Keu, 5 mesi trascorsi nel limbo: indagini aperte e cittadini in attesa

(foto gonews.it)

Oltre al sacrosanto ritorno dei ragazzi nelle scuole in presenza, il 15 settembre cade una ricorrenza meno felice. Sono passati 5 mesi dall'apertura del 'vaso di pandora' dell'inchiesta Keu. Il 15 aprile la stampa e la cittadinanza sono venuti a sapere dell'ipotesi di rifiuti delle concerie riutilizzati per sottofondi stradali senza che le particelle inquinanti venissero eliminate. Non solo, la parte più inquietante riguardava il livello che legava le associazioni di categoria, la politica e le istituzioni per 'forzare' lo smaltimento di rifiuti a queste condizioni senza controlli ambientali rigorosi. Quello che ha fatto più scalpore sono i contatti ipotizzati di un gestore dei rifiuti con la 'ndrangheta.

Ma in 5 mesi cos'è cambiato? Sono scorse a fiumi le parole, i commenti, le condanne, le difese. A livello di indagini non ci sono stati grossi sviluppi dopo il grande boom, se non l'attenuazione di molte misure cautelari dopo il ricorso al tribunale del riesame. I vertici di Assoconciatori e Aquarno sono stati cambiati in toto e non vi sono più legami con chi era rimasto impigliato nell'inchiesta. Il capo di gabinetto del presidente Eugenio Giani Ledo Gori è stato rimosso, mentre attende ancora sviluppi il sindaco di Santa Croce Giulia Deidda, indagata, così come il consigliere regionale Andrea Pieroni.

Scendendo al livello dei cittadini, le cose sono rimaste esclusivamente a livello di parole. Molti cittadini dell'Empolese si sono costituiti nel comitato No Keu, che vuole tutelare la salute di chi vive in prossimità della SRT 429, dove sono stati sotterrati rifiuti tossici (la convalida è giunta da Arpat e dalle carte in mano alla procura). Molti i ricorsi per chiedere la rimozione dei rifiuti e si cerca di tenere alta l'attenzione anche a livello mediatico. È stata infatti lanciata una biciclettata domenica 19 settembre tra Sant'Andrea e via Piangrande a Empoli. L'assemblea poi si è estesa fino a temi anche estranei dalla vicenda giudiziaria.

Solo pochi giorni fa l'assessore regionale all’ambiente Monia Monni, ha preannunciato un piano di messa in sicurezza da far partire entro la fine dell’anno per tutti i siti toscani contaminati. Tutti tranne quello sulla 429, per il quale l’iter sembra più complesso. Punto che l'assemblea No Keu contesta fortemente. Infine, manca ancora il progetto per portare le condutture idriche nelle utenze che fino a oggi hanno utilizzato pozzi privati nei pressi della strada regionale che collega Empoli con la Valdelsa. Da Acque non sono giunte novità, così come dai residenti interessati.

Cinque mesi sembrano essere dunque passati invano. Solo la chiusura delle indagini sembra poter essere la chiave di volta per il nuovo corso. Presunti colpevoli e vittime certe sono ancora costretti a coabitare nello stesso purgatorio.

Elia Billero



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