"Usciana e Bientina compromessi, cadmio nell'Egola": l'analisi di Arpat

Tutti i principali corsi d’acqua del territorio toscano vengono regolarmente monitorati per la valutazione dello stato ecologico e chimico e per l’individuazione delle criticità che potrebbero pregiudicare il raggiungimento dell’obiettivo ambientale fissato dalla Direttiva Quadro sulle Acque (2000/60/CE) ovvero lo stato Buono.

Nel comprensorio pisano sono stati individuati 27 corpi idrici superficiali fluviali (vedi tabella sotto) sui quali vengono effettuate una serie di attività comprendenti, per lo stato ecologico, la rilevazione di elementi di qualità biologica (macroinvertebratidiatomeemacrofite), alcuni elementi chimici e chimico-fisici (concentrazioni di nutrienti e livelli di ossigeno), mentre per lo stato chimico il monitoraggio prevede la ricerca di inquinanti specifici (DLgs 172/15).

Fa parte dello stato chimico anche la ricerca di inquinanti nel biota: tale attività è svolta in un numero limitato di stazioni ed è ancora a livello sperimentale, per cui la qualità dello stato chimico tiene conto solo delle determinazioni in acqua. Nel comprensorio pisano è interessato da questo monitoraggio solo il corpo idrico Arno pisano (MAS-110).

La classe di stato ecologico è data dal risultato peggiore tra quelli ottenuti dalle componenti monitorate, cioè la classificazione viene determinata dalla componente che ottiene la classificazione più bassa. Analogamente per lo stato chimico, il superamento di valori limite o della concentrazione media annua anche di una sola sostanza compresa nell’elenco degli inquinanti specifici monitorati determina uno stato chimico non buono.

La valutazione dello stato ecologico e chimico viene effettuata annualmente per i corpi idrici principali che presentano i maggiori impatti e pressioni, che nella provincia di Pisa sono costituiti dagli insediamenti urbani, dalle aziende del comprensorio del cuoio e dalle installazioni ed impianti geotermici nella parte meridionale della provincia.

Le elaborazioni previste per corpi idrici monitorati vengono poi estese all’intero reticolo sulla base di criteri di omogeneità (gruppi di monitoraggio). L’individuazione dei parametri da rilevare e la loro frequenza viene stratificata su base triennale tenendo conto delle analisi delle pressioni e degli impatti.

Sotto bacino
Corpo idrico
Codice MAS
Bacino Arno
ArnoChiecinaMAS-519
Arno pisanoMAS-110
Arno foceMAS-111
EgolaEgola valleMAS-542
UscianaUsciana Del TerzoMAS-145
Emissario BientinaMAS-148
EraEra monteMAS-137
Era medioMAS-537
Era valleMAS-138
GarfaloMAS-507
RoglioMAS-538
Sterza 2 valleMAS-955
BientinaCanale RogioMAS-146
Fossa ChiaraMAS-2005
CrespinaMAS-2006
Rio Ponticelli delle LameMAS-524
 Bacino Toscana Costa  
CecinaCecina medioMAS-070
PavoneMAS-072
Possera monteMAS-528
Possera valleMAS-073
Botro S. MartaMAS-074
Botro grandeMAS-075
Sterza valleMAS-076
Trossa valleMAS-868
LebotraMAS-918
Sellate monteMAS-983
CorniaMassera ValleMAS-081

Dopo un primo triennio 2013-2015 di valutazioni, il 2018 segna il termine del secondo triennio 2016-2018: in ogni caso il dato triennale dello stato ecologico e chimico deriva dal dato peggiore registrato nei vari anni di monitoraggio.

Presentiamo qui le valutazioni inerenti i bacini Arno Toscana Costa.

Bacino Arno

Lungo il corso del fiume Arno la qualità chimica ed ecologica diventa progressivamente scadente; partendo dalle sorgenti con stato ecologico "elevato" e chimico "buono" fino ad arrivare a stato ecologico "cattivo" e chimico "non buono" nel tratto pisano. Lo stato chimico nel tratto pisano risulta “non buono” sia sulla matrice acqua che sul biota.

I corpi idrici Usciana e Bientina risultano pesantemente compromessi dal punto di vista sia ecologico che chimico.

Se il tratto a monte del torrente Egola presenta una buona qualità ambientale, più critico il tratto a valle. A tal proposito è stato valutato l’impatto antropico in prossimità della Zona Industriale del Pruneta nel Comune di San Miniato, dove peraltro esiste una fognatura industriale separata pubblica  che comunque conferisce i reflui direttamente al depuratore. Dal momento che le aziende della zona sono caratterizzate in maniera prevalente da attività legate alla concia delle pelli, il valore di cadmio riscontrato risulta anomalo rispetto ai processi produttivi.

bacino toscana costa

Sul totale dei corpi idrici monitorati nel Bacino del Cecina la qualità chimica è "non buona". Circa il 50% dei corsi d’acqua fa registrare lo stato ecologico "sufficiente". La situazione nel bacino del Cornia è migliore, con un solo corpo idrico "non buono" per lo stato chimico (Massera Valle).


In linea generale, nel comprensorio pisano, per quanto riguarda lo stato ecologico, soltanto i corpi idrici Chiecina, Garfalo, Pavone, Botro Grande, Sellate monte e Massera valle riescono a raggiungere l’obiettivo di qualità "buono". Tra le sostanze che concorrono al non raggiungimento degli obiettivi di qualità fissati dalla Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE vanno segnalati i fitofarmaci ed in particolare l’erbicida glifosate ed il suo metabolita AMPA che risultano presenti lungo tutto il bacino dell’Arno con concentrazioni superiori allo standard di qualità ambientale.

Per lo stato ecologico si può comunque rilevare un modesto miglioramento sia per quanto riguarda il Bacino dell’Arno che il bacino Toscana Costa. Per il primo i corpi idrici che hanno guadagnato la classe superiore sono risultati: Egola Valle, Era monte, Fossa Chiara e Crespina. Per il secondo Cecina Medio, Possera monte, Possera valle e Sellate monte.

Il dato che deriva dai parametri biologici è per definizione un dato che risulta dall’interazione dell’ambiente sugli organismi viventi che sono dei veri e propri bioindicatori. Il lieve miglioramento nel secondo triennio potrebbe significare una più vantaggiosa condizione del corpo idrico stesso, pur rimanendo un evidente impatto negativo nello stato chimico.

Se, dal punto di vista ecologico, almeno i tratti di monte conservano caratteristiche tali da consentire il raggiungimento degli obiettivi di qualità, altrettanto non si può dire per quanto riguarda lo stato chimico: infatti la quasi totalità dei corpi idrici monitorati presenta valori di inquinanti di origine antropica non compatibili con il "buono" stato chimico. Gli inquinanti che determinano lo stato chimico "non buono" sono ricorrenti sia nel bacino dell’Arno che nel Toscana Costa ed in particolare si segnalano: mercurio, tributilstagno, acido perfluoroottansolfonico (PFOS) e nichel.

Il mercurio è un inquinante ubiquitario la cui presenza nei corpi idrici può essere imputata sia a fonti antropogeniche che naturali e si ritrova in più della metà dei corpi idrici del comprensorio pisano.

Nei fiumi del bacino del Cecina il mercurio è di origine antropica. Per quanto concerne il Botro S. Marta la sua presenza è dovuta all’attività di due industrie chimiche che in passato utilizzavano celle a mercurio nel processo produttivo. Tale utilizzo ha provocato un inquinamento dei sedimenti del Botro.

Si è appena conclusa la messa in sicurezza mediante il tombamento di alcuni tratti di alveo del corso d’acqua attraverso tecniche di ingegneria naturalistica, per cui si auspica che in futuro la concentrazione di tale inquinante vada decrescendo. Il Botro confluisce poi nel fiume Cecina che, dopo la confluenza, presenta anch'esso valori significativi di mercurio.

Il mercurio presente negli altri corsi del bacino del fiume Cecina è dovuto comunque a cause antropiche, in particolare allo sfruttamento geotermico. Infatti, prima degli anni ‘80, i fumi delle centrali geotermiche emettevano mercurio che ricadeva in ambiente; da quel periodo in poi è stato installato gradualmente il sistema AMIS, che trattiene il mercurio nelle emissioni atmosferiche, evitando quindi che ricada in ambiente. Allo stesso tempo, i reflui geotermici che venivano scaricati nei corsi d’acqua superficiali contenevano alte quantità di arsenico e boro e, sempre dagli anni ’80, tali reflui non vengono più scaricati, ma reiniettati nei giacimenti geotermici.

Il parametro critico nichel, rilevato nelle analisi, è probabilmente proveniente dallo smantellamento di rocce ofiolitiche presenti nel bacino del Cecina (costituite da minerali che contengono Nichel e Cromo). Nelle acque normalmente è presente solo il nichel grazie alla sua maggiore solubilità.

ARPAT negli ultimi anni ha avviato un’importante campagna di ricerca dei composti perfluorurati (PFAS) nelle acque, responsabili di gravi situazioni di inquinamento che hanno avuto anche notevole eco mediatica come ad es. il caso delle acque di falda in Veneto. Questi composti perfluorurati vengono impiegati, oltre che per i contenitori per alimenti e le superfici antiaderenti per le padelle, nell’industria tessile come impermeabilizzanti per l’abbigliamento, in particolare sportivo, e tra essi il PFOS è stato frequentemente rinvenuto nelle acque del Bacino dell’Arno.

Il PFOS nei 19 campioni di biota è risultato in concentrazioni inferiori allo SQA (9,1 µg/kg), ma sono comunque da evidenziare due casi con concentrazione dell’ordine dell’unità di cui uno nel tratto pisano dell’Arno nel pesce prelevato a Ponte di Calcinaia (5,4 µg/kg).

Fonte: Arpat - Ufficio stampa



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