Paolo Regini: "Bene Bonaccini alla guida del Pd. Impianto Alia un progetto serio"

Considerato da sempre uno degli uomini più potenti della zona dell'Empolese Valdelsa, Paolo Regini, ormai da anni al vertice della Banca di Cambiano, resta ancora un personaggio di primo piano nel panorama toscano, politico e non, per la storia che ha e per i ruoli che ancora oggi ricopre (in passato è stato presidente di Alia dalla sua fondazione e prima ancora di Publiservizi, oltre che vicesindaco e sindaco di Castelfiorentino per 15 anni non ininterrotti, dal 2021 è presidente del Cda Cabel, NdR). La chiacchierata nel suo ufficio inizia dal partito.

Che momento sta vivendo il Pd?
Direi drammatico. Ritengo che ci sia stata una consistente perdita di identità, tirato da una parte da Renzi e dall’altra dai Cinque Stelle. Il tutto con un governo del partito che definirei fragile. Il congresso era iniziato sotto i peggiori auspici con questo iter lungo a cui pare, per fortuna, che vogliano dare un’accelerata. Non si può stare troppo tempo in mezzo al guado.

Da poche ore è ufficiale la notizia della candidatura a segretario di Bonaccini
Una candidatura forte di un uomo capace, un riformista vero. Se il profilo del partito deve essere fatto solo di slogan o bandierine io non mi ci ritrovo. Certo, i diritti vanno bene, ma è un tema. Non può essere ciò su cui un partito fonda la propria identità.

Su cosa si fonda questa identità?
Un partito deve avere un’idea di politica economica, sapere a chi si rivolge, individuare i soggetti sociali che vuol rappresentare. E qui c’è tutto il tema disperato dalla perdita di presa sui ceti popolari ed operai, quella che era la forza del Pci e che ora, per mille motivi, non esiste più. Non parliamo più a questi mondi sulla rappresentanza e sulle politiche da adottare. Anche quando siamo stati al governo, tutto questo non lo abbiamo fatto.

Bonaccini può riuscire a ridare identità al Pd?
Lui viene dalla cultura riformista migliore della sinistra italiana. Non è né un estremista da una parte né un cattolico fissato dall’altra, i due estremi che si tendono la mano e che devono produrre moderazione. Ricordiamo quanta prudenza mise il Pci su temi come l’aborto o il divorzio, ai tanti che al tempo si arrabbiavano veniva risposto che, su questi temi che dividono la società e le famiglie, servono calma ed equilibrio.

L’opposto, per dirne una, di quanto accaduto sul Ddl Zan
Una follia. Su questo aveva ragione Renzi che propose una mediazione. Su questi temi serve capacità di mediazione, basta vedere la legge sull’aborto. E’ fondamentale il rispetto di tutti, mentre noi eravamo in mano ad alcuni estremismi.

Cosa pensa del reddito di cittadinanza?
Non si può buttare via, va revisionato, ma è stato uno strumento importante per tutelare una fascia di popolazione. So benissimo che quest’anno non c’era nessuno che voleva lavorare nella ristorazione e negli stabilimenti balneari, nel sud alcune regioni non hanno riaperto nemmeno per questo motivo. Quindi servono correttivi, la mediazione di cui si parlava prima. Va protetta la povertà, non i furbi. Bizzarro anche che si voglia da un lato combattere il lavoro nero di chi percepisce il reddito e dall’altra si alzi la soglia del contante rendendolo così più facile.

Tornando al Pd?
Mi auguro che si faccia un congresso serio che io guarderò con molta distanza. Spero che il partito riparta su una base pragmatica e riformista perché, se dovessero prevalere posizioni identitarie, io non ci sto.

Quindi ai tanti endorsment su Bonaccini possiamo aggiungere anche quello di Paolo Regini?
Sì. A dire la verità speravo scendesse in campo prima, ancora prima della scelta Letta. Certo, le cose vanno fatte quando i tempi sono maturi ma lui è una personalità con basi solide e sta amministrando bene una regione.

Perché quando si parla del Pd il discorso cade sempre su Renzi?
Lui ha fatto male a chi gli voleva bene mentre ne parla bene chi gli voleva male. Io sono fra quelli che gli hanno voluto bene ed in lui hanno creduto, ma smetto di parlarne perché non è più nel Pd. Ognuno lo giudichi come vuole, ma resta il fatto che si ha a che fare con un animale politico vero, uno che sa fare politica.

Cosa pensa della Meloni?
Si sta presentando bene e si muove con la moderazione che un premier deve avere. Sicuramente è una grande novità che una donna sia in quel ruolo ed il fatto che arrivi da destra, da questa destra, è una cosa che mi dispiace molto. Di figure pronte ne avevamo anche nel nostro campo ma è andata in questo modo. Il governo per ora lo vedo immobile, sta riprendendo le ricette di Draghi dando poi mance e mancette. Lei, però, a mio parere ha dei numeri e si sta muovendo con intelligenza. Non è poco.

I risultati elettorali dimostrano che la famosa roccaforte toscana scricchiola, è così? Esiste il rischio che anche qui possano cambiare le cose?
Dobbiamo capire che è cambiato tutto, basta vedere nel nostro piccolo di Castelfiorentino. Se poi ci si mette le cose accadute dentro al Pd degli ultimi anni, ecco che questo diventa un rischio vero. Il voto è ormai pragmatico, anche di pancia a volte e questo vuol dire che quel substrato su cui la roccaforte si basava non c’è più o comunque è molto marginale.

A livello locale il 2024 sarà un passaggio decisivo, a Castelfiorentino dove finirà il periodo Falorni come ci si avvicina questo momento?
Con grande tranquillità. Il lavoro fatto dalla squadra mi pare positivo e si arriverà ad un momento nel quale si farà il punto arrivando così alla candidatura. Credo che ora di nomi meno se ne parla e meglio è.

Cambierà la giunta anche a Empoli, dalla Valdelsa come vede questo appuntamento?
Finisce un’esperienza importante e significativa per quella città ed anche li vale la stessa regola, così come vale per tutti gli altri comuni del territorio.

Passiamo alla Multiutility: è l’unica strada da percorrere come ha dichiarato la Barnini?
Se Brenda ha ragione non lo so. Credo che sia una strada e bisogna vedere come si declina. L’importante è che sia chiaro un punto: si possono fare tutte le scelte, basta che queste non le paghino gli utenti. Altrimenti meglio guardare altre soluzioni.

L’impianto Alia finito al centro delle polemiche?
La scelta di farlo la condivido nel merito, io ero a Publiambiente nell’operazione che fu proposta a Livorno. Mi pare che abbiano avviato un percorso partecipativo complicato ma è anche vero che un altro non c’era per la necessità del consenso e della condivisione. L’impianto è sicuramente del futuro e si lega ad un’importante realtà industriale del territorio. Il progetto è una cosa seria, esposto ora ad un rischio di consenso. Io appoggio sempre chi fa impianti perché li considero fondamentali per avere autonomia e non spendere per il futuro.

In questa vicenda che peso ha questa mancanza di fiducia che la gente dimostra ormai di avere verso la politica?
L’Italia ha avuto una classe dirigente più tecnica che politica non di alto livello e poi bisogna dire una cosa: dieci anni di populismo becero e grillino hanno lasciato il segno. Leggo cose allucinanti e gente che ormai crede solo a quanto legge sullo smartphone senza preoccuparsi nemmeno chi sia a scriverlo. La vicenda Covid, più di ogni altra, lo ha dimostrato in modo evidente. Chi ha visto un documento scientifico e ha le competenze per giudicare? Poi c’è anche chi ci ha costruito la propria vita su queste cose creando società e prendendo anche soldi. Di questi argomenti dovrebbero parlare le università e gli scienziati, non il telefono.

Chiudiamo con la Banca di Cambiano che lei presiede: come vanno le cose?
Bene, sono soddisfatto. E’ una banca solida che ha appena finito un’ispezione di sei mesi della banca d’Italia e quindi credo che riesca a proseguire il cammino di crescita negli anni a venire. E’ una banca che sa stare bene sul territorio. Io sono molto contento.

Marco Mainardi

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