La classe, 'docupuppets' al Teatro di Cascina

(foto gonews.it)

Sold out a Cascina da dicembre 2019, lo scorso anno ha vinto un premio Ubu (4 candidature), il Premio Inbox come miglior spettacolo, il Premio della Critica,  il bando di residenze interregionali CURA. Andrà in scena sabato 15 febbraio alla Città del Teatro di Cascina lo spettacolo “La classe-un docupuppets per marionette e uomini", di Fabiana Iacozzilli. La Fondazione Sipario Toscana coprodurrà con il Teatro Vascello di Roma il prossimo progetto della Iacozzilli, che sarà presentato alla Biennale di Venezia e a Romaeuropa Festival, due tra i festival più importanti in Italia.

Spettacolo/rito collettivo, in bilico tra “La classe morta” di Kantor e i “Cannibali” di Tabori, in cui gli adulti interpretati da pupazzi realizzati da Fiammetta Mandich, rileggono i ricordi di un’infanzia vissuta nella paura di buscarle, in “La classe” rivive la memoria dell’autrice e dei suo ex compagni di una scuola elementare di Roma che, nel gioco scenico della regista, osservano la spettacolarizzazione degli episodi più significativi da loro vissuti tra i 6 e i 10 anni. Il teatro di Iacozzilli unisce modalità e linguaggi differenti con una indomita curiosità e con la volontà di trovare la forma più adatta per i temi di cui sente l’urgenza. Nel 2002 si diploma come regista presso l’Accademia “Centro internazionale La Cometa” dove studia tra gli altri con N. Karpov, N. Zsvereva, A. Woodhouse. Dal 2003 al 2008 è regista assistente di P. Sepe e assistente di Luca Ronconi e nel 2008 fonda la compagnia Lafabbrica della quale diventa direttrice artistica. Nel 2011 viene selezionata per partecipare al DIRECTOR LAB, progetto internazionale organizzato dal LINCOLN CENTER (Metropolitan di New York). Dallo stesso anno diventa membro del LINCOLN CENTER DIRECTORS LAB. Tra i suoi spettacoli: “Aspettando Nil” con il quale vince l’Undergroundzero Festival di New York; “La trilogia dell’attesa” vincitrice del Play Festival (Atir e Piccolo Teatro di Milano-Teatro d'Europa).

Nello spettacolo i ricordi/pezzi di legno si muovono senza pathos su tavolacci che rimandano a banchi di scuola, ma anche a tavoli da macello o a tavoli operatori di qualche esperimento che fu. Tutto intorno, silenzio. Solo rumori di matite che scrivono e compagni che respirano. I genitori sono solamente disegnati su un cadavere di lavagna, ma poi ben presto cancellati. Nel silenzio dei loro passi, questi corpicini di legno si muovono nel mondo terrorizzante di Suor Lidia, unica presenza in carne ed ossa che sfugge alla vista di pupazzi e spettatori. In questa ricerca di pezzi di memorie andate emerge il ricordo in cui Suor Lidia affida a Fabiana la regia di una piccola scena per una recita scolastica decidendo, forse, insieme a lei, la vocazione della sua alunna.

Fonte: Ufficio Stampa



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