Arte, le rose di Giorgio Giolli all'Orcio d'Oro

L’Orcio d’Oro – lo spazio espositivo di San Miniato, nella Torre degli Stipendiari che si apre sotto la porta che conduce al Seminario - a partire dal 10 dicembre, dedica una mostra alle rose di Giorgio Giolli.

Le rose sono per l’artista sanminiatese un po’ come le mele di Cezanne, non soddisfano mai il loro creatore, che continua a ripeterle, trovando comunque infinite variazioni. Ecco dunque dei risultati splendidi, che durano il tempo di un fiore reciso, poco più di una notte. Al mattino, la stessa mano che li ha creati, ci interviene, cambiando completamente struttura e risultati, mutando completamente l’opera.

Ma queste rose, che i curatori della bella esposizione hanno cercato di “fermare”, per creare una delicatissima mostra, sono anche un omaggio alla donna. Vengono ad appoggiare l’impegno di gruppi che a San Miniato lavorano contro la violenza e il femminicidio. Tra queste donne dobbiamo almeno ricordare l’architetto Anna Braschi, che tanto ha voluto questa esposizione, che tanto fa per San Miniato, per la sua “forma urbis”, e naturalmente per le donne, a cui è stato dedicato un meraviglioso roseto lungo i Vicoli Carbonai.

Erano anni che Giolli non si impegnava in un rapporto con il pubblico e il progetto risultava troppo affascinante per non approfittarne, e scoprire alcune splendide opere nello studio che si apre sulla valle di Borghizzi, davanti a Scacciapuce. Ne è nata la mostra intitolata “Rose, Cristi e altre perle”, che illumina il lavoro di Giorgio Giolli, in un impegno molto appartato ma di grande valore artistico.

Saranno poi le splendide opere dedicate soprattutto al Compianto di Cristo, che completeranno la mostra, con i colori e le forme di un grande maestro della pittura contemporanea.

Come ha detto Andrea Mancini, curatore della mostra, insieme ad Aurelio Cupelli, al quale si deve la redazione del catalogo e le foto che lo accompagnano: “Ci piacerebbe che una istituzione si rendesse conto dell'importanza del lavoro di Giolli, l’allievo principale di Dilvo Lotti, e ne cominciasse a studiare il percorso, documentandone l'evoluzione e tutto quello che ci sta intorno. Cominciamo noi, pur coscienti dei nostri limiti, ma innamorati delle rose e anche delle altre bellissime tele e tavole che adesso vengono portate in mostra”.

La mostra che ospiterà alcune serate dedicate proprio alle donne, si protrarrà per tutte le feste di Natale, fino ai primi di gennaio.



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