All'Orcio d'Oro mostra di Vittoria Becchetti e Valerio Comparini

‘Excrementi Humanitas’, Il titolo della mostra che si inaugura mercoledì 1 giugno alle 18 all’Orcio d’Oro di San Miniato (aperta fino all’11 giugno compreso, orario 18-19 e 30), ne rappresenta bene anche il contenuto, si tratta di un viaggio nella nostra vita quotidiana, accompagnati da almeno una parte delle nostre eiezioni, cioè le nostre feci, la cacca. I due artisti, Vittoria Becchetti e Valerio Comparini, abitano a Santa Croce sull’Arno, conoscono bene l’argomento, il loro paese è stato capitale dell’inquinamento, ma ha anche saputo raccogliere, dentro all’enorme depuratore, i reflui, le acque che escono dalle concerie.

“Anch’io – ha detto il curatore della mostra , Andrea Mancini – vengo dalla ‘Toscana brutta’, lo scriveva un grande critico come Enzo Carli, dove ha preso vita – e non è evidentemente un fatto secondario – tutto un movimento artistico, intorno al cosiddetto Circolo del Pestival, che non è un Festival, semmai è una Festa della peste, un Pestival appunto. Da qui sono nate esposizioni sconvolgenti (dedicate per esempio ai topi) e poi anche nuove tecniche espressive, percorsi visivi, meravigliose immagini della morte e dello sporco, teatro, musica, poesia. Qualcosa di cui si comincia addirittura a scrivere di storia”.

C’è naturalmente tutto questo, dietro al lavoro di cui stiamo parlando, ma c’è anche altro, un modo un po’ goliardico di attraversare la realtà, di vivere il presente, legandosi magari alla “merde” di Ubu Roi dell’amato Alfred Jarry e ad altri viaggi un po’ sconclusionati dell’avanguardia del 900. Sì, certo, perché la storia evocata dai due artisti è quella di una passeggiata, abbigliati con capi più o meno eleganti e ogni volta più o meno decorati da grandi merde umane. Questo fino alla fine, fino a quando Vittoria e Valerio si buttano in un laghetto, per lasciare gli stronzi a terra, sulla terra. Ma la merda è il destino, non si riesce mai a liberarsene: neanche stavolta i due eroi ce la faranno. “L’hanno consumata con il tè – dice ancora Mancini -, ci hanno lavorato o giocato insieme, hanno pregato con lei, ne hanno fatto costumi e compagnia, stendipanni e porta enfant, mutandoni, occhinasuti, e adesso questo elemento li segue e galleggerà dietro di loro, come un pallone del subacqueo, a segnalare la loro presenza e forse anche l’assenza”.

Fonte: La conchiglia di Santiago - Ufficio stampa



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