Conceria, nuovo contratto: assistenza sanitaria integrativa e soldi in più in busta

Nonostante il Coronavirus abbia stravolto il mondo delle concerie, ieri - giovedì 21 gennaio - è stata chiusa una trattativa importante per il settore. Unic, Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil hanno firmato l'ipotesi di accordo di rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro per gli addetti alle aziende conciarie. Resterà in vigore fino al 30 giugno 2023.

La trattativa è stata lunga ed è stata necessaria e vitale una stretta collaborazione tra le parti, in un momento in cui l'emergenza Covid-19 continua a influire in negativo sul lavoro, in particolare in Toscana nel Comprensorio del Cuoio. La firma è, però, una notizia significativa, come ha detto ai microfoni di gonews.it Loris Mainardi, segretario Filctem Cgil Pisa.

Nel nuovo contratto sono presenti elementi richiesti a gran voce dai sindacati e da lavoratori e lavoratrici. "L'accordo prevede un aumento retributivo pari a 65 euro erogato in busta paga, che però nel complessivo arriva a 87 euro. Inoltre è stata introdotta l'assistenza sanitaria integrativa a carico delle imprese per tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici. Vediamo pure i primi decisivi passi nella lotta al dumping" ha riassunto Mainardi.

Ancora Mainardi: "La sanità integrativa è un grande risultato, così come vedere che si inizia a fare qualcosa per il dumping. La strada imboccata è quella giusta. Da parte nostra c'è soddisfazione, se sette-otto mesi fa ci avessero parlato del rinnovo sarei rimasto sbigottito. Invece una firma adesso è importante, fa onore a tutti, anche alle imprese. Si è dimostrato di credere nel futuro".

Come anticipato, l’aumento retributivo sarà pari a 65 euro e verrà erogato in busta paga attraverso tre tranche. Aggiornata la parte dei permessi retribuiti: sarà concesso 1 giorno nel caso di decesso dei genitori di un coniuge o di un convivente in un’unione civile o convivenza civile come previsto da Legge Cirinnà.

Il 2021 per le concerie è iniziato con timidissimi e sparuti segnali. Sono però ancora molti, sulle due rive dell'Arno, lavoratori e lavoratrici in cassa integrazione e poche - pochissime - le aziende che lavorano con continuità. "La speranza è che ci sia la ripresa - ha proseguito Mainardi - ma sappiamo che il 2021 sarà un anno transitorio. Dovremo vedere cosa accadrà dal 1 aprile quando saranno terminati blocco dei licenziamenti e strumenti di integrazione salariale".

Per questo motivo i sindacati stanno cercando di portare l'attenzione delle istituzioni sul mondo del lavoro: "Bisogna stare attenti perché si rischia di mettere a repentaglio il funzionamento del conciario. I numeri non sono buoni, non vanno peggiorati, Bisogna trovare gli strumenti per far sopravvivere le aziende in vista della ripresa. Questa non dovrà avvenire a macchia di leopardo. Dobbiamo pensare a conservare la tenuta del distretto".

Gianmarco Lotti



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