Rigassificatore, Pci: "Confermiamo il nostro no. Serve un'idea diversa per lo sviluppo di Piombino"

Piombino (foto gonews.it)

Sul nodo del rigassificatore e più in generale sulle questioni aperte (lavoro, tutela ambientale, sviluppo) nell’area piombinese, si assiste da tempo ad un adagio indecente. Da un lato Calenda (Azione) che promette con irresponsabile leggerezza interventi, se necessario, “manu militari” in dispregio delle comunità locali e del rispetto dei diversi livelli di governo del territorio; dall’altra Romano (Pd) che sulla stampa di oggi dice che il rigassificatore va fatto “...anche se” -bontà sua!- “le preoccupazioni di Piombino non possono essere considerate un retaggio medioevale”. Notiamo come, al momento, l’invocazione della militarizzazione della città sia stata dai più considerata posizione stravagante e non, fatto in sé gravissimo che rinvia ad un attacco frontale alla sostanza e allo spirito della Costituzione, ripresentando pulsioni tipiche di quel “sovversivismo delle classi dirigenti” che più volte ha segnato tragicamente sul piano politico (e non solo) la storia repubblicana. Uno schiaffo alla tradizione e alla dignità democratica ed operaia di Piombino in merito a cui i comunisti rispondono a schiena dritta e con la massima fermezza. Oggi, si invoca la “manu militari” per imporre la rapida realizzazione in rada del rigassificatore negando ascolto, ragioni reali, ostacoli e preoccupazioni oggettivi.... ovvero ciò, osserviamo provocatoriamente, che non si è invocato neanche per battere la mafia in questo o quel territorio o con imperativa solerzia, per ricostruire zone terremotate che a tutt’oggi testimoniano il permanere di seri disagi tra le popolazioni che si rivelano una vera e propria vergogna civile, o per l’appunto per bonificare zone seriamente compromesse da fattori inquinanti, amianto, scarti industriali. In questo quadro, si aggiungono promesse da parte del Pd circa compensazioni, bonifiche, interessamenti speciali per l’area piombinese.

Se la scelta, come crediamo, è non sostenibile ambientalmente ed è sbagliata, non può essere compensata (tipico linguaggio del gesuitismo politico); essa non deve essere semplicemente fatta! Ma dov’erano da venti anni a questa parte questi signori? Davvero per metter mano a processi di bonifica adeguati si devono attendere le elezioni per sommare ancora promesse a promesse? Davvero, possono essere credibili forze che hanno governato sino a ieri insieme appassionatamente (dalla Lega al Pd); attori primi per scelta e per proprie incapacità, del peso stesso di una crisi scaricata in via devastante sui più deboli e sui lavoratori, corrodendo certezze, diritti, speranze?

La verità è che da parte di più d’uno si alza la voce formulando da un lato proposte inascoltabili e pericolose, e dall’altro poco credibili, negando il peso dei problemi, la voce della comunità, i rapporti col tessuto vivo e reale dei territori. È la sconfitta della politica, della buona politica, ovvero dell’idea di un governo responsabile dei nodi da affrontare, chiaro nelle proposte e nei patti, leale. Serve attuare un’idea diversa e alta della ripresa e dello sviluppo nell’area piombinese la cui cifra torni ad essere il “buon lavoro”, la tutela dei diritti, la ricomposizione di un tessuto solidale che parta dal punto di vista degli sfruttati, dei precari, dei deboli. Il Pci, nel mentre conferma il proprio NO al rigassificatore a Piombino, ritiene che di questo ci sia bisogno. Serve un segnale di alternativa che sommi cultura di governo e assunzione di responsabilità; quelle che restano e ci permettono di guardare tutti i giorni i cittadini negli occhi; quelle che non durano lo spazio di una campagna elettorale. Serve un voto al Pci.

Fonte: Patrizio Andreoli, Segreteria Nazionale Pci - candidato al Senato



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