Luana D'Orazio, cordoglio e sicurezza sul lavoro: i commenti

Luana D'Orazio

Tanti sono i messaggi di cordoglio e i commenti riguardo alla sicurezza sul lavoro in seguito alla tragica scomparsa di Luana D'Orazio la giovane di 22 anni, mamma e lavoratrice, che ieri ha perso la vita in un'orditura di Oste, nel comune di Montemurlo. La stessa Amministrazione comunale oggi ha lanciato una raccolta fondi per sostenere la famiglia di Luana, nell'ottica di "provvedere alle necessità del bambino di appena 5 anni" (Qui la notizia).

Parole espresse ieri anche dal presidente della Regione Giani, "Questa tragedia ci sprona ulteriormente a impegnarci senza sosta per rendere più sicuri i luoghi di lavoro in tutta la Toscana e chiama ancora una volta alla responsabilità di tutti" e dei sindaci di Montemurlo e Pistoia, Simone Calamai e Alessandro Tomasi, luogo di lavoro e di residenza della giovane.

E dalla casa di Agliana oggi ha parlato anche la mamma di Luana, "Sul lavoro non devono morire né ventenni, né trentenni, né più anziani, sono tutte vite umane". Tra i tanti ricordi anche quello dell'attore e regista Leonardo Pieraccioni: "L’ho avuta come comparsa in un mio film, Se son rose, nella scena di una festa. Il ricordo di quella scena di una festa spensierata di ventenni aggiunge ancora più dolore. Perché la vita a vent’anni dovrebbe essere e continuare così, come una festa".

Intanto continuano le indagini sull'incidente.


Sindaco Biffoni: "Di fronte a questo dolore, ribadiamo un impegno forte sulla sicurezza sul lavoro"

Sabri Jallah, 23 anni, residente a Prato e morto sul lavoro a Montale, rimasto schiacciato mentre lavorava ad una macchina automatica apriballe. Luana D'Orazio, 23 anni, residente a Pistoia e morta a Montemurlo, anche in questo caso mentre lavorava all'orditura. Due tragedie che da inizio anno hanno sconvolto la Toscana e che seguono altri incidenti sul lavoro che in questi anni hanno coinvolto anche la città di Prato. "Siamo tutti scossi davanti a queste notizie e almeno per me è impossibile esprimere il dolore - sottolinea il sindaco Biffoni -. In queste ore leggo tante parole di cordoglio, anche da parte di tanti esponenti della politica nazionale. Mi auguro che a queste parole seguano i fatti: un impegno forte sul tema della sicurezza sul lavoro, cosa che Prato chiede da anni e che finoea non ha avuto riscontro. Lo ribadiamo ancora una volta, di fronte a questo dolore".

L'Amministrazione pratese sarà a fianco dei sindacati che venerdì 7 manifesteranno per chiedere alle autorità competenti un maggiore impegno per la sicurezza dei lavoratori: "In questi anni Prato ha fatto da sola, con l'aiuto della Regione Toscana e delle istituzioni sul territorio, con numeri mai all'altezza delle necessità del distretto - ribadisce Biffoni -. Se si vuole che le parole cordoglio non siano solo una reazione emotiva all'enorme tragedia di queste ore, chi ha la competenza in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro provveda con mezzi, strumenti e risorse a far sì che le leggi vengano rispettate". In un momento di grave crisi economica come quello post pandemia, non si deve abbassare il livello di attenzione verso la sicurezza: "In questi anni il distretto ha fatto un lungo lavoro di crescita per tutelare la sicurezza dei luoghi di lavoro, dove spesso imprenditori e dipendenti operano fianco a fianco; adesso è necessario che ci sia anche un supporto ulteriore perché la crisi non rischi di abbassare gli standard di sicurezza fondamentali per evitare queste tragedie". Il sindaco rivolge poi un pensiero alla famiglia di Luana e in particolare al suo bambino: "Le parole sono poca cosa davanti a un dolore tanto immenso. Al piccolo e ai genitori di Luana va l'affetto di tutto il distretto pratese".

Bonafé (Pd): "Sicurezza sul lavoro deve tornare centrale"

“La morte ieri a Montemurlo di una giovane ragazza, una mamma che si chiamava Luana, ci ha lasciato tutti sconvolti. Come è possibile morire a ventidue anni sul lavoro? Come è possibile ancora nel 2021 rischiare la propria vita mentre si lavora a un macchinario? Ogni morte sul lavoro è inaccettabile, ogni giorno una lavoratrice o un lavoratore si reca sul luogo di lavoro e non torna più a casa. La sicurezza sul lavoro deve tornare centrale, non possiamo permettere che succeda più un dramma come quello di Luana, una giovane ragazza con tutta la vita davanti”. Così Simona Bonafè, segretaria del Pd toscano.

Diocesi di Prato, Del Campo: "Questa morte ci interroga, frutto di una cultura del lavoro in declino"

La riflessione scritta da Michele Del Campo, direttore della Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Prato

"Abbiamo appena finito di festeggiare il primo maggio del lavoro e della cura che siamo stati immediatamente travolti dalla tragica morte di una giovane lavoratrice che voleva, attraverso il lavoro, costruirsi una vita dignitosa, non precaria, piena di senso per sé, la sua famiglia, la sua comunità.

Una giovane, una donna, una lavoratrice, una mamma in grado di generare e rigenerare tutte le proprie condizioni di vita, viene travolta da una macchina, da un’organizzazione del lavoro che per quanto potesse essere improntata sulla sicurezza si è dimostrata “insicura”, non adatta al punto da trascinarla verso la morte.

Non voglio addentrarmi in questioni sindacali o di magistratura e non voglio dare colpe, ma riflettere sul significato di questa morte che mi (ci) interroga perché è frutto di una cultura del lavoro in declino e quando questo avviene, si producono gli effetti più diabolici (divisivi) per l’uomo e la donna. L’insicurezza cresce e si manifesta con eventi estremi quando non riusciamo a controllare più le passioni tristi, quando non riusciamo più a vedere un futuro davanti a noi, quando cambiano i modelli organizzativi, sociali, produttivi e non riusciamo a riconoscerli e ad adattarci a essi. La destrutturazione del lavoro dettata dalla crisi, dalla continua riduzione dei costi, dalla de-professionalizzazione, dalla mala-formazione, dall’individualizzazione, dalla logica del tutto e subito, rende tutto più insicuro, più incerto, più “pauroso”, rendendoci immobili, incapaci di agire, di calcolare il “rischio” dell’azione, con la conseguenza di appiattire il pensiero, di creare angosce e di bloccarci di fronte alle difficoltà. Si pensa che tutto si possa vivere in modo individualizzato e questo accentua la dimensione dell’insicurezza al punto che non si riesce più a valutare l’importanza della relazione, del confronto, cioè di quello che mi permette di calcolare il rischio e, di conseguenza, la mia e l’altrui sicurezza.

Immagino Luana, sola nell’affrontare il lavoro, sola nel momento della tragedia. Avrà fatto certamente la formazione e avrà ricevuto anche l’informazione dal proprio datore di lavoro (come previsto dalla legge e in Italia ne abbiamo tante, troppe), ma quello che le sarà forse mancato è la relazione lavorativa, per sentirsi parte di una comunità aziendale con cui approfondire la propria condizione di vita lavorativa e non solo.

Me la immagino sola, incerta, abituata alla routine giornaliera, alla macchina a cui era legata (non fisicamente, ma come parte di sé); a quella macchina a cui doveva prestare attenzione per produrre. Pochi con cui magari confrontarsi, con cui affrontare i propri e gli altrui problemi, le proprie esperienze per rendere l’ambiente più sicuro, più tranquillo.

L’emergenza dell’inaudita morte di Luana ci mette violentemente in rapporto con una realtà che pretendiamo di rimuovere e che può precipitarci in uno stato di “eccezioni permanenti” (è capitato, potrà sempre capitare…), ma non può essere così. La sua morte non è un’eccezione, è la conseguenza del nostro modo di concepire il lavoro solo come un “fare” eliminando il “pensare”. Che cosa posso fare? Questo mi sembra il livello critico ove ci si sente soli e i buoni propositi, se non supportati da significati, da ricerca di senso, si arrestano.

Luana è stata lasciata sola da tutti noi perché ognuno era intento a soddisfare le proprie passioni in un’assenza di condivisione di orientamenti, di orizzonti.

Nel 2021 non si può ancora morire di lavoro e sul lavoro. La sicurezza va garantita, organizzata (non solo per legge) attraverso la negoziazione, la creazione di regole condivise che fanno del luogo di lavoro il luogo massimo di partecipazione e di espressione della creatività, d’ingegno, cercando il modo migliore per non soffrire o morire. La sicurezza del lavoro non è solo un problema d’informazioni da dare ai lavoratori o di formazioni da far fare ai preposti, ai datori di lavoro, ottemperata la quale ci si mette a posto la coscienza. Essa è un mettere in discussione il contesto (produttivo, organizzativo, sociale, culturale) che produce il disagio, lo scarto, la non considerazione dell’umano e della propria storia. È attraverso una funzione critica esercitata collettivamente, dove la relazione prende il primato sulla produzione, che si potrà produrre una nuova cultura del lavoro su cui organizzare un’impresa sempre più sicura. Bisogna continuare a produrre una storia del lavoro umano, un modello organizzativo che permetta di esprimere la capacità inventiva e creativa dell’uomo e della donna per evitare, oggi come ieri, angosce, insicurezza, incertezza. Il torpore della mente inaridisce cognizioni ed emozioni con conseguenze sul piano della partecipazione alla vita aziendale e non solo, producendo una deprivazione in termini di benessere e un’aridità dello spirito.

La morte di Luana deve impegnarci a rimettere al centro la lotta per il buon lavoro. Il lavoro è vita, è relazione con l’altro, è costruzione, è generazione, è creatività, è comunità. La morte insensata di Luana ci porta a riflettere sul fatto che quando si rompe il rapporto con l’altro, si rompe anche il rapporto con la vita; se non si custodisce il fratello, non posso custodire la vita, non posso lavorare come esperienza di benedizione. Se Caino non è più “il custode” di suo fratello, diventa il suo assassino; se non c’è custodia, c’è omicidio, non esiste nessun livello intermedio di mutua indifferenza.

Adesso andremo tutti alla ricerca dei colpevoli, assolvendoci tutti dalle nostre responsabilità e trovando un capro espiatorio, ma se non vivremo questa morte, come “catastrofe vitale” non ci sarà rigenerazione; non ci sarà spirito vitale se non ci metteremo insieme a risolvere il problema e tutto tornerà come prima.

Penso che in questo periodo di vita pandemica e fra poco, si spera, di post pandemia, dobbiamo ripensare il lavoro in modo vitale per evitare morti inutili. Solo così potremo onorare Luana e che Dio l’accolga in gloria e benedica la sua famiglia".

Stella (FI): "Regione conceda subito contributi"

"La Regione Toscana conceda subito i contributi previsti dalla legge regionale n. 57 alla giovane morta sul lavoro in un'orditura di Montemurlo. La legge 57 del 27/10/2008 istituisce il Fondo di solidarietà per le famiglie delle vittime di incidenti mortali sul luogo di lavoro, e nel caso di Luana d'Orazio questa necessità si rende ancora più manifesta, per la giovane età della vittima, che lascia un figlio di cinque anni. Chiediamo alla Regione di attivarsi subito per lo sblocco immediato dei fondi". Lo chiede in una mozione il capogruppo di Forza Italia al Consiglio regionale della Toscana, Marco Stella.

"Il contributo previsto dalla legge 57 - ricorda Stella - non risponde a finalità di carattere risarcitorio, ma esprime una manifestazione di solidarietà da parte della comunità regionale verso le famiglie colpite dall'evento luttuoso, quale sostegno per le più immediate necessità, anche quelle di una adeguata assistenza legale". Nella mozione, Stella Chiede che la Regione Toscana promuova "iniziative informative atte a sensibilizzare sulla tematica della sicurezza nei luoghi di lavoro" e "favorisca l'adozione di nuove tecnologie per garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro e nelle imprese della Toscana".

Bugetti (PD): “Tragedia incredibile, progetto ‘Lavoro Sicuro’ sia visto anche come opportunità per la sicurezza di tutte le aziende”

"La tragica morte di Luana deve non solo interrogare le coscienze di tutti noi su come sia possibile che avvengano tali incidenti, ma soprattutto spingere le istituzioni a mettere in campo ulteriori azioni per mettere al primo posto la sicurezza sui luoghi di lavoro. Le indagini cercheranno di far luce su come sia stato possibile che una giovane operaia finisse incastrata in un rullo e, al di là degli esiti, che oggi, con le tecnologie che abbiamo, possa ancora accadere è un fatto che ci lascia senza parole.

Talvolta anche le aziende che sono attente e rispettose delle normative non sono immuni da incidenti sul lavoro. Intanto, coloro che sono impegnati nelle istituzioni e negli enti di controllo dovranno cercare di comprendere come evitare che tali tragedie possano tornare a ripetersi. Forse, per quanto ci riguarda, bisognerà capire se il progetto “Lavoro Sicuro” della Regione Toscana, che nel 2019 è diventato legge regionale, sia stato pienamente compreso, cioè non solo contrasto all’illegalità, non solo controlli sulle aziende straniere, ma anche opportunità di aiuto e collaborazione per le piccole imprese per sviluppare buone pratiche di sicurezza sul posto di lavoro. Su questo fronte, come su altre iniziative volte a rafforzare la prevenzione e i controlli, metto a disposizione, come sempre il contributo della commissione che presiedo". Così Ilaria Bugetti (Pd), presidente della commissione Sviluppo economico del Consiglio regionale della Toscana sull’incidente mortale avvenuto ieri in un’azienda di Montemurlo.

Petrucci (FdI): “L’assessore Marras venga in Commissione”

“Anche il Consiglio Regionale deve occuparsi di diritti dei lavoratori e sicurezza sui luoghi di lavoro, si apra immediatamente una riflessione profonda in Commissione Sanità e Politiche sociali. La nuova tragedia avvenuta a Montemurlo, nella quale ha perso la vita una giovane donna per di più all’indomani del 1° maggio, ci sbatte in faccia un lavoro sempre meno sicuro. Chiedo al Presidente della Commissione, di cui faccio parte, di convocare l’assessore regionale alle Attività produttive Marras per una prima audizione e, poi, calendarizzare un percorso di approfondimento sul mondo del lavoro” annuncia il Consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Diego Petrucci.

“Nel mondo del lavoro si è ormai stabilizzata la precarietà. E se questo è sempre sbagliato lo è ancora di più quando si tratta di aziende a partecipazione pubblica. La cessione di Toscana Aeroporti Handling, in fase avanzata e che porterà ad una totale privatizzazione della stessa, è soltanto uno di questi esempi. Ci si deve interrogare sul rapporto tra business duro e crudo e il tema dei diritti e delle garanzie dei lavoratori. E visto che Toscana Aeroporti ha ricevuto dieci milioni di euro dalla Regione Toscana, a maggior ragione ci si aspetta che vengano messe in pratica politiche che non siano ispirate solo al profitto, ma che tengano conto dei diritti e delle garanzie dei lavoratori! Non si può pensare che i lavoratori siano solo numeri e che le aziende, soprattutto quelle a partecipazione pubblica, non aprano una riflessione complessiva sui costi sociali ed economici causati dalle stesse politiche aziendali messe in campo” sottolinea Petrucci.

Scaramelli (Italia Viva): "Basta controlli formali, puntiamo sulla qualità del lavoro"

“Morire sul lavoro, nel fiore degli anni, con i sogni e i progetti di lavoratrice e di mamma massacra dignità e sicurezza sul luogo di lavoro”. A dirlo Stefano Scaramelli, vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana (Italia Viva), sulla morte della ventiduenne Luana D’Orazio in provincia di Prato.

“È successo in Toscana, ma purtroppo morire sul lavoro - continua Scaramelli - accade ancora troppo spesso e in ogni dove. Affinché l’orrore delle morti bianche non si ripeta più occorre incentivare la qualità del lavoro, ritmi e pause reali. Basta con i controlli formali. Il lavoro deve essere sicuro. A tutela dei diritti dei lavoratori non basta avere buone leggi. Occorre che non rimangano carta scritta. Costruiamo una cultura del lavoro affidabile, condizioni di lavoro eque e supportiamo con ogni strumento la dignità e la salute di chi lavora. A partire anche dal rafforzamento di organici e professionalità di tutti i servizi di vigilanza”.

Pd Pistoia: "Dobbiamo batterci per la sicurezza in tutti i luoghi di lavoro"

"E’ difficile trovare le parole per esprimere lo sbigottimento e il dolore per Luana, una ragazza di 22 anni, una giovane madre, una giovane operaia tessile che ha trovato la morte in nell’azienda in cui lavorava a Montemurlo. Tutta una vita davanti e una figlia da crescere. Non è concepibile. La sua vita è stata spezzata nel luogo di lavoro che dovrebbe essere, anche se un luogo di fatica, soprattutto un luogo di costruzione del proprio futuro. Ma mai dovrebbe diventare luogo di tragedia. Troppe morti sul lavoro, troppi drammi, nonostante siamo nel 2021 e dovremmo essere in grado di garantire sicurezza e serenità in questi luoghi. Troppe tragedie, tutte dolorose e inconcepibili, ma ancor più intollerabili quando si tratta di giovani e giovanissimi. Non si può continuare a morire a maggior ragione adesso che gli strumenti tecnologici offrono supporti sempre più avanzati. Non ci sono motivi sostenibili.

Dobbiamo batterci e pretendere la sicurezza su tutti i luoghi di lavoro, che sia verificata da controlli costanti, serrati. E poi formazione, tanta formazione. Non dobbiamo chiederlo e basta, dobbiamo pretenderlo e non fermarci nella lotta fin quando non ci sarà garanzia di vera protezione. La sicurezza, la prevenzione, la formazione devono essere priorità assolute nell’agenda dei politici, degli amministratori e un obbligo, il primo, inderogabile per ogni azienda, per ogni realtà lavorativa. Ai familiari di Luana e soprattutto alla sua piccola, va un forte abbraccio". Così Pier Luigi Galligani Segretario provinciale PD Pistoia e  Simona Querci, Responsabile Lavoro della Segreteria provinciale PD Pistoia.

Luana D'Orazio viveva a Pistoia, aveva 23 anni, tutta la vita davanti a sé ed un figlio di 5 anni da crescere. Invece è morta mentre lavorava, rimanendo impigliata nel rullo dell'orditoio in un’azienda tessile di Oste di Montemurlo. Le federazioni di Sinistra Italiana di Pistoia e Prato esprimono il dolore e la vicinanza ai famigliari di Luana di tutti i propri iscritti per questa morte terribile e, allo stesso tempo, ritengono necessario affermare con forza che non è accettabile che si continui a morire sul posto di lavoro.

Sinistra Italiana Pistoia e Prato: "Investire in sicurezza sul lavoro è un obbligo"

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, che deve essere buono, stabile e, soprattutto, sicuro per la salute e la vita dei lavoratori. Le autorità competenti svolgeranno le indagini e assumeranno i provvedimenti di loro competenza. Dal nostro punto di vista ribadiamo che investire in sicurezza sul lavoro è un obbligo legislativo, morale, civile e contrattuale. L’aumento dello sfruttamento, il peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita, il ricatto del posto di lavoro, la precarietà, sono tra le cause principali dell’aumento degli infortuni, delle morti e delle malattie professionali.

Deve essere fermata la strage giornaliera di lavoratori che si ammalano e muoiono per infortuni e malattie professionali. E' inaccettabile che chi lavora rischi infortuni o perda addirittura la vita. Ci rivolgiamo agli organi di vigilanza, alle istituzioni pubbliche: è necessario intervenire con urgenza. Basta morti sul lavoro!

Antonio Vittoria, UGL Pistoia: "Non abbassiamo mai la guardia"

"Le notizie di ieri mi hanno profondamente colpito, come credo sia stato così per tanti. La tragedia di questa giovane ragazza di soli 22 anni, Luana, di questa giovane Mamma, scomparsa in modo così triste e violento a pochi giorni dalla Festa di tutte le mamme, lascia sconvolti e senza fiato. Ho dovuto superare questa enorme sensazione di vuoto che improvvisamente mi ha colpito e avrebbe fatto sì che io rimanessi in silenzio, perché esprimersi su cose del genere, perché per esporsi sul dolore inimmaginabile che ha travolto questa famiglia anche solo per cercare di dare solidarietà a queste persone, veramente non vi sono parole. Il fenomeno delle morti sul lavoro è già di per sé inaccettabile, lo diventa ancor più quando si parla giovanissimi e, ad oggi, a pochissima distanza dal precedente episodio dei ragazzo 22enne nel montalese, non possiamo rimanere inermi. Cos'altro deve accadere ancora? Quali altri segnali dobbiamo ricevere per comprendere la necessità del dover intervenire, a tutti i livelli, per cercare di scongiurare queste tragedie. Quest'ultimo anno e mezzo, fatto oltre che di lutti anche di una profonda crisi economica, forse ci ha fatto dimenticare l'importanza del valore, del rispetto che si deve avere per la vita, per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro. Non fermiamoci mai nell'affermare ciò, nel voler perseguire questo obiettivo, non abbassiamo mai la guardia. A chiedercelo oggi c'è una creatura di pochi anni che guardandoci negli occhi ci dice che quello che è successo non è giusto e che non vorrà vedere intorno a sé altri bimbi piangere perché il proprio Babbo, o come in questo caso, la propria Mamma, la sera non saranno più accanto a loro prima di addormentarsi".



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