Attesa di sei ore con infarto in corso, Aoup risponde ai familiari della donna

Una donna colpita da infarto avrebbe atteso 6 ore in pronto soccorso all'ospedale Cisanello di Pisa, prima di essere sottoposta a un controllo cardiologico. È quanto denuncia il marito della donna finita in ospedale nel pomeriggio del 31 gennaio. Secondo quanto raccontato dall'uomo sua moglie avrebbe atteso in pronto soccorso dalle 15 alle 22 perché in attesa prima della donna, paziente affetta da demenza con problemi cardiaci, diabete e di pressione alta, c'erano casi più gravi.

Poco dopo le 22 la donna viene visitata dal medico e successivamente dal cardiologo per poi essere trasferita in terapia intensiva in cardiologia intorno alle 3 di notte.

La famiglia della donna ha chiesto il perché di quelle lunghe ore di attesa e, secondo il marito della paziente, la dottoressa con cui ha parlato al telefono gli avrebbe risposto Così i suoi congiunti chiedono ai medici le ragioni di tutte quelle ore di attesa per un infarto e la risposta ottenuta dalla dottoressa sarebbe che "lei l’aveva visitata solo verso le 22 perché prima nessuno le aveva portato la donna".

L'Azienda ospedaliera universitaria Pisana, ha voluto chiarire quanto accaduto.

In relazione alla notizia relativa alla protesta di un familiare per l’attesa di 6 ore in Pronto soccorso di un proprio congiunto con un presunto infarto in corso, è necessaria una puntuale precisazione perché altrimenti si creano equivoci che hanno il solo effetto di spaventare la popolazione.

La paziente in questione, all’arrivo in Pronto soccorso, non presentava i sintomi dell’infarto acuto - ossia segni di ischemia acuta suscettibili di trattamento interventistico emodinamico - e questo bisogna chiarirlo bene perché i sintomi dell’infarto acuto in corso danno accesso immediato all’Emodinamica e ai trattamenti del caso - o tramite triage del 118 o tramite triage in Pronto soccorso - in presenza di un particolare tracciato elettrocardiografico (che è stato subito effettuato dando come esito solo segni di ischemia cronica e alterazioni non specifiche).

Tuttavia, proprio perché affetta da patologia neurologica degenerativa conclamata e da una serie di altre malattie croniche, è stata comunque sottoposta a consulenza cardiologica e a tutti gli esami strumentali e diagnostici previsti, sia dal punto di vista neurologico sia cardiovascolare.

Dalla consulenza cardiologica è emersa solo la necessità di controllare, a distanza, gli enzimi cardiaci e quando questi esami, a distanza di tempo, sono risultati alterati, è stata ricoverata nella degenza specialistica. La patologia cardiologica si è quindi presentata nel corso delle ore di osservazione, durante le quali è sempre stata monitorata con la misurazione dei parametri vitali a intervalli regolari e non ha mai presentato i sintomi di una sindrome coronarica acuta necessitante di interventi di immediata rivascolarizzazione, tanto che non è stata sottoposta a trattamento emodinamico ma solo farmacologico.
In relazione agli aspetti comunicativi, invece, c’è stata qualche criticità e l’Aoup di questo si scusa con i familiari.

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