Toscana e criminalità organizzata: è la regione più utilizzata per investimenti "esterni"

Il quinto rapporto della Regione Toscana, commissionato anche quest’anno all’Università di Pisa, conferma che “la Toscana è la prima regione utilizzata per gli investimenti dalle organizzazioni della criminalità organizzata, fuori dai loro territori. Siamo arrivati a 541 immobili confiscati tra poderi, terreni, case, appartamenti, fondi commerciali, fabbriche, in tutto il territorio regionale”. La commissione Affari istituzionali, presieduta da Giacomo Bugliani (Pd) ha tenuto questa mattina un’audizione dell’assessore regionale Stefano Ciuoffo, in merito alla ricerca sui fenomeni di corruzione e di criminalità organizzata in Toscana. In apertura di seduta, il presidente ha voluto ricordare David Sassoli, presidente del parlamento europeo, morto questa notte, “uomo delle istituzioni tanto importante e di grande levatura”.

“Come Regione, non abbiamo nostre forze di polizia, ma siamo responsabili della tenuta del tessuto sociale – dice l’assessore –, di una trama territoriale che deve poter isolare ed espellere elementi che ne distorcano l’organizzazione, si allontanino dalla legalità e determinino appesantimenti e criticità nella nostra economia, alterando la concorrenza e l’equilibrio economico dei nostri distretti, con sacche di illegalità dove si annidano sfruttamento, lavoro nero, insicurezza. Le istituzioni devono essere capaci di rispondere”. Il rapporto “è uno strumento utile e orienta il nostro operato”. Per il 2022, “sono state messe a disposizioni dei Comuni risorse per un milione e mezzo di euro per la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie. Altri 2milioni saranno stanziati per l’anno successivo”.

Presenza delle mafie, ricaduta dei loro investimenti, contrasto nei territori “che si può fare diventando protagonisti, riappropriandosi di ciò che viene sottratto alla criminalità organizzata e facendolo diventare occasione di valorizzazione del tessuto sociale”.

Ciuoffo cita il caso di Suvignano, “esempio nazionale, modello replicabile per capacità di creazione di economia e occupazione. Insieme alle associazioni di categoria siamo stati capaci di rigenerare un’azienda agricola e fare percorsi educativi e culturali”. Sui beni confiscati, aggiunge Ciuoffo, “vale la pena anche andare oltre: spesso le mafie operano come un contagio progressivo, assumono un volto difficilmente identificabile, si infiltrano nella nostra economia con quella che la Dia chiama operazione di ‘mimetismo’. Questo processo deve essere smascherato, con rinnovato senso etico e maggiore attenzione anche da parte delle categorie professionali, che spesso inconsapevolmente – mi auguro – diventano il volto buono di quegli investimenti”.

In generale, dice ancora l’assessore, il quadro “segna un peggioramento: soprattutto a causa del traffico di stupefacenti provenienti dal Sudamerica, con un ruolo centrale del porto di Livorno. Il sequestro di diverse tonnellate di droga è, spero, un dato anomalo, ma purtroppo viene confermato da successivi e ulteriori sequestri”. In questo settore, “la ‘ndrangheta calabrese è protagonista di questo circuito, con una ricaduta di suoi investimenti in quell’area che deve essere monitorata e contrastata”.

Altro aspetto: il caporalato. “È oggetto di attenta valutazione da parte della Giunta, valutiamo azioni di contrasto. Non ci fermeremo alla stesura di protocolli”. Qui si tratta di “estendere l’esperienza dell’area pratese, che è iniziata più di sei anni fa con la creazione di un modello di contrasto che non ha eguali nel Paese. Ha determinato un’azione efficace che ha riorientato il comportamento di un’intera comunità, quella cinese”. I nostri distretti economici, “penso a quelli della moda, dell’oro, del marmo, della nautica, sono tipicamente soggetti a questo tipo di illegalità, di caporalato, elusione, evasione, lavoro nero”. Il controllo delle filiere produttive della nostra regione “deve essere messo in luce e tutto tracciabile”. Serve un’azione che comporta “ancora una volta nuova coscienza e capacità di essere coerenti tra obiettivi dichiarati e azioni concrete”.

Questo rapporto ci consegna un allarme, che è determinato da due fattori, conclude Ciuoffo: “La nostra economia era riuscita a recuperare dieci anni di crisi, poi è arrivato il Covid. Oggi c’è una straordinaria opportunità di investimento”. Questi due elementi “possono innescare nuove forme di criminalità. Dobbiamo mantenere ferma la barra sull’efficacia delle nostre azioni. Serve un senso etico nuovo e rinnovato”.

Il presidente Bugliani ha ringraziato l’assessore per “l’esaustiva illustrazione”. La consigliera Valentina Mercanti (Pd), che aveva sollecitato l’audizione di Ciuoffo, come ha spiegato il presidente Bugliani, si dichiara “quasi sollevata che al primo posto non ci sia il tema dell’usura e tranquillizzata dal lavoro che la Giunta sta facendo sulla legalità”. La preoccupazione, aggiunge la consigliera, “non arriva dalle istituzioni, ma un po’ dalla cittadinanza: vedo una sottovalutazione rispetto a questi temi. Passata la stagione delle grandi stragi, sembra che i cittadini pensino che da noi la mafia non esiste. La stessa sottovalutazione vedo da parte dei professionisti, in gran parte inconsapevole e in buona fede. Mi sembra anche che non ci sia anche nell’associazionismo la stessa vivacità che c’era diversi anni fa”. Serve un impegno “per un’opera di sensibilizzazione della cittadinanza. Bisogna ricominciare ad andare nelle scuole. Serve anche il recupero di un’etica dell’acquisto. Cittadinanza e categorie inserite un sistema di rete per affrontare un momento in cui ci saranno le condizioni più favorevoli alle infiltrazioni, sia a causa delle situazioni di crisi locale, sia per la straordinaria capacità di spesa che si prospetta in questa fase”.

Secondo il capogruppo di Fratelli d’Italia, Francesco Torselli, “i 541 sequestri di beni immobili effettuati sono motivo di orgoglio”. La crisi attuale dell’economia toscana diventa “terreno superfertile per una criminalità che non è più quella della coppola e della lupara, ma ha l’aspetto presentabile di professionisti in giacca, cravatta, doppiopetto”, dice Torselli. L’altro grande tema “è il lavoro: non solo caporalato, ma anche manovalanza della criminalità organizzata. L’idea di esportare il modello Prato è quanto di migliore si possa auspicare: ha portato a risultati concreti, noi saremo favorevolissimi”. Il “grande assente” nella relazione di Ciuoffo, è a suo giudizio “la mafia straniera: cinese, dell’Est Europa, nigeriana spaccio, prostituzione, traffico di esseri umani”. Torselli auspica “un dialogo continuo con il Consiglio regionale, questo dialogo non sia limitato a oggi” e chiede “un grande lavoro sull’informazione. La Regione può fare tantissimo, andare a raccontare nelle scuole per proporre contro-modelli e spiegare che non sono eroi quei ragazzi che per avere la avere una bella macchina e una bella ragazza accanto gettano via la propria vita”.

Marco Casucci (Lega) ringrazia Ciuoffo per “l’esposizione compiuta”, e ricorda che la provincia di Arezzo, “dalla quale provengo, rimane purtroppo la prima in Toscana per numero di beni confiscati, che, secondo dati aggiornati al 5 gennaio, sono saliti in tutta la Toscana a 609” e fa riferimento a una propria interrogazione presentata nel mese di luglio. Si domanda “quanto incidono le mafie straniere nella nostra economia?”. Anche per Casucci, “è importante che vi sia un’interazione continua con la Giunta. Occorre tenere altra la guardia a difesa economia nostra regione. I protocolli di legalità con gli enti locali sono importanti”.

“Dobbiamo liberarci da una sorta di timore – dice l’assessore a conclusione del dibattito –, come se l’operazione di verità contrastasse con l’immagine positiva della nostra regione. Le due cose non contrastano. Se noi riusciamo non solo a rilevare i fenomeni, ma a mostrare congiuntamente anche ciò che mettiamo in campo, l’azione e la reazione costituiscono insieme elemento che arricchisce i punti di forza della nostra regione. Scoperchiare fino in fondo anche queste complessità può essere elemento di verità che consolida valori fondanti della nostra comunità. Con un’operazione di verità, anche tra di noi, potremo creare strumenti adeguati a dare delle risposte adeguate”.

Fonte: Regione Toscana - Ufficio Stampa



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