
A Castelfiorentino un tempo veniva visto come un pericolo pubblico, una minaccia. Ora, dopo un percorso di riabilitazione, ha ritrovato il vero sé stesso. Ha un lavoro, ha un posto dove stare, ha gente attorno che gli dà fiducia. Ivan (nome di fantasia) è passato dai tso, dal carcere, dall'abuso di stupefacenti. Si è trovato solo, contro il mondo, colpevole di alcuni reati riprovevoli. Poi è scattata la scintilla: il Centro di salute mentale gli ha fornito una mano, grazie ai farmaci ha ritrovato lucidità, il dormitorio Caritas gli ha dato un tetto sopra la testa. E ora lavora, ha una casa con degli amici e soprattutto è pentito, ha voglia di ricominciare una vita normale.
Ma andiamo per gradi, la storia di Ivan merita di essere raccontata nel dettaglio. Nasce sul finire degli anni Ottanta in Tunisia. Arriva in Italia nel 2011 dopo un viaggio della speranza col barcone, come molti connazionali. Si stabilisce a Castelfiorentino, ha il permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Come per molti altri, per Ivan il 2020 è un anno terribile. Non c'è solo il Coronavirus a disturbare l'esistenza del giovane, ci si mette di mezzo la scadenza del permesso di lavoro. In più, la salute mentale di Ivan subisce un duro colpo: un suo carissimo amico e connazionale muore in patria. Lui vive il tutto in maniera traumatica e si isola, diventa aggressivo, lo cacciano di casa per i suoi comportamenti.
Inizia così il periodo buio della sua vita. Ivan si ritrova a dormire per strada, anche in piazza, a Castelfiorentino. Scrive un numero su una cabina dell'Enel vicino al 'dormitorio', in modo da metterci un civico, come fosse casa sua. Fa uso di cannabis, va in giro seminudo. Chi lo vede dice che parla da solo o con le statue. In questo periodo viene sottoposto a vari tso e ricoveri in psichiatria: afferma di essere vittima di stregoneria. I castellani cercano di aiutarlo, c'è chi lo vede in difficoltà e al bar gli offre qualcosa, pure un semplice caffè. Poi però, complici alcuni comportamenti, diventa una sorta di minaccia.
Ivan commette furti, danneggia arredi urbani e la porta di una chiesa, offende delle bariste. Va pure contro al sindaco Alessio Falorni. Viene sottoposto al divieto di dimora a Castelfiorentino ma lo viola, nel 2021 viene portato a Sollicciano in carcere.
Qui entra in gioco il suo avvocato, Simone Carboncini di Montelupo. Comincia a frequentare gli ambienti di Ivan e scopre la sua storia. Il legale chiede una perizia psichiatrica. Il perito conclude con 'disturbo psicotico da abuso di cannabis': la sua capacità di intendere e volere era totalmente assente al momento del fatto, ma deve seguire un obbligo di cura. A aprile 2022 viene liberato perché il suo stato mentale è incompatibile con il carcere. Il giudice gli applica provvisoriamente la libertà vigilata con obbligo di cura. Da lì, pur con estrema difficoltà, la sua vita cambia.
Ivan inizia a frequentare il Centro di salute mentale di Castelfiorentino, prende regolarmente i farmaci e smette con la cannabis: gli esami dell’urina al Serd sono e saranno sempre negativi. Si trasferisce fin da subito al dormitorio Caritas di Empoli, dove segue orari molto rigidi di ingresso e uscita. Di giorno, però, è in strada e non sa cosa fare. Carboncini chiede l'intervento degli assistenti sociali per un lavoro e una casa, anche in coabitazione. "Ci dicono di non essere in grado di aiutarlo perché richiedono un permesso di soggiorno, che lui in realtà ha per attesa occupazione ma che in quel momento era prossimo alla scadenza (settembre 2022)" dice l'avvocato. "Quando poi rinnova la richiesta di permesso di soggiorno, i servizi sociali dicono che la richiesta in sé non è sufficiente, pretendono il permesso vero e proprio, per il quale però i tempi sono imprevedibili; insomma è un gatto che si morde la coda: per avere il permesso di soggiorno ci vuole un lavoro; per avere un lavoro (sia privatamente sia tramite assistenti sociali) è necessario un permesso di soggiorno". Ivan trova un lavoro momentaneo, sgobba parecchio e ogni giorno si dà da fare. Secondo il suo legale lavorare gli fa bene, gli dà disciplina.
Intanto finisce il processo: il giudice lo assolve per incapacità totale di intendere e di volere e gli impone di proseguire l’obbligo di cura, che lui continua diligentemente a seguire. Nel frattempo arrivano a pioggia altri processi per tutti i pasticci che ha combinato nel 2020 a Castelfiorentino: tentati furti, danneggiamenti, oltraggio a pubblico ufficiale, ricettazione. Carboncini chiede di nuovo la perizia, Ivan invece è un uomo cambiato.
Quando incontra lo psichiatra, lo stesso della volta prima, scoppia a piangere e gli dice: "Lei e il mio avvocato mi avete cambiato la vita, io voglio solo lavorare e avere una vita tranquilla". Nella nuova perizia lo psichiatra conferma l’incapacità totale e la necessità di proseguire con le cure. Lo stesso perito suggerisce che non è sufficiente la cura psichiatrica, occorre un sostegno sociale, la solitudine per lui è "pericolosa". All’inizio del 2023 Ivan finalmente trova un lavoro regolare, lascia il dormitorio e trova casa con altri connazionali, con cui divide l’affitto.
Carboncini ricorda un episodio particolare: "Quando andavamo alle udienze mi faceva pena, dividevo il cibo con lui. Dopo che Ivan ha trovato lavoro siamo andati a prendere un gelato, lui ha insistito per offrirmelo. Ho pensato che fosse un bel momento, quel gelato mi ha ripagato più di tanti soldi che posso aver preso da altri clienti”.
Ora, nel 2023, Ivan continua le cure e vive a Empoli. A maggio ha avuto il permesso di soggiorno ed è in attesa delle ultime udienze. Il passato, ormai, è passato. Alessio Falorni, sindaco di Castelfiorentino, gli ha pure dedicato un post su Facebook e Instagram in cui ha scritto: "Sta meglio, ha ricevuto un po’ dell’aiuto di cui aveva bisogno, adesso lavora e, per usare le sue parole, 'ha messo la testa a posto'. Il concetto è che quando si parla di alcune vicende a cavallo fra immigrazione e marginalità, ci si deve ricordare sempre che si parla di persone. E dietro ogni persona c’è un mondo, la sua complessità, dei problemi da risolvere… Cerchiamo di restare umani".
Anche il suo avvocato Simone Carboncini può sorridere: "Ivan è stato il solo a investire su sé stesso. Si è rimboccato le maniche e ha avuto la forza di andare avanti in una vita di solitudine, incertezze e disperazione. Ha potuto impegnarsi nella sua cura psichiatria e ha affrontato la burocrazia". E ora guarda avanti con ottimismo a un futuro nuovo, più radioso.
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