Danni alla statua di Marino Marini, presentato il progetto di restauro

A pochi giorni dal grave episodio che ha causato un danno di ingente entità ad una delle prime opere firmate da Marino Marini, il gesso “Testa femminile”, datato 1920 circa, la Fondazione Marino Marini di Pistoia si è attivata per progettare e finanziare il risanamento complessivo dell'opera. La direttrice del museo, Maria Teresa Tosi, ha incaricato un'equipe di professionisti fiorentini, specializzati nel restauro di opere pittoriche e scultoree. L'intervento, che sarà eseguito dai restauratori dello Studio 4, si concentrerà in particolare sulle parti sporgenti del volto femminile, in corrispondenza del naso, quelle che risultano maggiormente graffiate e rovinate. L'opera ha subito danni considerevoli ma circoscritti. E questo grazie all'intervento tempestivo degli addetti alla sorveglianza che, insospettiti da rumori inconsueti provenienti dalla gipsoteca del Museo, hanno tentato nell’immediato di bloccare la donna in preda ad uno stato confusionale.

L'episodio
La visitatrice, una cittadina di Pistoia, si era fatta viva anche la sera prima del giorno dell'aggressione chiedendo di accedere al museo. La sua visita si era limitata ad una parte delle sale. Tornata sabato 26 ottobre, la signora è stata accompagnata tra gli spazi espositivi del Palazzo del Tau per una visita che sembrava motivata e realmente interessata al prestigioso patrimonio di sculture, dipinti, incisioni e gessi, conservato nel più importante centro artistico e culturale del mondo dedicato al maestro pistoiese. Pochi minuti dopo il suo arrivo nel corridoio della gipsoteca, una suggestiva galleria illuminata che espone una ricca collezione di gessi, volti di personaggi e figure care a Marino, il suono indefinito di un gesto inconsueto, che induce ad immaginare qualcuno che sta battendo e scalfendo, mette in allarme gli addetti alla sorveglianza che prontamente intervengono e chiedono l’aiuto delle forze dell'ordine. La donna viene trovata china sull'opera mentre, in preda ad un'evidente perdita di lucidità e controllo delle proprie azioni, colpisce la testa graffiandola con un supporto di plastica. Gli addetti alla sorveglianza riescono a fermarla e ad allontanarla in un’altra sala, nonostante la sua iniziale resistenza che esprimeva a parole affermando "fatemi finire, devo completare il mio lavoro”. Saranno i Carabinieri della Stazione del Comando di Pistoia a farla uscire definitivamente dal Museo. Adesso dell’atto e delle implicazioni giudiziarie, contro il quale è stata esposta denuncia da parte degli addetti, poi confermata dalla direttrice Maria Teresa Tosi, si stanno occupando le forze dell’ordine.

Il restauro
Dopo aver effettuato un sopralluogo all'opera, i restauratori dello Studio 4 di Firenze hanno prodotto un'analisi accurata dei danni ed elaborato un piano di intervento per riportare il prestigioso gesso a nuova vita. Ricordiamo che si tratta di una delle opere che Marino realizza agli albori del suo percorso artistico e per questo motivo di fondamentale importanza per l’attività culturale e scientifica, legata allo studio, alla valorizzazione, alla tutela e alla promozione dell’opera del grande artista del Novecento che la Fondazione porta avanti da 40 anni.

L’opera ha subito danni di diversa tipologia, ma tutti circoscritti alla superficie scolpita: nessun danno strutturale ha inficiato la stabilità dell’insieme. Le scalfitture superficiali mostrano il gesso bianco a vista e sono collocate sulla fronte, sul collo, sul sopracciglio sinistro, sotto la palpebra destra (dal punto di vista dell’osservatore), lungo il setto nasale. Le scalfitture saranno ripristinate con velature di colore che, abbassando di tono il gesso bianco a vista, permetteranno il corretto recupero dell’immagine. Perdite di microporzioni di gesso sono presenti lungo lo spessore della scultura e sul naso: i frammenti di gesso originali non risultano più recuperabili, in quanto la loro frammentazione è estrema, per cui si procederà con microstuccature delle mancanze, allo scopo di recuperare il modellato perduto. Le stuccature di restauro saranno quindi integrate con colori a velatura, così da accordare le lacune alla lettura di insieme. Le fasi che impegneranno i restauratori nel recupero dell’opera sono il consolidamento dei sollevamenti di gesso lungo lo spessore, la stuccatura delle perdite di gesso, l’integrazione delle abrasioni.

 

Fonte: Ufficio stampa

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