Teatro Verdi di Pisa, al via la stagione lirica con la prima opera sul Don Giovanni

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Prende il via sabato 12 e domenica 13 ottobre prossimi la stagione lirica al teatro Verdi di Pisa, in scena “L’Empio Punito”, dramma per musica in tre atti,. Intanto, martedì 8 ottobre, dalle ore 16.00 alle 19.00, le porte del teatro saranno aperte ai cittadini, agli studenti e appassionati che vorranno assistere alle prove pubbliche.

La presidente della Fondazione Teatro Verdi, Patrizia Paoletti Tangheroni, ha illustrato la nuova campagna di comunicazione che accompagnerà l’intera stagione del teatro Verdi. «Volevamo offrire alla città una immagine che sapesse coniugare la tradizione di un teatro come il nostro, che ha una storia importante nel panorama italiano, con una ricerca di innovazione a cui vogliamo puntare. E siamo molto soddisfatti dello stile che siamo riusciti a dare con la nuova veste grafica, coerente con quanto vogliamo offrire alla città».

Nel corso della presentazione sono stati resi noti anche i primi dati sull’andamento delle vendite per gli abbonamenti della stagione lirica che dai 535 dello scorso anno sono già 618, registrando un +15,5%. L’assessore alla cultura del Comune di Pisa, Pierpaolo Magnani, ha espresso la propria soddisfazione per il cartellone presentato «Una stagione bilanciata e intelligente, in grado di accontentare tutti i gusti del pubblico».

«Ho scelto di inaugurare la stagione lirica del Teatro Verdi con un titolo desueto e poco prevedibile – spiega il direttore artistico della lirica Stefano Vizioli -. Rispondo quindi a una mia personale necessità di rendere il teatro promotore di iniziative che sfuggano a una programmazione rassicurante, per farsi baluardo e difesa di un ruolo etico oltre che ludico. “L’Empio Punito” fissò per sempre la posizione della famiglia toscana Melani nel firmamento del mondo musicale barocco: l’intento della direzione artistica è di offrire al pubblico non ciò che desidera, ma ciò che non sa di desiderare».

“L’Empio punito” è un titolo poco conosciuto e di grande curiosità, si tratta di un capolavoro del 1669, di Alessandro Melani, ovvero la prima opera in assoluto sul più celebre libertino di tutti i tempi: Don Giovanni. “L’Empio Punito” vede sul podio di Auser Musici Carlo Ipata; firma la regia Jacopo Spirei, già allievo e assistente di Graham Vick ed oggi annoverato a livello internazionale fra i più talentuosi e innovativi registi d’opera; scene e costumi sono di Mauro Tinti; nei ruoli principali Raffaele Pe, Raffaella Milanesi, Roberta Invernizzi, Giorgio Celenza e Alberto Allegrezza, affiancati da giovani cantanti appositamente selezionati attraverso il bando “Accademia barocca”. Lo spettacolo è una coproduzione dello stesso teatro Verdi con Associazione teatrale pistoiese-Centro di produzione teatrale, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.

L’adattamento per le scene musicali italiane del testo principe del siglo de oro spagnolo, “El burlador de Sevilla” di Tirso de Molina, “L’Empio punito” è il primo dramma per musica composto sul fortunato soggetto. Commissionato dalla famiglia Colonna a un giovane Alessandro Melani, fratello del più celebre Atto - castrato all’epoca già all’apice della carriera – L’Empio si basa su un libretto che è frutto della collaborazione tra Filippo Acciaiuoli, caustico uomo di teatro, e Giovanni Filippo Apolloni, poeta attivo nei maggiori circuiti lirici del tempo. Le seduzioni seriali, i travestimenti e l’invito a cena della statua di pietra si mischiano qui a vorticosi intrecci amorosi, naufragi e una vera e propria discesa agli inferi. Tipicamente barocca anche l’alternanza tra recitativi, ariosi, arie aperte e duetti.

«“L’Empio Punito è un progetto che coltivo da 10 anni – commenta Carlo Ipata, direttore dell’orchestra Auser Musici –. Questa nuova produzione si iscrive nel percorso di Auser Musici che, con Il Girello di due anni fa, completa il percorso sull’opera fiorentino-romana degli anni ’60 del ‘600. Il libretto è ancora fortemente intriso degli elementi caratteristici dell’originale spagnolo di Tirso de Molina, come il naufragio iniziale, per esempio, e contiene in nuce molti elementi topici del Don Giovanni di Mozart, come la celebre lista e la differenza tra cibo celeste e cibo mortale. Mantiene l’impianto barocco per l’alternanza di contrasti drammatici e comici, inserimento di personaggi laterali, con un ritmo drammaturgico lontano dalla nostra sensibilità ma pieno di coups de théâtre che lo avvicinano al genere del kolossal. E al contempo contiene una grande modernità. Su questo si è basato il regista: contrasti colorati, cambiamenti di scene a vista con sistemi barocchi di pesi e contrappesi. Lo stupore barocco è ricreato in un contesto favolisticamente moderno».

Fonte: Ufficio stampa

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