Fase 2: la strategia dei medici toscani per affrontare la fase endemica

Evento in live streaming del direttivo regionale della FTOM (Federazione Toscana Ordini dei Medici)


Un documento congiunto degli Ordini dei Medici toscani per garantire una “fase 2” in totale sicurezza, per i cittadini così come per gli operatori sanitari, pesantemente coinvolti dal COVID19. Nel documento vengono individuate proposte mirate, dal mantenimento della rete di ospedali COVID19 alla mappatura in tempo reale di tutti i contagiati tra gli operatori sanitari: un vademecum di 14 punti con l’obiettivo comune di una “fase 2” in totale sicurezza.

OGGI, 23 maggio, a partire dalle ore 12, una presentazione in live streaming per la stampa sulla pagina Facebook dell’Ordine dei Medici di Lucca (visibile a questo link https://www.facebook.com/omceolucca/) vedrà gli interventi del presidente FTOM, Dottor Lorenzo Droandi (presidente Ordine Arezzo), del segretario FTOM, Dottor Carlo Manfredi (presidente Ordine di Massa Carrara), del vicepresidente FTOM, Dottor Umberto Quiriconi (presidente Ordine di Lucca), della tesoriera FTOM Professoressa Teresita Mazzei (presidente Ordine di Firenze) e del Segretario Nazionale della FNOMCeO Dottor Roberto Monaco (Presidente Ordine di Siena).


IL VADEMECUM DEI MEDICI TOSCANI PER LA FASE “ENDEMICA”
DELL’INFEZIONE DA SARS-CoV-2(COVID-19)

Questo il documento congiunto della FTOM, federazione degli Ordini dei Medici toscani, per garantire una “fase 2” in totale sicurezza, per i cittadini così come per gli operatori sanitari, pesantemente coinvolti dal COVID19.

IL DOCUMENTO. La ripresa della vita sociale e delle attività produttive deve prevedere strategie sanitarie di medio lungo periodo per contenere i danni della temuta “seconda ondata” dell’epidemia del prossimo autunno; scongiurare sul nascere l’esplosione di nuovi focolai e proteggere la salute degli operatori sanitari, salvaguardando lo stesso sistema sanitario.

Per fronteggiare in modo efficiente l’attuale emergenza sanitaria occorre un modello regionale di monitoraggio e di risposta che sia flessibile e mutuabile anche nell’eventualità di future situazioni a carattere epidemico.

Il modello prevede l’integrazione operativa fra varie articolazioni per perseguire i seguenti obiettivi:

1) Monitoraggio costante della diffusione del contagio a livello di microaree geografiche. L’inchiesta epidemiologica è la misura fondamentale per la prevenzione e il controllo dell’epidemia. L’accertamento di un “caso” deve essere affiancato dalla ricerca della fonte d’infezione e dall’identificazione di altri soggetti esposti al rischio da sorvegliare attivamente. Queste misure di igiene e sanità pubblica devono essere praticate in modo sistematico. I medici di famiglia possono fungere da “sentinelle” e affiancare i servizi territoriali;

2) Sistema informativo ad hoc, alimentato a livello provinciale e centralizzato a livello regionale, che consenta, previa opportuna modellizzazione, di restituire in tempo quasi reale un feed-back epidemiologi costandardizzato alle figure sociosanitarie che operano sul territorio. Questo sistema dovrà prevedere l’integrazione di tutte le basi dati già disponibili(flussi informativi regionali, database della medicina generale) e quelle attivate specificatamente durante l’attuale emergenza. L’integrazione di tutte le fonti di dati disponibili, consentirà di rilevare precocemente ogni segnale di insorgenza di nuovi focolai epidemici;

3) Approvvigionamento di quantitativi sufficienti di materiali per la diagnosi e di dispositivi di protezione individuale;

4) Appropriato dimensionamento delle capacità e delle risorse per eseguire un numero elevato di test sia virologici che sierologici nella popolazione generale asintomatica. Tale processo dovrà essere attivabile con modalità di autorizzazione rapidissime da utilizzare in caso di segnali di insorgenza di nuovi focolai epidemici con veloce ripristino delle misure di isolamento individuale e di distanziamento sociale laddove in presenza di un forte rischio di un focolaio epidemico, o la definizione di una “zona rossa”, se necessario, per il contenimento dell’infezione;

5) Strategie di gestione di infetti e contatti anche attraverso l’uso di appropriati strumenti e tecnologie come smart phones, tablet, apps, etc come già sperimentato a Singapore ed in Corea. Questi strumenti, utilizzabili sia dalla popolazione generale che in sottopopolazioni particolarmente a rischio (soggetti istituzionalizzati, luoghi di lavoro, etc), dovranno consentire anche l’invio di opportuni "alert" agli operatori sanitari di un corteo sintomatologico compatibile con una nuova infezione da COVID-19, in modo da attivare tempestivamente le procedure diagnostiche necessarie e monitorare anche i soggetti paucisintomatici o con comorbilità' rilevanti, e quindi a maggior rischio;

6) Mantenimento e/o attivazione di una rete di ospedali COVID e corridoi alternativi o preferenziali per evitare che il virus possa circolare di nuovo negli ospedali e nelle RSA, da trasformare in centri di diagnosi, isolamento, e smistamento per i casi necessitanti di terapia intensiva, al fine di garantire un intervento rapido ed efficace incaso di qualsiasi allarme anche nei prossimi anni;

7) Riorganizzazione Ospedaliera per il lungo periodo, in modo da garantire sia il graduale ripristino dell’assetto assistenziale normale sia la necessaria flessibilità per fare fronte ad eventuali future emergenze; inoltre, stesura di piani di protezione degli ospedali;

8) Piano complessivo di limitazione del rischio di attivazione di focolai epidemici nei luoghi di lavoro e nel sistema educativo scolastico con profonda ristrutturazione delle procedure e delle attività, che dovranno essere ridisegna- te al fine di limitare la diffusione di virus respiratori. In particolare, per la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori deve essere valorizzato il ruolo del medico del lavoro e del medico competente che può dare un fondamentale contributo nella gestione del rischio e nella sorveglianza sanitaria dei lavoratori;

9) Mappatura del contagio fra gli operatori sanitari, da aggiornare costantemente con periodicità idonea;

10)Attivazione di un adeguato piano di formazione degli operatori del territorio e degli ospedali e di informazione corretta dei cittadini per aiutarli a mantenere la maggiore protezione possibile e a far maturare la consapevolezza che non si potrà tornare alla “vita normale” in tempi brevi;

11)Rinforzo e adeguamento organizzativo e di metodologia di lavoro della medicina generale che, affiancata dalle USCA, ha orientato la sua attività verso un approccio precoce ai casi COVID-19 ma che dovrà necessariamente fronteggiare anche il massiccio impatto che comporterà il riemergere della gestione della conicità e delle malattie acute;

12) Riduzione delle dispersioni di risorse derivanti dalle pratiche burocratiche;

13) Implementazione del fascicolo sanitario, o eventuale altro presidio informatico, per una rapida identificazione all'accettazione negli ambulatori o nei CUP della storia clinica recente dei pazienti in relazione all'infezione daCOVID-19, per lo meno finché non sarà disponibile un vaccino;

14) Assistenza Psicologica per affrontare l’incertezza per il futuro, la paura di una nuova crisi economica e la perdita del lavoro, ma anche la difficoltà di ripensare il nostro modo di vivere, di lavorare in maniera diversa perché non possiamo far sì che tutto torni “come prima”. Per evitare episodi di stress che, se non gestiti, potrebbero generare un disagio ancora più complesso, è necessario individuare alcune categorie di persone da proteggere perché ognuna di loro presenta bisogni specifici:

· le persone colpite direttamente da SARS-CoV-2

· le persone che hanno perso un congiunto o un familiare (rischio di “lutto complicato”)

· il personale sanitario, in tutte le sue componenti, per il rischio di sviluppare la sindrome di burnout

· le persone con disagio psicologico precedente l’epidemia di COVID-19

· le famiglie impegnate nella gestione dei figli, specialmente riguardo alla scuola e alla socializzazione e degli anziani fragili

· le persone che per le mutate condizioni economiche potrebbero perdere il lavoro.

 

Fonte: Ordine Medici Pistoia - Ufficio stampa



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