Giornata della biodiversità: il Consorzio Basso Valdarno a lavoro per il controllo delle specie aliene

DCIM101MEDIADJI_0149.JPG

Con il 2020, il Consorzio di Bonifica 4 Basso Valdarno ha ripreso le operazioni di monitoraggio e controllo delle specie aliene. Un’importante attività per la tutela e la salvaguardia degli ecosistemi fluviali che il Consorzio ha portato avanti nel corso del progetto Life e che ora continua con il progetto post-Life realizzato con il contributo dello strumento finanziario LIFE dell’Unione Europea. Il progetto vede il CB4 impegnato, a fianco del Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Firenze, nel controllo delle specie aliene invasive per riqualificare gli habitat minacciati all’interno delle zone umide della Toscana settentrionale.

Il progetto ha interessato le aree del Lago di Sibolla, il Bosco di Chiusi e la Paduletta di Ramone e marginalmente l’area contigua del Padule di Fucecchio, aree di eccezionale importanza per la conservazione di specie vegetali e animali ormai in via di estinzione. Ambienti dal valore straordinario messi a rischio dal proliferare di alcune specie aliene invasive che hanno trovato condizioni climatiche ed ecologiche ideali alla loro diffusione, contribuendo alla degradazione degli habitat palustri originari e alla scomparsa di moltissime specie.

«Tutti gli interventi – spiega il presidente del Consorzio di Bonifica 4 Basso Valdarno, Maurizio Ventavoli - sono stati effettuati nell’ottica di proteggere la biodiversità, un bene assoluto che va tutelato e difeso anche con interventi mirati. E ne abbiamo avuto riscontro anche da parte dei visitatori e dei cittadini della zona che da sempre vivono a stretto contatto con le zone umide del territorio, i quali hanno apprezzato il miglioramento dell'habitat».

Si è cercato di intervenire attraverso il controllo di due specie animali particolarmente problematiche e invasive: la nutria e il gambero rosso della Louisiana. Gli interventi sulla nutria, responsabile del deterioramento degli ambienti umidi e con forte impatto sul rischio idraulico (scava tane e tunnel sugli argini di fossi e canali), hanno portato alla cattura di 26 esemplari nella Paduletta di Ramone. Il controllo intensivo del gambero americano ne ha ridotto notevolmente la presenza, in particolare nel Sibolla: oltre 120 mila i gamberi catturati. Dopo l’attività di controllo del gambero sono comparse alcune specie di insetti non segnalate prima, la testuggine palustre europea e l’anguilla, sono inoltre aumentate le rane verdi.

A questi interventi è stato associato il controllo dell’amorfa, una pianta che invade in maniera massiccia tutti gli ambienti palustri soggetti a ristagno idrico temporaneo. Il progetto ha dimostrato che la tecnica dello sfalcio, se ripetuta negli anni, consente di mantenerla sotto controllo: 36 gli ettari invasi da Amorpha fruticosa sfalciati per favorire i diversi habitat. Per questo, il post-Life prevede un ulteriore intervento nel Lago di Sibolla, un SIC (Sito di importanza comunitaria) di particolare valenza. Per tutelare l’area, si interverrà nuovamente con il taglio manuale selettivo dell’Amorpha fruticosa, per un importo di oltre 30mila euro.

Grazie alla realizzazione di nuove recinzioni per tenere lontani i cinghiali inoltre, è stato possibile tutelare 4 i siti di sfagneta relitta nel Bosco di Chiusi. Si è lavorato anche sul fronte del recupero delle praterie umide, con il taglio di una pioppeta in Vallataccia e l’intervento di scavo e allagamento di un’ampia area situata tra il Bosco di Chiusi e il Padule di Fucecchio. Gli interventi a favore delle praterie (2014-2018), con 4 ettari di prateria umida creati o riqualificati, consentiranno di aumentare la disponibilità dell’habitat “Praterie umide mediterranee con piante erbacee alte del Molino-Holoschoenion” a vantaggio di molte piante e animali.

Grazie alla piantagione di specie arboree autoctone all’interno di pioppete diradate (oltre 2000 gli alberi piantati), i boschi planiziali aumenteranno con il tempo la loro estensione. Nell’area del Lago di Sibolla, i boschi di roverella sono stati riqualificati rimuovendo l’invasiva robinia e con l’impianto di nuovi esemplari in sostituzione di un bosco artificiale di Eucaliptus sp. Infine, con la creazione di 3 nuove piccole aree umide si è favorita la presenza di anfibi e di un gran numero di Invertebrati acquatici. Infine, le 30 bat-box all’interno delle pioppete riqualificate favoriranno nel tempo l’insediamento di chirotteri tipici degli ambienti forestali.

Fonte: Anbi Toscana - Ufficio Stampa



Tutte le notizie di Pisa

<< Indietro

torna a inizio pagina