Scuole dell'infanzia di Pisa: i commenti di Fattori (Sì), Diritti in Comune, Pd e M5S

Tommaso Fattori
Tommaso Fattori

Sì-Toscana a Sinistra ha presentato una mozione in Consiglio regionale in cui si chiede alla Giunta di attivarsi per assicurare il futuro delle scuole comunali dell'infanzia di Pisa a fronte dei rischi connessi al cosiddetto “piano di statalizzazione” portato avanti dall'amministrazione comunale pisana, sia sul piano del servizio scolastico che sul piano occupazionale, specie per le lavoratrici in appalto. Si chiede alla Giunta di verificare anche la mancata rispondenza della decisione presa in sede di Conferenza zonale pisana rispetto alle linee guida regionali in materia di programmazione e dimensionamento della rete scolastica per l'anno 2010/21 e ad assumere gli atti conseguenti. Infine la mozione impegna il governo regionale ad adoperarsi per assicurare che il Comune di Vecchiano possa ricevere la sezione aggiuntiva richiesta, in modo da far fronte alla chiusura della scuola paritaria di Filettole.

Lega e destre stanno assassinando le scuole dell’infanzia pisane, salvo poi riempirsi la bocca con la retorica delle famiglia, dell’amore per i bimbi, e altre falsità” - commenta il capogruppo di Sì - Toscana a Sinistra, Tommaso Fattori. “Per il Sindaco di Pisa le scuole dell’infanzia comunale sono solo una fonte di spesa eccessiva da tagliare, assieme agli altri servizi pubblici”.
“Lo scorso 18 ottobre, durante la riunione della Conferenza Zonale pisana per l'Educazione e l'Istruzione, l'amministrazione comunale di Pisa ha formalizzato la richiesta di ‘statalizzare’ le proprie scuole dell'infanzia, chiedendo al contempo di poter ottenere nuove sezioni nella programmazione, un piano avviato in assenza dell'annunciato studio di fattibilità e di una preliminare interlocuzione con il Ministero, con il conseguente rischio che, qualora le sezioni aggiuntive richieste dal Comune di Pisa non dovessero essere accordate, l'amministrazione proceda comunque alla chiusura delle proprie scuole dell'infanzia”, continua il capogruppo.
“Già a gennaio 2019 l’amministrazione comunale di Pisa aveva soppresso la sezione dei tre anni della Scuola comunale dell'infanzia Agazzi per l’anno scolastico 2019/2020, senza coinvolgere preventivamente la competente Commissione consiliare permanente e senza alcun confronto con il Comitato di gestione della scuola, con la RSU, con i genitori, con il quartiere. Tutto questo, senza che vi fosse alcuna diminuzione delle richieste di iscrizione. Poi, a febbraio 2019, una delibera di giunta ha assegnato al dirigente dei servizi educativi l'obiettivo di predisporre uno studio sul percorso amministrativo per il trasferimento delle scuole d’infanzia comunali allo Stato. L'avvio di questo studio, mai reso pubblico, è stato confermato anche nel corso della discussione del Consiglio comunale di Pisa lo scorso 26 giugno. Lo scopo è evidente: tagliare il relativo fondo di spesa per almeno 900 mila euro”.

Le scellerate decisioni della Giunta Conti si sono duramente scontrate con la giusta richiesta del Comune di Vecchiano, che chiede di poter avere una nuova sezione di infanzia, necessaria a seguito della chiusura della scuola paritaria di Filettole. Ma la riunione della Conferenza zonale si è conclusa con un voto a maggioranza a favore della richiesta del Comune di Pisa, contrari tutti gli altri Comuni presenti, tranne il Comune di Cascina. Lo scorso 31 ottobre il Sindaco e l'assessore alle Politiche Scolastiche del Comune di Vecchiano hanno inviato all'Ufficio Scolastico Regionale, alla Provincia di Pisa, al Provveditore Scolastico, ai presidenti delle Conferenze zonali della Valdera, Val di Cecina e Valdarno Inferiore, nonché ai Sindaci ed Assessori alla Pubblica Istruzione della Zona Pisana una motivata domanda di rivalutazione della loro richiesta di una sezione aggiuntiva, bocciata a vantaggio della richiesta del Comune di Pisa”, prosegue il capogruppo.

“La decisione dell'amministrazione comunale di Pisa ha il solo obiettivo di tagliare le voci di spesa relative alle scuole comunali dell'infanzia, senza considerare le ricadute negative che una simile decisione avrà sul piano della didattica e sulle attuali maestre comunali, che verrebbero spostate ad altri incarichi, con evidente sacrificio della loro professionalità. Per non dire delle lavoratrici in appalto addette ai servizi ausiliari, che perderebbero il lavoro”, continua Fattori.

“La priorità data, in sede di Conferenza zonale, alla richiesta del Comune di Pisa di nuove sezioni per portare avanti il piano di statalizzazione delle proprie scuole dell'infanzia non trova riscontro negli indirizzi per la programmazione dell'offerta formativa e per il dimensionamento della rete scolastica per l'anno 2010/21 approvati dalla Regione Toscana. Così come è grave il ricorso ad un voto a maggioranza, anziché all’unanimità, all'interno della Conferenza zonale: un precedente negativo che apre a possibili futuri conflitti tra Comuni, facendo venire meno lo spirito cooperativo di questo organismo”.

“Le scuole Agazzi, Calandrini e Montessori sono un patrimonio culturale, civile ed educativo significativo. La scelta dell'amministrazione pisana di trasferire allo Stato le proprie scuole dell'infanzia vede la contrarietà delle famiglie, delle lavoratrici e delle RSU delle scuole dell'infanzia, che hanno più volte e in più sedi manifestato il loro dissenso sul merito e sul metodo della cosiddetta statalizzazione”, sottolinea Fattori. “A fronte di una risposta negativa dello Stato rispetto alla richiesta di farsi carico di tutte le attuali sezioni delle scuole comunali dell'infanzia, si prospetta il rischio concreto che queste scuole vengano semplicemente chiuse, con grave danno per l'intera comunità”.

“Siamo fortemente preoccupati - conclude il capogruppo di Sì Toscana a Sinistra - per una scelta assunta dalla Conferenza zonale in maniera non condivisa e che finisce per mettere i territori in competizione tra loro, mettendo a rischio la garanzia di un diritto fondamentale quale l'accesso all'istruzione per tutte e tutti. Non ci fermeremo finché il Comune di Pisa tornerà sui suoi passi: le scelte di bilancio non possono pregiudicare il diritto all’istruzione”.

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È cambiata l'assessora, ma non sono cambiate le politiche "dis-educative" della Giunta Conti. Nonostante la contrarietà delle lavoratrici e delle rappresentanze sindacali, e nonostante le forti critiche espresse da molti genitori riuniti in Comitato, la destra sta portando avanti la richiesta di chiudere tutte le scuole dell'infanzia comunali: la Agazzi, la Montessori, la Calandrini. Che la dismissione avvenga nella forma di una “statalizzazione”, ossia di un tentativo di trasferimento delle scuole allo Stato, serve soltanto a nascondere la realtà: l'amministrazione vuole tagliare il fondo di spesa destinato all'educazione, che attualmente ammonta a circa 1 milione di euro, e non vuole assumere il nuovo personale necessario per garantire il servizio a fronte dei pensionamenti avvenuti o previsti.

Siamo di fronte ad una decisione epocale e irreversibile, con cui si rischia di disperdere un patrimonio sul piano didattico e pedagogico, anche sperimentale, sviluppato nel corso dei decenni da queste scuole. Si cancella con un colpo di spugna una qualità costruita nel tempo, compresi i percorsi 0-6 anni, con un disinvestimento senza precedenti sui servizi educativi comunali. Inoltre, questa operazione avrà pesantissime ricadute negative sul piano lavorativo, con le attuali maestre comunali che verranno spostate ad altri incarichi, disperdendo un grande patrimonio in termini di professionalità. Senza parlare delle lavoratrici in appalto addette ai servizi ausiliari, che perderanno il lavoro.

Tutto è iniziato a gennaio di quest'anno quando l'amministrazione ha soppresso la sezione “3 anni” della “Agazzi”, senza alcun confronto con il Comitato di gestione della scuola, con la RSU, con i genitori e con il quartiere, e senza coinvolgere preventivamente la competente Commissione consiliare. Poco dopo, anche per far fronte alla protesta che cresceva, è stato annunciato il “piano di statalizzazione”. Il 26 giugno abbiamo portato il problema in Consiglio Comunale, ma in quella occasione l'amministrazione ha confermato l'intenzione di trasferire la proprie scuole d'infanzia allo Stato, senza per altro aver prima verificato la disponibilità del Ministero a farsene carico.

Infine, lo scorso 18 ottobre nell'ambito della Conferenza Zonale pisana per l'Educazione e l'Istruzione, la giunta Conti, tenendo all'oscuro il Consiglio comunale, ha richiesto nuove sezioni statali di scuola dell'infanzia in sostituzione delle proprie. Tale richiesta si è scontrata con la richiesta del Comune di Vecchiano di una nuova sezione d'infanzia a Nodica, necessaria per far fronte alla chiusura della scuola paritaria di Filettole. La Conferenza zonale si è conclusa con un voto a maggioranza a favore della richiesta del Comune di Pisa, contrari tutti gli altri Comuni presenti tranne il Comune di Cascina: una modalità senza precedenti, che ci preoccupa molto perché mette i territori in competizione tra loro e antepone la volontà di Pisa di tagliare la spesa comunale al diritto all'istruzione per tutte e tutti.

I gruppi di Sì Toscana e Sinistra e del Partito Democratico hanno investito della questione il Consiglio Regionale, con una apposita mozione che chiede alla Giunta di intervenire per modificare questa decisione a partire da una verifica sulla mancata rispondenza della decisione presa in sede di Conferenza zonale rispetto alle proprie linee guida in materia di programmazione e dimensionamento della rete scolastica per l'anno 2010/21, e ad assumere tutti atti conseguenti.

Da giorni chiediamo che l'assessora Munno venga a riferire in commissione consiliare ma lei fugge: non si presenta e non dà risposte. Per questo abbiamo chiesto anche un Consiglio comunale urgente a tema, in cui chiederemo all'amministrazione comunale di ritirare questo “piano di chiusura delle scuole d'infanzia comunali”. Facciamo un appello ai genitori, alle forze sindacali e alle altre forze politiche affinché si mobilitino: è in gioco un pezzo del futuro della nostra città! Va contrastata con forza l’idea che l'educazione e l'istruzione siano costi da tagliare, e non invece i fondamenti su cui costruire la piena cittadinanza di tutte e tutti.

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