Mens Sana Basket 1871: indagati padre e figlio per bancarotta fraudolenta

Falso in bilancio, ricorso abusivo al credito, bancarotta fraudolenta. A Siena sono indagati due imprenditori, padre e figlio di 67 e 33 anni. Si tratta dell'amministratore unico e presidente del Cda della Mens Sana Basket 1871 ssd e dell'amministratore di fatto della società cestistica senese.

Sono entrate in azione le fiamme gialle nella giornata di oggi, mercoledì 7 luglio. A entrambi sono state applicate le misure interdittive del divieto temporaneo di esercitare imprese e uffici direttivi di persone giuridiche o imprese per la durata di un anno.

Le indagini hanno preso il via a seguito dell'esclusione della Mens Sana dalla A2 per motivi finanziari agli albori del 2018-19. Le indagini hanno permesso di scoprire condotte di bancarotta fraudolenta sia documentale impropria che distrattiva, prospettazioni penali corroborate da una attività consulenziale svolta da una professionista contabile incaricata dall’A.G.

Inoltre sono emersi altri reati, con riferimento ad ipotesi di ricorso abusivo al credito, false comunicazioni sociali e ulteriori reati di falso in relazione ad un indebito utilizzo di una casella di posta elettronica certificata che è stata impiegata per indurre in errore gli istituti di credito riguardo falsi rapporti commerciali intrattenuti con soggetti terzi così da poter ottenere, in modo indebito, gli anticipi bancari richiesti.

Al 67enne e al 33enne viene contestato di aver falsato i bilanci di esercizio per consentire alla società sportiva di avere un’immagine di solidità ed efficienza.

Ciò è avvenuto grazie alla fittizia allocazione di poste di bilancio ad hoc: in pratica si parla dell’indicazione di oltre 1 milione di euro di crediti del tutto inesistenti predisposti a nome di ignari terzi soggetti che hanno avuto il solo compito di mascherare una situazione finanziaria già compromessa mistificando una realtà fattuale e documentale totalmente diversa.

Oltre 370mila euro sono letteralmente spariti attraverso operazioni per contanti poste in essere dal 33enne e dal 67enne a favore di società riconducivili a loro stessi. Sono state trovate anche divergenze tra incassi dichiarati alla Siae (240mila euro) e quelli incamerati nelle casse della Mens Sana (170mila euro). Sono venute fuori anche spese personali per alberghi di lusso, ristoranti, profumerie ed acquisti online eseguite dagli indagati a spese della società mediante carte di credito a questa intestati.

Padre e figlio hanno portato all’incasso, tramite l'anticipo bancario, fatture false per prestazioni mai rese e disconosciute dai clienti, ottenendo indebitamente da alcuni istituti di credito ulteriore mezzo milione di euro circa.

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