Perse ancora in finale a Flushing Meadows nel settembre dello stesso anno e ai seguenti Australian Open, inchinandosi sempre all'estrosa Henin. Infine, si aggiudicò il primo major della carriera a New York nel settembre 2005. Due anni dopo, lasciò l'attività agonistica per i ricorrenti infortuni: le occorrevano ormai prolungate sedute di riscaldamento per alleviare i dolori muscolari che l'angustiavano dopo ogni risveglio. «La salute e la famiglia sono più importanti del tennis», dichiarò alla stampa all'atto del ritiro. Invece di gareggiare a Wimbledon, come aveva programmato all'inizio della stagione, il 14 luglio si unì in matrimonio a Brian Lynch, un cestista americano che giocava in Belgio, e all'inizio del 2008 diede alla luce Jada. Sembrava la fine di una breve ma intensa carriera, invece nella primavera del 2009 Kim riprese ad allenarsi e in coppia con Tim Henman batté Andre Agassi e Steffi Graf nel doppio d'esibizione che inaugurò il tetto mobile sul Centrale di Wimbledon.

Clijsters con i coniugi Agassi e Tim Henman dopo l'esibizione sul Centrale di Wimbledon

Clijsters con i coniugi Agassi e Tim Henman dopo l'esibizione sul Centrale di Wimbledon

La motivazione ricomparve ed ebbe avvio una seconda carriera. La Women Tennis Association (WTA) non aveva ancora adottato la regola che oggi consente alle giocatrici madri di tornare alle gare con la classifica che avevano guadagnato prima della maternità: assente da oltre 27 mesi, Clijsters non aveva nessuna classifica. A Cincinnati e all'Open del Canada, le fu riconosciuta una wild card, che onorò con risultati incoraggianti che convinsero anche gli organizzatori di Flushing Meadows a elargirle un invito per il tabellone principale. Ne sortì una storia fantastica.

Clijsters vinse con agio i primi turni e sbarcò alla seconda settimana di gioco, attesa da Venus Williams, n. 3 del seeding. Le ragazze si spartirono due veloci set per 6-0 e nel terzo la belga conquistò il solo break che le valse l'ingresso fra le prime otto del torneo. Nei quarti dispose facilmente della cinese Li Na e approdò alla semifinale, dove l'aspettava Serena, l'altra Williams. Fu un match estenuante, che richiese un alto dispendio di energie psico-fisiche e che si concluse con una decisione arbitrale. Alla battuta sul 5-6 per restare in partita, Williams fu sanzionata per un fallo di piede sul secondo servizio. Clijsters si ritrovò al match-point e Williams perse il controllo: insultò pesantemente e minacciò la giudice di linea, meritandosi una penalità che consegnò la (meritata) vittoria all'unica “mamma” in campo. L'esplosione d'ira di Serena occupò tutti i media americani e fu trasmessa da diversi network nei due giorni che precedettero la finale femminile. Clijsters se ne disinteressò. La sera prima del gran giorno, prese la piccola Jada sulle ginocchia e insieme guardarono in tv il cartone “L'era glaciale”. Le avventure di Syd, Manny e Diego le furono di grande ispirazione, giacché l'indomani non incontrò soverchi problemi nello sbarazzarsi della 19enne Caroline Wozniacki. Finì indietro per 2-4, ma all'ottavo gioco l'adolescente danese sentì la pressione della grande ribalta: commise vari errori e con un doppio fallo restituì il break all'avversaria. Da quel momento in avanti, Clijsters fu inarrestabile, benché il vento causasse uno scadimento della qualità degli scambi, tanto da dirottare l'attenzione degli spettatori verso la tribuna, nell'angolo della giocatrice belga, dove imperversava la piccola Jada, ben sveglia nonostante la tarda ora, dato che i genitori avevano avuto cura di posticipare il suo riposino pomeridiano. Vinto il primo set, Clijsters si portò avanti nel secondo: sul match-point, spedì un dritto lungo-linea sul rovescio di Wozniacki, che poté solo alzare un innocuo pallonetto. Un facile smash a rimbalzo fissò il punteggio sul 7-5, 6-3: la belga divenne la prima a vincere gli US Open con una wild card e la prima mamma ad aggiudicarsi uno slam da che Evonne Goolagong aveva iscritto il proprio nome nell'albo d'oro di Wimbledon nel 1980.

La vittima di Goolagong fu Chris Evert

La vittima di Goolagong fu Chris Evert

Vinse ancora il major americano nel 2010 e gli Australian Open nel 2011, migliorando assai il proprio rendimento nelle finali: a paragone delle sfide che comporta l'allevare un'infante, gestire lo stress del court deve esserle sembrata una sciocchezza, al punto che è appena di queste ore la clamorosa notizia del suo ritorno nel circuito a partire dal 2020, a otto anni (e dopo tre parti!) da quello che all'epoca era apparso il secondo e definitivo ritiro. Si infittisce pertanto la schiera delle madri che si ergono di fronte all'avanzata delle giovanissime rampanti: l'anno venturo le stagionate Serena Williams, Viktoryja Azaranka e Kim Clijsters contenderanno titoli e primati a Naomi Ōsaka, Bianca Andreescu e Cori Gauff.

Paolo Bruschi