La povertà alimentare in Toscana impatta sull'adolescenza

Un numero crescente di adolescenti a Siena, come nel resto d’Italia, sperimenta gli effetti della povertà alimentare. Avere, anche da piccoli, consapevolezza delle grandi difficoltà economiche della propria famiglia, imparare a rinunciare ai cibi preferiti o troppo costosi e vedere riempirsi il frigorifero solo con i pacchi degli enti di assistenza alimentare, non praticare sport, ridurre o eliminare le uscite con gli amici e le occasioni di socialità, fino a tenere la paghetta mensile come risparmio da dare ai genitori nei momenti di crisi. Ragazze e ragazzi abituati a cavarsela che tra vergogna, delusioni, tristezza e ansia non perdono però la speranza in un futuro positivo.

“Ti è mai capitato di aprire il frigorifero, la dispensa e di trovarla con poco cibo o addirittura vuota? Beh, sì però anche lì fai finta di niente… dici vabbè, aiuto io cerco io di fare qualcosa e quindi vedi quello che puoi fare… racimoli quello che hai e dici vabbè mamma vado io al supermercato”. Sono le parole di Giorgia, 14 anni, una delle 66 interviste in profondità raccolte nel rapporto “Cresciuti troppo in fretta” lanciato oggi da ActionAid. Un’indagine della povertà alimentare osservata dalla prospettiva degli adolescenti tra 11 e 16 anni di età che vivono in famiglie che si rivolgono ad alcuni enti di assistenza, anche senesi. Un fenomeno strutturale che con la pandemia Covid-19 ha subito un’accelerazione e si è sommato all’impoverimento già in corso.

QUANTI VIVONO IN POVERTÀ ALIMENTARE? Sono 5.6 milioni le persone che soffrono di povertà assoluta in Italia nel 2021 registrate dall’Istat. Nel Centro Italia parliamo di circa 861.000 persone, in aumento rispetto ai dati 2020. Ma la povertà assoluta non basta a definire la povertà alimentare che è composta da molte dimensioni: mancanza di accesso a cibo adeguato e di qualità, stress e stigma che genera il vivere in una condizione di costante bisogno e precarietà, restrizioni delle occasioni sociali legate al cibo, sacrificate dalla mancanza di risorse. Bisogni e vissuti immateriali che producono conseguenze negative significative anche sul piano del benessere psico-fisico, soprattutto nei più giovani. Secondo i dati EUSILC, indicatore di grave deprivazione materiale, almeno 5 milioni e mezzo di persone oggi in Italia non possono permettersi di mangiare regolarmente un pasto proteico (con carne, pesce o un equivalente vegetariano). In Centro Italia, la percentuale di famiglie che dichiara di non poterselo permettere è del 9%, in linea con la media nazionale. Nel 2022 si sono rivolti agli enti di assistenza circa 2 milioni e 856 mila persone (AGEA, il programma di aiuti alimentari del FEAD), la cifra più alta dall’inizio della pandemia, ma solo la metà di quanti si stima soffrano la povertà alimentare, la punta dell’iceberg. In Toscana si è passati dagli oltre 99.500 di fine 2019 ai quasi 111.000 di marzo 2022. Nelle diocesi toscane, esclusa quella di Livorno, nel 2021 sono stati oltre 18.000 i contatti per aiuti alimentari mentre le famiglie che hanno ricevuto aiuti alimentari dalla Caritas diocesana di Siena sono state 516 nel 2021 e già 592 in questi mesi del 2022.

“La povertà alimentare è ancora vista come solo una condizione di bisogno. Ma è molto di più che avere un frigo vuoto: ci racconta di vite svuotate di serenità, opportunità, soprattutto per gli adolescenti. Inoltre, è anche una violazione di un diritto umano fondamentale. Oggi non sappiamo quante siano le persone che vivono la povertà alimentare, gli indicatori utilizzati sono parziali e questo non solo rischia di sottostimare la diffusione effettiva del fenomeno, ma limita anche gli stessi interventi di risposta. Senza efficaci misure di contrasto alla povertà, la povertà alimentare continuerà a crescere. Misure come il Reddito di Cittadinanza, la Pensione di Cittadinanza e l’Assegno Unico per i figli e quelle emergenziali del periodo pandemico sono state un utile argine, vanno rafforzate e estese per raggiungere tutti quei soggetti più esposti al rischio di povertà, come lo sono, ad esempio, i minori e gli stranieri. È necessario garantire poi l’accesso ai servizi, alcuni dei quali dovrebbero finalmente essere considerati come essenziali, a partire dalle mense scolastiche” spiega Roberto Sensi, Responsabile Programma Povertà alimentare ActionAid Italia.

 

“Fondazione Mps è da tempo impegnata a promuovere il benessere delle persone e a contrastare le disuguaglianze e le nuove forme di povertà, rese ancora più visibili dall’emergenza sanitaria ed economica degli ultimi anni che hanno generato fin da subito effetti sulla popolazione più fragile e non solo. La povertà alimentare e il relativo impatto su famiglie e adolescenti, oggetto della ricerca promosso da ActionAid e sostenuta dalla nostra Fondazione, ha messo in luce un fenomeno complesso che vede anche nel territorio senese sempre più famiglie avvicinarsi ad una condizione di difficoltà. Un elemento già emerso nelle occasioni di confronto tra la Fondazione e la propria comunità di riferimento, che trova una collocazione di complementarità con alcune progettualità già in essere della nostra Fondazione, in particolar modo con il percorso SOSTENIBILMENsE nell’ambito del programma sCOOLFOOD. Le testimonianze e i dati raccolti potrebbero rappresentare ulteriori spunti per eventuali riflessioni sul tema da parte della Fondazione Mps e della comunità senese” commenta Carlo Rossi, Presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena.

ADOLESCENTI. QUANDO IL CIBO E I SOLDI MANCANO. Crescere in fretta di fronte alle difficoltà economiche. Adolescenti che riconoscono quando è necessario fare delle rinunce e limitare desideri, fino a risparmiare ogni euro e mettere i propri soldi da parte per future spese.

“Un giorno sono andato al supermercato con mia mamma e ho detto: “mamma, mamma mi compri questo?” Era un piccolo pacco di pizze per la colazione. E io le ho detto: “mamma me le puoi comprare?” E lei mi dice: “Amore, abbiamo solo 20 euro, questo costa 3 euro, ti posso comprare 3 buste di latte per la colazione.” E io le dico: “eh va bene…” spiega Luca, 11 anni.   Ma il cibo non assolve solo una funzione materiale, in adolescenza poter uscire con gli amici o invitarli a fare merenda a casa, mangiare insieme una pizza, significa poter vivere una socialità come gli altri, non sentirsi esclusi, anche se non manca la solidarietà tra coetanei. Come racconta Sonia, 15 anni, “Mi capita di non uscire spesso con gli amici perché magari andando fuori, essendo che siamo sempre in zona [centro], il fatto di comprare il cibo fuori costa abbastanza tanto e quindi magari dire: no ragazzi non posso, non ho i soldi per quello oggi. Qualcuno mi dice dai magari ti offro io però io preferisco di no”.
Gli effetti psicologici rilevati della povertà alimentare sugli adolescenti sono molteplici: montagne russe di emozioni che oscillano fra tristezza, sentirsi arrabbiati, delusi e alla fine, comprensivi di quanto fanno i genitori per loro. Ad aggravare le emozioni negative è stata la costrizione vissuta con la pandemia, a causa della quale alcuni si sono definiti depressi. Nonostante tutto, non hanno però perso la speranza. Alla domanda diretta su come vedano il proprio futuro, nessuno degli intervistati ha dato risposte pessimistiche e vedono sé stessi da grandi con positività. “Da grande, comunque, mi vedo magari cioè potrei essere in Italia o magari in un altro paese. R: Non ti spaventa il futuro. I: No, cioè sono proprio pronta!” Emma, 13 anni.

RACCOMANDAZIONI. ActionAid ha stilato una serie di raccomandazioni al Governo e al nuovo Parlamento utili a introdurre le misure necessarie ad affrontare strutturalmente la povertà alimentare. A prevenzione del fenomeno è necessario che siano sostenuti: gli strumenti di sostegno al reddito, la mensa come servizio essenziale, e introdurre l’uso di voucher alimentari. ll nuovo Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) prevede la possibilità di affiancare all’erogazione alimentare anche quella di buoni o carte, in forma elettronica. ActionAid chiede al Ministero delle politiche Sociali e del Lavoro di attivare questa possibilità avviando progetti pilota per valutarne le modalità, i target e le relative risorse.

L’indagine ha visto la collaborazione di cinque realtà, quattro delle quali impegnate sul fronte dell’assistenza alimentare, una quinta sul sostengo alle famiglie straniere e al doposcuola per i figli: a Corsico con l’associazione La Speranza e a Baranzate con l’APS la Rotonda, a Siena con la Caritas Diocesana di Siena, del circolo Arci di Ravacciano e della Corte dei Miracoli. La ricerca ha ricevuto supporto dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena.



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