Come la plastica ha invaso il nostro mondo

Recentemente nelle nostre zone è scoppiata la polemica sulle bioplastiche. La differenza tra le bioplastiche e quelle tradizionali è fondamentalmente, semplificando, questa: le prime, alcune, opportunamente trattate, possono ritornare compost per ritornare a loro volta alla Terra e nutrirla dei suoi elementi. Le seconde rimangono plastiche tali e quali (di queste fanno parte alcune bioplastiche che provengono da fonti rinnovabili come lo zucchero ma che non sono compostabili) . Solo alcune bioplastiche, opportunamente certificate da rigorosi enti (come DIN eTUV) possono "compostarsi e sparire" nell'ambiente se accidentalmente disperse, senza per questo non fare necessariamente danni. Quindi togliamoci dalla testa che le bio plastiche "non fanno male all'ambiente" se disperse. Le bioplastiche, anche se non tutte, "si concedono" di farsi trasformare in compost se opportunamente gestite con le dovute tecnologie. E questo è certamente un vantaggio perché la terra si riappropria di materie prime. Nei prossimi articoli cercherò di dare qualche consiglio per ridurre la plastica nelle nostre case, anche se le soluzioni si giocano su tre tavoli diversi: la ricerca, la politica, i cittadini. Intanto cerchiamo di conoscerla questa "Plastica" , che tanto avvolge la nostra quotidianità.

La plastica: un materiale nato in Italia

Ebbene si. Fu Giulio Natta, chimico, che negli anni cinquanta sintetizzò il Propilene Isotattico. Potete andarvi a vedere su YouTube i filmati della Moplen. Dagli anni 50 al 2015 si calcola siano stati prodotti 8.300 milioni di tonnellate di plastiche, che nel frattempo venivano diversificate in più tipologie con caratteristiche diverse. Più della metà è stata prodotta dopo gli anni 2000. Solo l'1,2% è stata riciclata. Il 59% è finito in discarica o nell'ambiente. 8.300 milioni di tonnellate equivalgono a oltre 1.400 piramidi di Cheope, che messe insieme una accanto all'altra formerebbero una fila lunga 323 km, da Roma a Livorno.

I primi allarmi degli scienziati sugli effetti disastrosi della plastica sull'ambiente furono lanciati negli anni '70 ma come oggi per il riscaldamento climatico globale nessuno li ascoltò seriamente. Come allora gli interessi economici ebbero il sopravvento.

Ancora oggi si fa fatica ad "aprire" la mente alla maggior parte delle persone sui pericoli legati a questo materiale, su come questo richieda particolari attenzioni nella sua manipolazione e gestione. Purtroppo la mentalità spesso è quella di fottersene e delegare ad altri i "nostri" problemi. Problemi poi opportunamente gestiti con la postilla del Dio denaro. Ci sono gesti bellissimi che vanno rafforzati ancora di più attraverso l'autoeducazione e l'educazione verso terzi (scuole, media... ), sopratutto insegnate a quelle persone che non sono ancora "collegate" con gli impatti delle loro azioni più banali verso l'ambiente. Il "gesto giusto", o meglio i gesti giusti, sono quelli che ogni giorno ci vedono impegnati sia nel gettare il rifiuto nel contenitore della differenziata sia nell'evitare, a monte, un materiale cosi "problematico" a favore di materiali più duraturi e poliuso (i nostri nonni insegnano).

I gesti giusti

Sono gesti fondamentali! Per quanto concerne le plastiche, però, c'è da fare un seria considerazione. Una considerazione che nasconde una dura verità. Una dura verità che però non ci deve distogliere dal dovere della raccolta differenziata in sè bensì farci spaventare e deludere profondamente affinchè affiorisca in noi la voglia di qualcosa di migliore e realisticamente più efficace per la risoluzione delle problematiche ambientali.

Come per esempio ritornare agli oggetti durevoli, riutilizzabili più volte, ridurre i consumi, ritornare a certe autoproduzioni domestiche, evitare certe imposizioni come cannucce di plastica, pane avvolto nella plastica, giocattoli di plastica e tanto altri oggetti. Perché la verità è che non tutta la plastica che vi adoperate a raccogliere attentamente nei noti sacchi blu viene riciclata (recuperata per nuova materia). Più avanti spiegherò perché. Intanto attaccatevi in testa questo post-it: "evitare la plastica il più possibile, in ogni dove, fare pressing su aziende e politici affinchè non venga utilizzata, a favore di materiali meno impattanti e riutilizzabili senza pericoli per l'ambiente. Cambiare mentalità e trasmetterla alle nuove future generazioni".

Continua nel prossimo articolo...

Alessio Arrighi

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