Gdf Prato, celebrato il 248esimo anniversario della fondazione del Corpo

Nel corso di una breve ma sentita cerimonia tenutasi nei locali del Comando Provinciale di via Ferrucci, i Finanzieri di Prato hanno celebrato il 248° anniversario della fondazione del Corpo.

Schierati, dinanzi al Comandante Provinciale Colonnello Massimo Licciardello, i militari in servizio ed una rappresentanza della locale Sezione dell’Associazione Nazionale Finanzieri in Congedo.

Nel corso della cerimonia sono state consegnate alcune delle ricompense di carattere morale concesse alle Fiamme Gialle pratesi protagoniste di recenti importanti operazioni di servizio.

L’occasione è stata inoltre propizia per salutare il Tenente Colonnello Federico Pecoraro ed il Tenente Bruno Ferrara, rispettivamente Comandante ed Ufficiale in forza al Gruppo, i quali - al termine di una proficua esperienza alla sede di Prato, costellata da lusinghieri risultati - raggiungeranno a breve altri Reparti del Corpo dove sono stati recentemente trasferiti.

Si è infine proceduto all’inaugurazione di una splendida opera dedicata alla Guardia di Finanza di Prato, collocata all’ingresso della Caserma, realizzata dal noto artista pratese Fernando Montagner.

LOTTA ALL’EVASIONE, ALL’ELUSIONE E ALLE FRODI FISCALI

Nel 2021 la Guardia di Finanza di Prato, secondo le linee di indirizzo demoltiplicate dal Comando Generale al susseguirsi delle normative emanate nel corso della fase emergenziale, ha concentrato la propria attenzione sugli obiettivi ritenuti indifferibili e cogenti, ovvero connotati da elevati e concreti profili di rischio in quanto maggiormente lesivi degli interessi erariali e delle regole della concorrenza e del mercato, nonché sulle condotte illecite più direttamente correlate alla contingenza sanitaria.

Dal 1° gennaio 2022, l’attività istituzionale del Nucleo di Polizia economico-finanziaria e del Gruppo ha poi ripreso a pieno regime.

Nel periodo (dal gennaio 2021 al maggio 2022), sono stati eseguiti, nel comparto fiscal-tributario, 430 interventi che hanno portato alla constatazione di oltre 102,5 milioni di euro di base imponibile sottratta ad imposizione e di un’evasione di oltre 102 milioni di Euro di IVA.

Scoperti ben 51 evasori totali completamente sconosciuti al fisco e 2 evasori paratotali; 99 i soggetti che sono stati denunciati per reati fiscali, mentre sono stati scoperti 28 lavoratori in nero e 154 irregolari.

CONTRASTO AGLI ILLECITI NEL SETTORE DELLA TUTELA DELLA SPESA PUBBLICA

Una significativa aliquota delle risorse della Guardia di Finanza di Prato è costantemente indirizzata al contrasto degli indebiti accessi agli strumenti finanziari demoltiplicati sul territorio grazie alle normative susseguitesi nel tempo con l’intento di sostenere imprese e professionisti in sofferenza a causa della crisi emergenziale.

82 i controlli eseguiti nei confronti di persone fisiche e giuridiche che si sono avvalse di finanziamenti previsti dal Decreto Liquidità” e dal “Decreto Rilancio”.

Di questi, 47 hanno riguardato i finanziamenti garantiti dallo Stato, 35 i finanziamenti a fondo perduto e si sono conclusi – rispettivamente – con 10 e 2 indebite percezioni segnalate alla Procura della Repubblica di Prato ed agli Ente eroganti, per la revoca.

Sempre nell’ambito della multiforme attività di contrasto agli illeciti in materia di spesa pubblica, i finanzieri del Gruppo di Prato hanno eseguito un ampio monitoraggio finalizzato alla verifica della regolare erogazione agli aventi diritto di altre forme di sostegno alle persone. In particolare:

- sono stati effettuati 56 controlli ad altrettanti fruitori di reddito di cittadinanza, conclusi con la denunzia di 47 responsabili di indebita percezione;

- sono stati segnalati alla locale Autorità Giudiziaria 7 soggetti i quali hanno illecitamente percepito assegni sociali per un ammontare complessivo pari a circa 260.000 euro;

- 40 soggetti indebiti percettori di “buoni spesa” concessi in concomitanza con l’emergenza pandemica sono stati infine segnalati al Comune di Prato, Ente erogatore.

Da rammentare, inoltre, un’indagine di polizia giudiziaria nel settore del “sostegno al lavoro” - Cassa integrazione, culminata con la denuncia - per il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche - dei due titolari di uno studio professionale di Prato i quali avevano falsamente attestato la sospensione della propria attività lavorativa durante la fase di emergenza epidemiologica, al fine di conseguire i fondi erogati dall’INPS a sostegno delle imprese.

In particolare, emergeva che - nel periodo coperto dall'intervento del Fondo - dieci su dodici dipendenti dello studio avevano svolto regolarmente l’attività lavorativa, ricevendo la normale retribuzione, sebbene le relative buste paga risultassero di un importo ridotto.

CONTRASTO ALLA CRIMINALITÀ ECONOMICO-FINANZIARIA ANCHE ORGANIZZATA

Di particolare spessore le attività di servizio concluse dalla Guardia di Finanza pratese nel contrasto alla criminalità economico-finanziaria ed a tutela dell’economia legale, alcune delle quali hanno avuto risonanza a livello nazionale.

Tra queste:

- l’operazione “Lavoribus” del Nucleo PEF nel settore del contrasto al sommerso di lavoro, le cui indagini sono scaturite dalla denuncia di tre cittadini africani che lamentavano le condizioni in cui erano costretti quali operai di una pelletteria di Poggio a Caiano.

Nel corso delle indagini, delegate dalla locale Procura della Repubblica, è stato riscontrato l’effettivo sfruttamento - da parte di una coppia di coniugi di imprenditori di origine cinese inquadrati nella propria impresa come dipendenti - in danno di 18 extracomunitari costretti a massacranti turni di lavoro di 12 ore giornaliere per 6 giorni settimanali, con stipendi mensili irrisori, senza tutele sindacali e nessun diritto in materia di malattia, tredicesima o ferie, ed in alcuni casi sottoposti addirittura a punizioni corporali.

I due responsabili sono stati sottoposti a misura di custodia cautelare; si è inoltre proceduto al sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, disposto dall’Autorità Giudiziaria, fino all'ammontare di 900mila euro di beni nella loro disponibilità nonché di 45 macchinari utilizzati per la commissione del reato di sfruttamento.

Sono stati inoltre segnalati all’Autorità Giudiziaria i due responsabili dell’impresa italiana commissionaria, per la quale la ditta cinese operava, ritenuti quanto meno consapevoli delle condizioni di sfruttamento praticate;

- l’operazione “Easy Permit” del Nucleo PEF, che ha consentito di fare emergere l’attività illecita posta in essere da sette studi professionali di gestione della contabilità e consulenza del lavoro, finalizzata a garantire l’indebita permanenza in Italia di cittadini di etnia cinese. Il sistema illecito individuato si incardina peraltro nei meccanismi di “schermatura” ai quali ricorrono frequentemente le numerose imprese a conduzione cinese del Distretto tessile che, alimentati per la loro concreta realizzazione dal contributo professionale degli studi oggetto di indagine, hanno consentito di ricorrere all’interposizione di soggetti “prestanome”, capaci di occultare l’effettiva titolarità della gestione dell’impresa, così assicurando ai reali imprenditori di sottrarsi alle responsabilità penali, amministrative e fiscali connesse alla gestione dell’impresa.

Questi i numeri complessivi dell’operazione: otto individui sono stati sottoposti a misure cautelari emesse dalla locale Autorità Giudiziaria; tra essi, due consulenti del lavoro ed un commercialista, segnalati anche ai rispettivi Ordini professionali.

210 le persone indagate, tra le quali 10 titolari/soci e 19 dipendenti di studi professionali e 181 i soggetti che hanno indebitamente fruito del rinnovo del permesso di soggiorno. In virtù delle indagini eseguite l’Inps di Prato ha contestato circa 7,6 milioni di evasione contributiva;

- un’operazione del Gruppo in materia di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte nei confronti di un’imprenditrice cinese, debitrice nei confronti dell’erario di consistenti importi maturati per imposte non versate; la donna, titolare di una ditta individuale del distretto pratese, aveva ceduto una civile abitazione al proprio figlio, assunto poco prima alle dipendenze di un’altra impresa: un trasferimento di proprietà fraudolento, simulato al fine di mantenere il godimento del bene in danno delle ragioni del creditore pubblico. Peraltro, l’impresa acquirente, sebbene formalmente intestata ad un prestanome, era comunque riconducibile di fatto alla stessa donna. Accogliendo le proposte della G. di F., l’Autorità Giudiziaria ha emesso un provvedimento di natura ablativa, cui i Finanzieri hanno dato pronta esecuzione sequestrando l’immobile nonché conti correnti per un valore complessivo di circa 420mila euro;

- un’importante operazione di polizia giudiziaria nel settore dei reati fallimentari a carico di una società di capitali operante nel ramo immobiliare e dichiarata fallita.

Nel corso delle indagini è emerso che l’amministratore unico, in concorso con altri responsabili, aveva distratto dal patrimonio della fallita un ramo d’azienda nonché la quasi totalità del patrimonio netto, fatto confluire – mediante un’operazione di scissione – in un altro soggetto economico sostanzialmente riconducibile agli stessi individui, in tal modo sottraendo ai creditori cospicue somme di denaro. Le gravi ipotesi di reato hanno portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare per l’amministratore unico della fallita, oltre alla contestazione dei reati di bancarotta fraudolenta, false comunicazioni sociali, auto-riciclaggio nonché omesso versamento di ritenute IRPEF per un totale di oltre 7 milioni di euro. È stato inoltre disposto il sequestro preventivo del patrimonio dell’indagato, tra cui beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie e valori fino alla concorrenza dell’importo di circa 1,1 milioni di euro;

- due distinte operazioni di servizio del Nucleo PEF di Prato - coordinate dalla locale Procura della Repubblica - a contrasto del diffuso fenomeno dell’approvvigionamento illecito delle materie prime utilizzate da imprese cinesi che operano nel settore delle confezioni, concluse - rispettivamente - con il sequestro di 8,7 ed 1,5 milioni di metri di tessuto importati di contrabbando dalla Cina da parte di imprese con sede nei Paesi dell’Est Europa, create ad arte ed anch’esse riconducibili a soggetti di origine sinica, e da queste formalmente ceduti in sospensione di imposta, mediante fittizie operazioni intracomunitarie, in favore di imprese nazionali, inesistenti o inattive. Oltre 4,5 milioni di Euro i diritti di confine e l’IVA complessivamente evasi;

- l’operazione “Pluto”, avviata di iniziativa e proseguita sotto la direzione della locale Procura della Repubblica, in virtù della quale il Nucleo PEF ha scoperto un sodalizio illecito composto dai componenti di una famiglia di origine cinese residente a Prato, i quali - avvalendosi di prestanome - dal 2013 ad oggi hanno trasferito all’estero ingenti capitali frutto di attività illecite; il meccanismo illecito si è avvalso di 24 imprese individuali “fantasma”, costituite al solo scopo di rastrellare da altri soggetti economici loro connazionali, in tutto il territorio nazionale, ingenti provviste di denaro frutto di evasione fiscale ed altre illiceità. Capitali che le ditte “fantasma” ricevevano sotto forma di corrispettivi di fatture per operazioni inesistenti emesse e che i componenti del nucleo familiare provvedevano poi a trasferire in estremo oriente, dopo aver trattenuto una percentuale per la prestazione di servizio resa. È stato ricostruito un flusso di denaro verso la Cina pari ad oltre 170 milioni di Euro, tramite bonifici operati da conti correnti intestati alle 24 ditte, in realtà gestiti dagli stessi componenti del sodalizio.

A margine dell’operazione è stata emessa una misura cautelare nei confronti del cittadino cinese a capo del sodalizio e disposto il contestuale sequestro per equivalente di beni fino all’ammontare di oltre 17 milioni di euro;

- l’operazione “Fabric Tracking” del Gruppo, finalizzata a contrastare, in primis, il mancato rispetto delle norme comunitarie e nazionali che impongono la tracciabilità dei tessuti. Al centro dell’attenzione 15 grandi depositi di materia prima, gestiti prevalentemente da imprenditori di origine cinese. Rilevate diffuse irregolarità, tali da precludere la commercializzazione dei prodotti sull’intero territorio dell’Unione Europea. In particolare, la quasi totalità dei rotoli di tessuto accatastati nei depositi è risultata sprovvista delle previste etichette e dei contrassegni recanti, in lingua italiana, l’indicazione della composizione fibrosa nonché dei dati identificativi del fabbricante e dell’importatore, così come del riferimento ai pertinenti documenti doganali e commerciali di accompagnamento. Al termine delle operazioni di servizio, sono stati sottoposti a sequestro, complessivamente, 727mila rotoli di tessuto (pari a circa 170 milioni di metri quadri) nonché 580mila rocche di filato, per un valore che si aggira sui 50 milioni di euro. A carico dei rappresentanti delle aziende coinvolte, la Camera di Commercio, con la quale il Corpo ha operato in stretta sinergia, ha irrogato sanzioni amministrative per un importo complessivo fino ad un massimo di circa 1,2 milioni di euro;

- l’operazione “Stop Open and Close”, finalizzata a contrastare il fenomeno delle ditte “apri e chiudi”, particolarmente diffuso nell’ambito del c.d. “Distretto parallelo” del tessile-abbigliamento: soggetti economici - spesso intestati a “teste di legno” - il cui utilizzo è non di rado strumentale all’evasione fiscale e contributiva, l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, la contraffazione, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, il riciclaggio ed il trasferimento all’estero di proventi illeciti. Imprese - nella forma giuridica, più semplice ed economica, di ditte individuali - che talora si rivelano scatole vuote, senza alcuna struttura o organizzazione, altre volte - pur effettivamente esistenti - sono comunque destinate ad essere sostituite in tempi brevi, nei medesimi locali, con la stessa mano d’opera e gli stessi macchinari, da altre analoghi soggetti economici che, sotto nuove ed immacolate vesti, continuano ad operare nell’illegalità sottraendosi a responsabilità penali ed a pretese erariali. La prima fase dell’operazione si è conclusa con la proposta di cancellazione di ben 72 partite IVA, risultate di fatto inesistenti;

- l’attività di polizia giudiziaria, eseguita dal Nucleo PEF su delega della locale Procura della Repubblica a seguito del tragico e fatale infortunio sul lavoro occorso ad una giovane operaia di un’orditura della provincia. Le accurate investigazioni, complementari agli accertamenti affidati ad organi tecnici, hanno consentito di accertare la manomissione dell’orditoio dolosamente finalizzata ad incrementare la produzione nonché di individuarne l’esecutore materiale ed il committente.

CONTROLLO DEL TERRITORIO

In tale ambito, fondamentale il contributo fornito dalle pattuglie della Sezione AT-PI in forza al Gruppo di Prato (i cc.dd. “Baschi Verdi”), unità specializzata di Pronto Impiego ed Antiterrorismo.

Nel settore del mercato dei beni e servizi, la contraffazione e la sicurezza prodotti rimangono uno dei principali leitmotiv dell’azione delle Fiamme Gialle: in ben 33 interventi svolti nel relativo comparto sono stati sequestrati oltre 8,5 milioni di articoli costituiti da dispositivi medici di protezione individuale, contenitori ed accessori per l’abbigliamento, 218 milioni di metri di tessuto nonché rilevanti quantitativi di minuteria e bigiotteria; denunciati all’Autorità Giudiziaria 20 responsabili.

Sono stati effettuati 51 interventi indirizzati al contrasto dell’uso di sostanze stupefacenti, conclusi con l’arresto di un soggetto, la denuncia a piede libero di ulteriori 10 individui e, la segnalazione alla locale Prefettura di 42 assuntori. In totale, sono stati sottoposti a sequestro 600 grammi di sostanza stupefacente.

Sono state infine scoperte ben quattro bische clandestine al cui interno sono stati sorpresi individui di nazionalità cinese intenti a giocare d’azzardo. 17, complessivamente, i soggetti deferiti all’A.G., pari ad oltre 35 mila euro il denaro in contanti sequestrato.

SOSTEGNO ALLE PERSONE IN DIFFICOLTÀ

I Finanzieri di Prato sono perfettamente integrati nella comunità locale e vivono quindi con sincera partecipazione i disagi che molti loro concittadini stanno attraversando, anche sotto il profilo economico, in questo difficile momento storico.

Si sono quindi resi promotori di iniziative di solidarietà che hanno consentito di raccogliere e devolvere alla Caritas generose offerte nonché centinaia di calzature e di capi di abbigliamento sottratti al mercato illegale nel corso di alcune operazioni di polizia.

Fonte: Ufficio Stampa



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