Risarcimenti per i crimini nazisti, Montelupo va avanti: "Soddisfatti delle sentenze, vogliamo giustizia"

I volti, segnati dal tempo, alternano espressioni di commozione a sorrisi di chi non si vede da tanto tempo. Al MMAB di Montelupo Fiorentino si sono incontrati i figli e le figlie dei deportati nei lager durante la Seconda Guerra Mondiale. Il comune della città della ceramica ha infatti portato avanti un percorso da anni per il ristoro dei danni provocati dal Terzo Reich. E a Montelupo una “notte dell’odio” nel 1944 ha fatto vivere “le pene dell’inferno” a una comunità che ha sempre alzato la testa anche nei momenti più duri della sua storia. “L’interesse primario è dare giustizia a quelle persone a distanza di tempo” ha commentato Lorenzo Nesi, assessore a Montelupo e ‘anima’ di questo movimento che parte dalla cittadina dell’Empolese Valdelsa. Anche se, come spiegato dal senatore Dario Parrini riguardo il processo per i risarcimenti, “deve finire l’omertà, butteremo giù un muro di gomma e cattiveria”.

Il Comune di Montelupo nel 2023 ha deciso di coordinare i familiari dei deportati di Montelupo nelle cause contro la Repubblica Federale di Germania e il Ministero dell’Economia e delle Finanze. L’amministrazione, allora guidata da Paolo Masetti, aveva promosso anche un proprio procedimento reclamando il danno non patrimoniale per la ferita comunitaria dovuta a deportazione, prigionia, riduzione in schiavitù, assassinio di un consistente numero di civili e internati militari. Da tempo va avanti anche un’opera di informazione, supporto e coordinamento per i familiari che hanno presentato ricorso. Come ricordano da Montelupo, il percorso ha portato al deposito di 13 citazioni complessive, riguardanti 16 deportati e coinvolgendo 25 familiari delle vittime. Sono arrivate 5 sentenze, “ne mancano 8 e siamo a metà del guado” hanno detto dall’amministrazione: le sentenze coinvolgono i familiari di Luigi Bardini, Rolla Arrostiti, Carlo Castellani, Erasmo Frizzi e dei fratelli Adolfo e Dante Fossi. La prima sentenza che riguarda il Comune, in primo grado, ha dato torto a Montelupo e adesso l’amministrazione valuta il ricorso in appello.

Nesi non ha potuto nascondere la commozione parlando ai figli e alle figlie e ai parenti di Arrostiti, Castellani, Frizzi, Bardini e Fossi: “Penso sempre ai loro genitori nei lager, quanto avranno pensato a questi bambini lasciati a casa e mai più visti. Abbiamo offerto loro la possibilità fa di dire ai genitori ‘ho chiesto giustizia per te’”. Le prime quattro sentenze favorevoli che riguardano i succitati sei montelupini uccisi nei lager “ci confortano e ci stimolano a proseguire in questa preziosa e inaspettata opportunità di attualizzazione della memoria”.

La società montelupina subì con la deportazione per causa politica del marzo 1944 una vera e propria ferita civile e sociale, che a oggi, a distanza di 79 anni, non risulta risarcita. I simboli di tale ferita si possono leggere nei numerosi cippi, monumenti, lapidi presenti sul territorio oltreché nella toponomastica cittadina. La storia delle deportazioni dell’8 marzo 1944 è stata riportato in maniera lucida e rispettosa ne “La notte dell’odio”, saggio storico di Alfio Dini, ex sindaco montelupino, ripubblicato di recente da Clichy.

Parrini è stato tra i primi, a suo tempo, a illustrare a Montelupo cosa fare e come muoversi. Era presente anche lui al MMAB, dove ha elogiato “il lavoro eccezionale di sensibilizzazione delle famiglie dei deportati” di Nesi, Londi e del resto del Comune. “Era legittimo lo scetticismo all’inizio ma ci sono state passione e convinzione, c’è stato tanto cuore e questo fa la differenza - ha detto Parrini -. Sono felice perché un pezzo dello stato italiano, anche se non al 100%, si è dimostrato all’altezza del dolore che questa perdita ha creato nei familiari dei deportati. Quando nei processi si è visto scrivere dall’avvocatura che questi crimini erano soggetti a prescrizione, che se qualcuno perde il padre non ha diritto a un risarcimento perché ‘non ha provato abbastanza dolore’, ci ha fatto molto male, ma i giudici non hanno dato ragione a queste teorie assurde”.

Sono state fatte sette interrogazioni parlamentari da Parrini riguardo i risarcimenti, sussiste un briciolo di amarezza: “C’è tutta una parte dello Stato che non si sta dimostrando all’altezza della situazione. Abbiamo dovuto fare i conti con un muro di gomma rappresentato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che sta facendo di tutto per rendere la vita impossibile a chi sta chiedendo questi indennizzi. Sono fiducioso, questa battaglia la vinceremo noi, però anche vedere che un organo dello stato fa tutto per far passare più tempo tra sentenza e pagamento degli indennizzi mi provoca sdegno e vergogna. Queste cose non dovrebbero diventare mai oggetto di lotta politica, il fatto che queste siano state vittime del nazifascismo potrebbe entrarci qualcosa con tutto questo ostruzionismo. Le mancate risposte fanno rabbia ma non riducono la tenacia”.

Così invece Simone Londi, attuale sindaco di Montelupo: “È un percorso che, se ha raggiunto dei successi, lo ha fatto perché ci siamo mossi all’unisono e abbiamo fatto coesione. Non è un punto conclusivo, è la prima tappa di un percorso che ci vede tutti assieme. Ci abbiamo creduto dall’inizio, c’è un sospiro di sollievo nel vedere che il lavoro fatto viene in qualche modo ripagato”.

Diego Cremona è l’avvocato che ha seguito le cause: “Trovo commovente l’atteggiamento dell’amministrazione. Oggi incontriamo davvero un muro di gomma del ministero che rasenta l’illegalità palese e marchiana. Si danno risposte parziali o non si danno risposte. Confido che ne usciremo vincitori”. Per quanto concerne la causa del Comune, “ci siamo già confrontati con l’amministrazione comunale, pur consapevoli che si osasse in qualche misura ritenevamo fosse ragionevole il tentativo, al di là dell’aspetto politico o simbolico. Sul piano giuridico vi erano argomenti per ritenere che questa sentenza, pur rispettabilissima, abbia motivazioni opinabili laddove afferma che le persone giuridiche non avessero accesso al fondo”.

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