Terre degli Uffizi, una mostra sul rapporto tra il “Papa Guerriero” e Anghiari

Il ritratto di Giulio II prestato dagli Uffizi (Foto Stefano Casati)

L’inedito legame fra Giulio II, il “Papa Guerriero”, con la cittadina toscana degli uomini d’arme, Anghiari, è al centro della terza mostra di Terre degli Uffizi nel 2022, un progetto di Fondazione CR Firenze e Gallerie degli Uffizi che sviluppa i rispettivi programmi Uffizi Diffusi e Piccoli Grandi Musei, inteso a valorizzare il patrimonio artistico regionale portando le opere in vari centri toscani.

La mostra, intitolata ‘Il Papa Guerriero Giuliano della Rovere e gli uomini d’arme di Anghiari’, fa seguito a quella tenuta l’anno scorso, sempre nell’ambito di Terre degli Uffizi, (in quel caso il titolo era ‘La Civiltà delle Armi e le corti del Rinascimento’). Quest’anno vengono proposte nuove storie e scoperte sugli uomini d’arme, ceto sociale che contraddistingue Anghiari fra Quattrocento e Cinquecento.

La grande novità riguarda le relazioni di Giuliano della Rovere (futuro papa Giulio II) con Anghiari, dove nell’ottobre del 1476 venne ospitato da un uomo d’armi del borgo toscano che risponde al nome di Mazzone di Gregorio. La famiglia di quest’ultimo era una delle più influenti del notabilato anghiarese fra ‘400 e ‘500 e già aveva ricevuto ad Anghiari Federico da Montefeltro e membri della corte urbinate. In seguito Mazzone, in virtù di questa vicinanza con il “Papa guerriero”, fu nominato “Bartolomeo Valentino Mazzoni d’Anghiari” e non solo ammesso dal Della Rovere fra gli “amici, familiari e comensali”, ma anche esentato da tutte le “gabelle e passi di qualsivoglia luogo per tutte le robbe: i libri, argenti et altro per uso della persona sua”.

La mostra, a cura del direttore del Museo Gabriele Mazzi, vede protagonista un ritratto di Giulio II prestato dagli Uffizi, copia attribuita a Giulio Romano dal famoso ritratto del pontefice realizzato da Raffaello. Quel dipinto ebbe fin da subito un tale successo che ne vennero fatte numerose repliche e copie, tra le quali una di Tiziano a Palazzo Pitti a Firenze, una alla Galleria Borghese di Roma e un’altra allo Städel Museum di Francoforte. Giulio II è ritratto fra l’ottobre/dicembre 1510 e il marzo 1512, in un momento di forte debilitazione fisica, quando giurò di farsi crescere la barba fino a quando i francesi non fossero sconfitti. Malgrado si trattasse di un ritratto di Stato, il “papa guerriero”, che si meritò il soprannome per le sue frequenti campagne militari, venne dipinto da Raffaello come un uomo stanco e preoccupato, in un’immagine di sorprendente acume psicologico, che venne esposta dopo la morte il 12 dicembre 1513 nella chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma.

Sempre dalle Gallerie degli Uffizi arrivano anche due opere di Antonio Tempesta che attestano il successo delle teorie e dei disegni di Leonardo per battaglie di cavalleria.

Tra queste, l’incisione di Gérard Edelinck nel Museo della Battaglia e di Anghiari, tratta dal cartone vinciano per Palazzo Vecchio, è la più importante testimonianza.

Gli uomini d’arme anghiaresi vissuti nel Quattrocento hanno avuto importanti contatti con gli ambienti italiani più colti e all’avanguardia del periodo, rivelando una situazione sorprendente rispetto a quanto si conosceva. Questi personaggi infatti investono nel proprio prestigio al pari dei loro più illustri omologhi: attraverso di loro il paese si riscatta da centro rurale e diventa una piccola corte rinascimentale. Le notizie d’archivio ci conducono a riflettere sull’effettivo apporto di questa gente d’armi nella vita di Anghiari. Sembra che essi furono tra i pochi, al tempo, in grado di elevare il livello culturale del borgo fortificato, prestando il proprio aiuto nell’organizzazione dei cantieri di opere fortificate ancora oggi visibili e di importanti edifici religiosi, patrocinando cappelle e sepolture per sé stessi e le proprie famiglie, commissionando opere d’arte nella vicina Firenze, perseguendo prestigiose politiche matrimoniali. Questo singolare contesto storico di Anghiari è un caso unico in Italia, che oggi permette alla cittadina di avere relazioni con i più prestigiosi musei e centri di ricerca d’Italia.

“Le guerre nel Rinascimento erano sporche e sanguinose come quelle che si combattono ai nostri giorni – ricorda Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi - ma in questa mostra esse rimangono nell’ombra e lasciano il passo alla Storia, alla scoperta straordinaria del legame di Anghiari con una delle più interessanti figure del suo tempo, Giulio II, il papa che commissionò a Raffaello e a Michelangelo le loro maggiori imprese artistiche. Questa è stata l’occasione per illustrare con opere degli Uffizi una serie di personaggi del tempo e le loro imprese che non furono solo militari, ma che contribuirono ad abbellire la loro città e ad aprirla al mondo. È grazie anche a questi antichi uomini d’arme che, arrivando ad Anghiari, rimaniamo incantati dalla bellezza del posto”.

“Siamo lieti di tornare ad Anghiari, per la seconda volta, con Terre degli Uffizi – afferma Gabriele Gori, direttore generale di Fondazione CR Firenze -questo testimonia la vivacità e il fermento del territorio attorno all’arte. La mostra è un’occasione per ricostruire pezzi di storia che rinsaldano le radici della cittadina degli uomini d’arme”.

“La mostra - dichiara il sindaco di Anghiari Alessandro Polcri - si pone in stretto dialogo con l’esposizione precedente che ha visto un grande intessere da parte del pubblico, registrando un notevole incremento di visitatori e un forte interesse per la tematica trattata. Quest’anno l’esposizione si arricchisce con il prestito di altre opere, tra cui il ritratto di Papa Giulio II che ci permette di proseguire nella cornice degli stretti legami che il notabilato di Anghiari seppe intessere con le personalità più in vista del tempo. Un ringraziamento speciale al direttore del museo Gabriele Mazzi che ha saputo in questi anni ri-scoprire alcune delle pagine più belle ma sopite della storia di Anghiari, che trovano la ribalta grazie a questa iniziativa di Le Gallerie degli Uffizi e della Fondazione CR Firenze. Va inoltre sottolineato anche il grande contributo dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, che tramite il Dipartimento di Studi Umanistici ha fatto sue queste tematiche per uno studio più approfondito sull’argomento, non solo anghiarese, della società quattrocentesca”.

Fonte: Fondazione CR Firenze - Ufficio Stampa



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