Bar di Altopascio 'centrale' dello spaccio: 5 arresti tra Galleno e il Pisano

Traffico di cocaina e hashish tra le province di Pisa, Firenze, Pistoia e Lucca: per questo motivo quattro persone - tutte di origini marocchine - sono state arrestate, mentre una quinta - una barista italiana - è finita ai domiciliari. Tra le persone arrestate troviamo il 26enne I.M. di Vicopisano, il 24enne R.H. di Galleno (Fucecchio), il 31enne B.J. di Monsummano Terme e la 40enne barista S.T. di Altopascio. Sono in corso le ricerche di due persone colpite da misura cautelare, al momento irreperibili. Altre due persone sono indagate a piede libero. Su uno grava l'obbligo di dimora a Altopascio.

Le indagini sono partite da I.M. lo scorso gennaio. È stato trovato a Altopascio con un cliente, entrambi avevano cocaina e la transazione si era svolta per cinquanta euro. Dal 26enne i militari sono risaliti alla scoperta di un intenso fenomeno di spaccio non solo in Lucchesia ma anche altrove, con un gran numero di clienti. Gli spacciatori erano più di uno, ognuno con un proprio 'portafoglio' di acquirenti. Lo spaccio è avvenuto quasi sempre nei boschi attorno Altopascio.

I contatti avvenivano tramite diverse utenze telefoniche. Alcuni clienti, inoltre, avrebbero agevolato l'attività dei pusher: li avrebbero accompagnati nei luoghi preposti o rifocillati di cibo alla bisogna. Addirittura, un impiegato che non riusciva a pagare le molte dosi di cocaina si è intestato un'auto comprata e pagata dagli spacciatori. Il cliente avrebbe regolarizzato i documenti, ricevendo droga in cambio. Non era l'unico a utilizzare questa strana forma di baratto, altre persone lasciavano in pegno smartphone o altri oggetti.

Come detto, nei guai è finita anche la titolare di un bar in centro a Altopascio. La 40enne è venuta fuori nell'indagine perché consumatrice di cocaina, inoltre aveva più volte detto di essere vittima dello spaccio, dato che nel suo bar era costretta a sopportare la presenza degli stranieri che spacciavano lo stupefacente. In realtà S.T. avrebbe tollerato la loro presenza godendo di condizioni di favore nell'acquisto della droga. In più la barista aveva un ruolo attivo nel consegnare le sostanze e riscuotere i pagamenti, il suo bar era una specie di centrale.

 

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