Cancellarsi dai social e rinascere. Invito ad una ecologia mentale

whatsapp nomofobia
(foto di archivio)

La nomofobia è un neologismo di recente introduzione che indica la paura incontrollata di rimanere sconnessi dalla rete internet (in particolare social).

Il termine è stato coniato nell'ambito di uno studio commissionato da un ente di ricerca da parte di un ramo organizzativo della Royal Mail brittanica che si occupa di telefonia.

Lo studio ha rilevato che quasi il 53% degli utenti britannnici possedenti un telefonino hanno mostrato uno stato ansioso quando perdono il proprio cellulare, esauriscono la sua batteria oppure rimangono senza credito. Lo studio ha preso in esame ben 2163 persone. Il 55% di questi ha espresso il bisogno, ansioso, di tenersi in contatto telefonico con amici e familiari. I livelli di stress sono stati paragonati “alla tremarella da giorno di nozze” o quelli paragonabili “dal dentista”. Il 10% degli intervistati vuole essere sempre rintracciabile per lavoro. La nomofobia fa parte di un paniere più grande di patologie legate a questi mezzi tecnologici.

Da qualche settimana sto esercitando un esperimento su me stesso. Mi sono cancellato da Facebook e da Whatsapp per capire meglio come questi mezzi mi stavano condizionando. Le prime risposte sono arrivate molto presto e decisamente inaspettate. Vi posso garantire che le cose vanno decisamente meglio. Prima di tutto, e può sembrare strano, ho molto più tempo a disposizione per altro di quanto non lo avessi prima.

Essere impegnati a scrivere continuamente messaggi per i più disperati motivi si è rilevato per molti aspetti una grande perdita di tempo rispetto ad una telefonata, ad una e mail, o semplicemente ad un silenzio alle incessanti richieste di risposte immediate a problemi differibili. Per le comunicazioni collettive ho rispolverato le e mail, i blog e le mailing list. Il mio mondo delle comunicazioni e delle relazioni è diventato più ordinato e più sotto il mio controllo. Sono scomparse le intrusive notifiche sul cellulare, i più disperati suoni che stavano a ricordarmi che “dovevo rispondere” o che “ c'era qualcosa di cui dovevo occuparmi”.

È scomparsa dalla mente la martellante necessità di dover rispondere entro certi orari, di dover scaricare documenti o inviarne di nuovi. Gli incontri fisici hanno riacquistato valore, sono diventati più ricchi e sorprendenti. Fa effetto risentire quella sensazione legata alla consapevolezza che forse quella persona incontrata non la vedrai o non la sentirai più per molto tempo. O forse la perderai per sempre. Gli eventi, quelli che i social hanno trasformato in onnipresenti e scontati hanno riacquistato nel farsi cercare, esattamente come cercare una parola in un vecchio dizionario. La vita è diventata più leggera. È come se la mente avesse gettato via il superfluo per riabbracciare l'essenzialità.

Leggere il giornale o un libro è diventato un impegno più fluido e piacevole. Forse sono meno bombardato da notizie ma riesco a ricordarle meglio. Sono io che scelgo, non sono bombardato da qualsiasi notizia. Quei trafiletti sulla carta diventano perle preziose in confronto alla moltitudine di notizie a cui ero abituato prima. C'è dignità nel perdere qualche minuto in più su quelle righe. È come bere un bicchiere di vino assaporandone ogni sorso. Con calma. Sono aumentate le cene e la lentezza mentale con cui me le godo. Guardo in faccia gli amici, i colleghi pensando alla loro preziosità. Colgo l'occasione per conoscerli meglio dal vivo. Sento le emozioni risvegliarsi da una ipnosi virtuale.

Questa è una visione personale. I social hanno certamente anche degli aspetti positivi. Ma il mio invito è provare “a staccare la spina” per recuperare alcune modalità, ormai dimenticate, di “relazione”. Magari una relazione meno frequente sul cellulare ma certamente più incisiva nella vita reale. Nella rarità degli incontri fortuiti la riscoperta delle sensazioni e delle emozioni legate al contatto umano, alla mimica, alla consapevolezza dello scorrere del tempo e della non necessaria ripetitività e disponibilità delle occasioni. Nella depotenziata capacità di avere tutti sempre pronti ed a disposizione il segreto di una felicità garantita.

Perché non è quanti amici possediamo sui social, non sono quanti Post riesco a leggere. Piuttosto la felicità è quanto è quando riusciamo ad incantarci ancora di fronte ad un'amico in carne ed ossa nell'infinita incontrollabilità del tempo.

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