'Arcadia e Apocalisse': mostra al PALP di Pontedera sul paesaggio che cambia

Foto gonews.it

A partire dall’8 dicembre fino ad aprile 2020 il PALP di Pontedera ospiterà la mostra ‘Arcadia e Apocalisse. Paesaggi italiani in 150 anni di arte, fotografia, video e installazioni’.

L’esposizione che trova casa a Palazzo Pretorio, nella centrale Piazza Curtatone e Montanara, ruota attraverso il pensiero creativo sul paesaggio con opere d’arte dalle più svariate tecniche: tocca infatti il mondo della pittura, della scultura fino alla fotografia e alle installazioni contemporanee, simbolo di un paesaggio che cambia e con lui la necessaria spinta di innovazione e modernità nel rappresentarlo. Una mostra che, oltre a focalizzare lo sguardo del visitatore sull'arte raffigurativa degli splendidi paesaggi italiani, ripercorre le fasi del cambiamento che la storia e le opere urbane hanno avuto sugli scenari naturali. Per questo lancia anche un messaggio intrinseco dietro la semplice tela appesa o il fermo immagine della storia in una fotografia: mira a sensibilizzare sul degrado ambientale, di come gli avvenimenti, le guerre e i cambiamenti climatici abbiano mutato il mondo che ci ospita e le terre dove siamo cresciuti.

Presenti questa mattina all'illustrazione della mostra la Presidente della Fondazione per la Cultura di Pontedera Daniela Pampaloni, il coordinatore generale della mostra Andrea Modesti, i curatori dell'esposizione Daniela Fonti e Filippo Bacci di Capaci e il sindaco di Pontedera Matteo Franconi.

'Arcadia e Apocalisse' è la quarta mostra organizzata nel PALP, un percorso di cultura e di diffusione dell'arte che continua nel territorio pontederese, come ha sottolineato la Presidente Pampaloni: "Ricomincia una nuova avventura, la quarta dalla nascita della Fondazione. Quando siamo partiti era una scommessa che adesso è cresciuta e si è consolidata negli anni. È un percorso che ci da forza per continuare ad accogliere nelle sale del Palazzo Pretorio le nostre mostre, dato il riscontro sul territorio nazionale".

Un riscontro quello delle mostre al PALP che non arriva solo dalla cittadinanza di Pontedera e dintorni, ma da tutto lo stivale: "Il Palazzo Pretorio ha proposto mostre considerate tra le migliori in Italia - ha continuato Modesti, coordinatore dell'evento - Quello che è successo al PALP è uno straordinario risultato tra pubblico e privato. Diversi sostenitori con il loro contributo ci aiutano in maniera forte a tirare avanti questo percorso culturale". Modesti ha poi delineato gli obiettivi e le funzioni che già ricopre il centro espositivo di Pontedera, come formazione per studenti universitari e percorsi con l'alternanza scuola lavoro, con l'augurio che il palazzo si trasformi ulteriormente nei prossimi anni per un'accessibilità a 360 gradi per la cittadinanza e per l'usufrutto pieno dei sostenitori.

Il primo cittadino Matteo Franconi si è soffermato sull'importanza della cultura come svolta per la comunità: "Stiamo cercando di interpretare i cambiamenti culturali del territorio ecco perchè mi sono legato alla cultura. Sono convinto che nei prossimi cinque anni avremo un grosso salto di qualità. Per farlo abbiamo bisogno anche dei privati ed è ciò che chiedo sempre agli imprenditori, poichè investire nella cultura è sinonimo di stimolo. La Fondazione - ha concluso Franconi - mira ad un territorio più ampio, a tutta la Valdera per noi fondamentale, i termini di turismo e non solo".

In seguito ci sono stati gli interventi dei curatori della mostra. Daniela Fonti, professoressa alla Sapienza di Roma, ha descritto il percorso che affronterà questa galleria dedicata al paesaggio, soffermandosi sui tecnicismi delle opere e contestualizzando tutto in un preciso momento storico. Ogni sala infatti ha una storia sua che si chiude quando si esce per scorrere in quella successiva. Passaggi distinti che però, dall'inizio alla fine, devono essere interpretati con una chiave di lettura unica, come il tempo che scorre e che cambia ciò che ci circonda e il modo di rappresentarlo graficamente. "Il titolo - ha spiegato la curatrice Fonti - è ambiguo: arcadia sta per la rappresentazione del paesaggio italiano mentre apocalisse è l'arrivo della modernità, che rompe con il passato ed esprime timore per i cambiamenti del futuro. Con i Macchiaioli Arcadia rompe con la tradizione quindi il percorso inizia dal vero naturale alla dimensione divisionista". Ma la mostra non si ferma al primo dei cambiamenti, infatti è un continuo alternarsi tra Arcadia e Apocalisse, tra maniera classica di figurazione e rottura con il passato, fino ai movimenti moderni e all'uso della fotografia: "Il paesaggio negli anni fra le due guerre subisce trasformazione e violenza. Parliamo delle città nuove, la storia entra nell’arte perché la fotografia entra nella rappresentazione" come ha detto Fonti.

Una mostra poliedrica e dalle tante sfaccettature, elaborata durante i lavori in corso: "È nata proseguendo tra le forme d'arte negli anni della storia - ha sottolineato Filippo Bacci di Capaci - fino all'arte contemporanea con la fotografia e le installazioni, che assumono un impatto sempre maggiore rispetto alla pittura". Infatti la pittura è arrivata a un certo punto, circa negli anni sessanta del novecento, dove era come se non riuscisse più a esprimersi come prima. Ecco il perchè di nuove forme di colore, rappresentazione, dell'uso della fotografia e di nuove forme di concezione artistica. Bacci ha poi spiegato perchè la mostra lancia un messaggio: "Ci piaceva far vedere la trasformazione del nostro meraviglioso paesaggio e l'abbandono delle tradizioni. In cinque generazioni siamo riusciti a trasformare il nostro territorio e sarà il caso di prendere coscienza di questo se vogliamo lasciare ai nostri nipoti qualcosa di migliore. Mi auguro che la mostra possa lanciare un messaggio anche ai giovani, molto sensibili ai temi ambientali" ha concluso il curatore.

La mostra

La mostra indaga sui metodi di percezione e rappresentazione del paesaggio dal 1850 fino ai giorni nostri. La galleria si articola in 10 sale, ognuna narrante un proprio tema, che ospitano circa 100 artisti con 240 opere alternate tra arti classiche e nuovi media e tra vecchia e nuova concezione del pensiero creativo sul paesaggio.

Si passa dall'Arcadia all'Apocalisse, ovvero dal racconto romantico del Bel Paese alle azioni, talvolta sconvolgenti, che l'uomo ha operato su di esso, ribaltando la visione nell'occhio e nel sentimento dello spettatore attraverso il racconto visuale.

I temi spaziano dalla pittura italiana dell'800, con la rappresentazione accademica del paesaggio ereditata dal Romanticismo fino ad un'idea più contemporanea. Ma, in ordine cronologico e con l'avvento del 900 lo spettatore può immergersi in una nuova visione panoramica, con il Futurismo e attraverso le modifiche storiche, l'invenzione delle città, l'era industriale italiana e la guerra. Quest'ultima provocherà negli uomini e negli artisti un profondo cambiamento interiore, rappresentato nelle sale da un paesaggio che un tempo veniva rappresentato da pennellate fiabesche e naturalistiche, fino alla devastazione, catturata dai fotogrammi e dai nuovi movimenti contemporanei. Proprio secondo quest'ultimo aspetto, nella penultima sala è raffigurata sul pavimento la visione dall'alto di Pontedera bombardata nel maggio del 1944. Lo spettatore si ritrova così catapultato nello scenario suggestivo e distruttivo della seconda guerra mondiale. Infine si arriva giorni nostri, con le installazioni dove il paesaggio è interpretato come elemento di preoccupazione e riflessione per gli esiti delle attività umane.

Tra i nomi nella mostra che presto verrà inaugurata a Pontedera troviamo grandi maestri della pittura: dal macchiaiolo Giovanni Fattori, a Michele Tedesco e nella fotografia Giacomo Caneva. O ancora, per il movimento Futurista sono in mostra le opere di Giacomo Balla, Fortunato Depero fino alla pittura di tutto il 900 con Antonio Donghi, Ottone Rosai e Giorgio Morandi. Infine tra i grandi maestri della fotografia, avvicinandosi alla modernità, compaiono i nomi di Luigi Ghirri, Gabriele Basilico fino all'ultima sala, ospitante installazioni tridimensionali con l'opera riprodotta e donata all'esposizione da Michelangelo Pistoletto e la fotografia che documenta il dialogo tra arte e paesaggio di Aurelio Amendola.

Questi sono solo alcuni dei nomi che firmano la storia raccontata a Palazzo Pretorio per questo quarto appuntamento con la cultura. Un appuntamento che non rappresenta quindi solo la bellezza dell'arte e dei mutamenti sulle tecniche grafiche e raffigurative ma lancia un messaggio da cogliere, comprensibile appieno attraverso gli anni che scorrono. Un percorso che il visitatore può compiere attraverso le diverse sale, come se una macchina del tempo potesse continuamente portarci avanti e indietro per cogliere i cambiamenti di ciò che ci sta intorno.

La mostra 'Arcadia e Apocalisse. Paesaggi italiani in 150 anni di arte, fotografia, video e installazioni' promossa dalla Fondazione per la Cultura Pontedera, dal Comune di Pontedera, dalla Fondazione Pisa, con il Patrocinio e il contributo della Regione Toscana, è organizzata con la consulenza di Paolo Antognoli, Giovanna Conti, Alessandro Romanini e Francesto Tetro.

Visitabile dall'8 dicembre 2019 fino al 26 aprile 2020.

Margherita Cecchin

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