Referendum Empoli, il Sì: "Quesito esplicito: si chiedeva gestione in-house, incompatibile con Multiutility"

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Comitato ritiene "apprezzabile ma tardiva" apertura del sindaco su in-house, ma contesta lettura "fuorviante" del voto: "Nella richiesta era indicato in-house, che è incompatibile con Multiutility"


Non si sono fatte attendere le considerazioni del Comitato Trasparenza per Empoli sulla lettura che il sindaco Alessio Mantellassi ha pubblicamente reso nota dopo il voto. Vedi qui l'approfondimento

Il Comitato Trasparenza per Empoli replica al sindaco definendo “apprezzabile ma tardiva” l’apertura verso la gestione in-house, ribadendo però, documenti alla mano, che il referendum mirava proprio a rendere possibile la gestione pubblica diretta dei servizi, "non solo l'abrogazione di una delibera". Il Comitato contesta la lettura "fuorviante" del voto e ribadisce che “Multiutility e in-house sono incompatibili, citando anche un parere dell’Autorità Idrica Toscana al riguardo. Dopo il voto il Comitato attende di capire "se Empoli avrà il coraggio e l’indipendenza di unirsi al fronte più ampio dei sindaci toscani favorevoli alla gestione pubblica in-house”.

 

"Sindaco parla per la prima volta di in-House"

Il Comitato ritiene in primis "degno di nota e apprezzabile" che "finalmente, in una dichiarazione ufficiale del sindaco di Empoli, appaia la parola “in house” accanto a “società pubblica”. Un'apertura che per il Comitato non era mai stata così esplicita:  "Prima d’ora né il sindaco né il PD empolese avevano mai espresso chiaramente una posizione favorevole alle gestioni in house, limitandosi a dichiararsi favorevoli a società composte solo da soci pubblici. Alle nostre domande dirette, anche durante l’incontro di settembre 2025, sulla gestione in house (che la normativa riconosce come unica forma realmente pubblica) - spiegano - , non avevano mai fornito una risposta chiara e affermativa"

Un cambiamento che "fa piacere, ma non sorprende", per il Comitato, infatti, "è stata la sindaca di Firenze, Sara Funaro, a pronunciare timidamente il termine “in house”, lasciando intendere che la linea di Empoli segua ancora quella di Firenze". Si tratta comunque di una "novità positiva, seppur tardiva e prudente, che segna un primo, atteso passo di apertura verso la gestione pubblica in house".

 

Il Comitato: "Nella richiesta di referendum si parla di in-house"

Dalle parole di ieri del sindaco è emersa il "poco coinvolgimento", che si è tradotto in un 'no comment' che di certo non ha fatto bene al raggiungimento del quorum, in quanto quel voto riguardava "solo la delibera approvata nel 2022 di adesione alla Multiutility, il referendum non parlava di no alla quotazione in Borsa o acqua pubblica, perché se fosse stato così avrei votato Sì come nel referendum del 2011". Una lettura che il Comitato definisce "semplicistica e fuorviante, opposta alla realtà, che merita di essere chiarita con i documenti ufficiali".

Il Comitato rivendica che nella relazione illustrativa che accompagnava il quesito referendario, quella presentata nel 2023 e approvata dal Comitato dei Garanti istituito dal Comune di Empoli per valutare l'ammissibilità del referendum, si chiariva "esplicitamente che l’abrogazione della delibera era condizione necessaria per rendere possibile una vera gestione pubblica in house dei servizi di acqua e rifiuti". 

Nella relazione si legge effettivamente: "riteniamo che la rilevante presenza di capitale azionario privato, per giunta quotato in borsa, la cui unica finalità è il profitto [...], di fatto sposti le logiche imprenditoriali sul prevalente interesse di valorizzazione del capitale e di profitto [...], mettendo in secondo piano gli interessi dei cittadini", e soprattutto la richiesta che "si segua una operazione opposta, quella indicata dal Referendum del 2011 con gestioni in house".

LA RELAZIONE

Relazione illustrativa del quesito referendario abrogativo

 

"I passaggi della relazione - spiega il Comitato  - mostrano chiaramente che il referendum era centrato sull’obiettivo politico e amministrativo di permettere realmente gestioni pubbliche in house, non su un atto formale come la sola abrogazione della delibera del 2022 come detto dal sindaco".

Insomma una delle due: o la Commissione che doveva dare l'ok al referendum ha preso fischi per fiaschi, oppure l'indicazione che sottintendeva l'abrogazione, la cosiddetta ratio del referendum, era chiara ed esplicitata, anche nei documenti formali di indizione.

 Si potrebbe obiettare che il risultato normativo dell'abrogazione non avrebbe direttamente portato ad un modello 'in-house', come invece avrebbe dovuto fare il referendum del 2011, né impedito l'adesione alla Multiutility, ma ciò non toglie il dato politico: si è indicato il dito e guardato la luna.

Eppure, secondo il Comitato, le parole del sindaco non farebbero che dimostrare una antinomia di fondo, che invece rafforza l'elemento anche giuridico del voto: 'Multiutility' e gestione 'in-house' sarebbero "incompatibili", due modalità diametralmente diverse di gestione. Da qui la concordanza tra abrogazione della delibera di adesione e il risultato normativo che si voleva ottenere.

 

"Gestione In-House incompatibile con Multiutility: lo dice l'Autorità Idrica"

Secondo il Comitato, "la forma di gestione realmente pubblica in house è incompatibile con lo statuto attuale di Alia Multiutility, anche se oggi la società è composta solo da soci pubblici", come dichiarato dall'Autorità Idrica Toscana con la Deliberazione n. 13/2023 del 24 luglio 2023 in cui si attuò la cosiddetta 'Operazione Multiutility': nell'atto, votato anche dalla ex sindaca Brenda Barnini, si legge chiaramente che pur "risultando prioritario garantire un forte controllo pubblico nella gestione del servizio idrico integrato", la "cosiddetta Operazione Multiutility non è compatibile con una gestione del servizio idrico integrato tramite società in house", optando così per "una società a partecipazione mista pubblico-privata (PPPI)"

Si tratta del parere dell'AIT, propedeutico alla 'Operazione Multiutility', che, stando alla lettura dell'atto, e al parere del Comitato, renderebbe i termini 'Multiutility' e 'in-house' distinti e distanti; al momento nessuno ha smentito.

Delibera Conferenza Territoriale 3 Medio Valdarno (2)

 

Il dato politico: "Empoli si farà promotore di gestione pubblica in-house?"

"La questione", secondo il Comitato è quindi "se il Comune di Empoli intenda ancora seguire i tempi e la linea dettati da Firenze, oppure se avrà il coraggio e l’indipendenza di unirsi al fronte più ampio dei sindaci toscani e partiti politici che negli ultimi mesi hanno preso posizione - da sinistra a destra - a favore delle gestioni pubbliche in house a seguito delle importanti mobilitazioni degli abitanti della regione". Un fronte che "esiste già, attende solo che anche Empoli e Firenze, ancora esitanti, vi confluiscano con una decisione chiara e netta, perché, al di là del peso delle loro quote azionarie, non rappresentano più la linea maggioritaria quando si parla di futuro dei servizi pubblici locali".

"La politica - conclude il comitato - può avere i suoi tempi per riposizionarsi, ma il tempo è quasi scaduto: ora serve la volontà e il coraggio di rompere gli indugi e aderire con convinzione alla discussione più ampia ed equa che si è aperta grazie alla spinta civica degli abitanti di tutta la Toscana - cittadini traditi dal referendum del 2011, ma mai rassegnati, sempre più consapevoli e determinati nel rivendicare gestioni davvero pubbliche e democratiche".

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