Richiedenti asilo a San Miniato, il punto: 56 alloggiati in 3 centri

Il centro di accoglienza straordinaria Officine Cavane a San Miniato (foto gonews.it)
Il centro di accoglienza straordinaria Officine Cavane a San Miniato (foto gonews.it)

La conferenza di oggi alle Officine Cavane è stata anche l'occasione per fare il punto sull'accoglienza a San Miniato nel 2019, passati mesi se non anni dagli sbarchi a flusso continuo nel Mediterraneo.

Dopo più di un anno proprio in questi giorni sono stati ripartiti 8 migranti arrivati via terra a Trieste. Quello che impressiona è la nazione di appartenenza: Pakistan, Marocco e Nepal. Un percorso lungo e travagliato, testimoniato anche con i segni rimasti sulla loro pelle, testimonianza indelebile di violenze e maltrattamenti avvenuti dal giorno dopo la decisione certamente sofferta della loro partenza.

Queste persone sono gestite nel comprensorio del cuoio dalla cooperativa La Pietra d'angolo, operanti in 4 comuni con 20 centri di accoglienza aperti a 120 persone. Solo sul territorio di San Miniato, spiega il sindaco Simone Giglioli e Michela De Vita, della cooperativa La pietra d'angolo che ha in gestione l'intero servizio, ci sono tre centri: Officine Cavane con 34 persone, il centro di via Bagnoli nel complesso del Monastero di San Paolo con 8 donne e 7 bambini, e il terzo centro a San Donato in via dei Burroni con altri 7 (non 34 come inizialmente affermato) ospiti. Per un totale di 83 persone gestite.

Officine Cavane è diventato il luogo per le attività artistiche dove confluiscono anche gli altri richiedenti asilo dislocati sul territorio comunale, anche per gli ampi spazi che offre a disposizione. A San Donato si privilegiano invece le attività 'agricole' con un orto coltivato dai richiedenti asilo.

Risultano invece chiusi da tempo i centri in via Roma, per flusso minore di persone da alloggiare, e in piazza XX Settembre, negli ex locali della Asl.

Elia Billero

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