Falsi contratti per rinnovare i permessi di soggiorno, 7 arresti a Prato

Falsa documentazione per rinnovare il permesso di soggiorno a cinesi migrati in Italia senza i diritti. Per questo la guardia di finanza assieme a Inps, municipale e Asl ha portato all'esecuzione di 7 arresti ai domiciliari e 1 obbligo di dimora nel territorio di Prato (tra questi tre di origine cinese e cinque italiani, 2 di questi consulenti del lavoro e un commercialista).

In totale sono 210 le persone indagate (193 di origine cinese e 17 italiani): 10 sono titolari/soci e 19 dipendenti di studi professionali mentre 181 sono gli individui di nazionalità cinese che hanno indebitamente fruito del rinnovo del permesso di soggiorno (52 imprenditori occulti, 46 prestanome ed 83 lavoratori fittiziamente assunti da ditte fantasma).

Contestati circa 7,6 milioni di euro di evasione contributiva. I reati contestati - a vario titolo - sono quelli di falsità ideologica, per induzione, commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, favoreggiamento, ai fini di profitto, della permanenza nel territorio dello Stato di stranieri privi di titolo nonché di contraffazione, alterazione o utilizzo di documenti al fine del rilascio di un permesso di soggiorno.

Ben 142 le perquisizioni locakli e personali. Hanno operato 400 finazieri.

Il sistema riguardava 7 studi professionali che lavoravano nel distretto del tessile pratese. Con dei prestanomi invece degli imprenditori reali, che figuravano poi come dipendenti, era possibile mascherare sotto ditte individuali illeciti l'evasione fiscale e dei contributi, l'approvvigionamento irregolare di materie prime, lo sfruttamento del lavoro e il riciclaggio di profitti illeciti.

L'operazione chiama Easy Permit era partita da un controllo della polizia municipale di Prato nel Macrolotto, dove era stata rilevata una ditta di confezioni inesistente, sebbene avesse numerosi operai con posizioni aperte presso l'Inps. Da lì la voragine del sistema di illegalità. I professionisti coinvolti , dietro corrispettivo e servendosi delle proprie strutture - predisponevano falsa documentazione contabile per i prestanome
formalmente a capo delle imprese, producendo redditi di lavoro autonomo prodotti in forza della simulata titolarità (tra cui bilanci provvisori di esercizio e dichiarazioni dei redditi). In più producevano inesistenti rapporti di lavoro subordinato per gli effettivi imprenditori occulti, veri domini delle stesse ditte nelle quali risultavano dipendenti (ultime tre buste paga, modelli UNILAV, certificazione unica dei redditi).

In definitiva, la falsa documentazione prodotta ha consentito ai malfattori di indurre in errore il personale dell’Ufficio Immigrazione delle competenti Questure, il quale - riscontrata in assoluta buona fede la rispondenza della documentazione esibita - ha concesso il richiesto rinnovo del permesso di soggiorno.

 



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