
I requisiti: perdita del lavoro, esaurimento di tutti gli ammortizzatori sociali, Isee fino a 15mila euro e condizionalità con un massimo di 9 mesi di formazione
Perdita del lavoro, esaurimento di tutti gli ammortizzatori sociali, Isee fino a 15mila euro e condizionalità con un massimo di 9 mesi di formazione. Sono questi i requisiti fondamentali per accedere al reddito di reinserimento lavorativo, uno dei principali punti programmatici della nuova Giunta regionale, illustrato in commissione Sviluppo economico e rurale, presieduta da Brenda Barnini (Pd). Nel corso della seduta sono stati ascoltati l’assessore regionale al Lavoro, all’innovazione tecnologica e alla semplificazione amministrativa Alberto Lenzi e la direttrice di Arti Simonetta Cannoni.
Lenzi: “Non è reddito di cittadinanza”
L’assessore Lenzi ha chiarito: “Non si tratta del reddito di cittadinanza – il reddito di reinserimento colpisce quelle persone che sono state licenziate, che hanno finito un percorso lavorativo durato del tempo e che hanno esaurito tutti gli ammortizzatori sociali”. “Laddove ci siano le condizioni legate all’Isee, al lavoratore viene chiesto di fare un massimo di 9 mesi di formazione aggiuntiva o di specializzazione per essere poi reinserito nel mondo del lavoro”. “In bilancio – continua Lenzi – ci sono 23milioni di euro” e “si coprono solo quelle categorie in difficoltà”. Al termine del percorso formativo sarà richiesta “l’accettazione delle proposte lavorative nell’ambito scelto”.
Cannoni (Arti): condizionalità e formazione
La direttrice di Arti Simonetta Cannoni ha spiegato: “È una misura che si rivolge esclusivamente a chi ha perso il lavoro e non ha altri tipi di ammortizzatore”, “si porta l’Isee a 15mila euro” e il requisito centrale “è la condizionalità”. “È un reddito che una volta erogato non diventerà un diritto acquisito ma sarà legato alla condizione di frequentare assiduamente una politica attiva e la regina di queste politiche, lo sappiamo, è la formazione professionale, per rafforzare le competenze del lavoratore e superare il dramma del mismatch”. La formazione viene svolta nei 53 centri per l’impiego.
Le richieste dell’opposizione
Il portavoce dell’opposizione Alessandro Tomasi (FdI) ha chiesto chiarimenti sulle economie di Arti e sulla capacità dei centri per l’impiego. Tra le domande: “Il cittadino può spendere come vuole questi 500 euro o deve rendicontarli”, “Perché l’Isee a 15mila euro”, “Cosa significa devono frequentare nelle sedi o possono seguire on-line, come si certifica in modo chiaro” e “Chi godrà di questo reddito dovrà comunicarlo agli enti locali”. “Alla fine di questi corsi – conclude – occorrerà una valutazione in termini di efficacia”. Luca Minucci (FdI) ha chiesto “Se ci sarà la comunicazione di eventuali sussidi arrivati dagli amministratori locali e se questi faranno perdere il diritto al reddito di reinserimento” e chiarimenti sulla platea di 11mila fruitori: “Sono stati considerati tenendo conto dell’Isee a 15mila e che non fossero beneficiari di altri sussidi oppure si parlava di una platea potenziale”.
Veneri: “Un’elemosina più che un sostegno”
Critico Gabriele Veneri (FdI): “Mi sembra un’elemosina più che un sostegno”. “Volevo capire, poi, chi fa l’orientamento di queste figure”. “Parlando con imprenditori e con le associazioni di categoria è ben chiaro che le figure formate in Toscana non sono allineate con le richieste effettive delle attività produttive”. “Non si deve fare quello che piace fare ma quello di cui c’è bisogno per far sì che la nostra regione sia competitiva”.
Arti e i 60 milioni per i centri per l’impiego
Cannoni ha ricostruito l’origine delle risorse: “Arrivano dal 2019 e si sono accumulati negli anni”. I centri per l’impiego erano “In una situazione disastrosa”, “Con pochissimo personale”, “Con risorse inadeguate” e “In sedi fatiscenti”. Alla Toscana furono assegnati 60 milioni di euro una tantum, da spendere con rendicontazione trimestrale. “La strategia è stata quella di spendere quelle risorse che, se non avessimo speso, sarebbero andate perse”. Sui 500 euro, Cannoni ha precisato: “Deriva da una ricerca Irpet, ispirata a misure europee di reinserimento lavorativo” e “Non dobbiamo sapere come vengono utilizzati”.
Le posizioni della maggioranza
Mario Puppa (Pd) ha ricordato che l’investimento ha consentito l’aumento del personale “Da 405 a 975 unità” e l’apertura di 27 nuovi centri. Irene Galletti (M5S) ha invitato a evitare “Un’ottica di mercificazione della persona” e ha espresso preoccupazione per l’idea del beneficiario come “Un furbetto che voglia prendere i 500 euro per stare sul divano”. Massimiliano Ghimenti (AVS) ha sottolineato: “Ci sono persone che non hanno la possibilità anche fisica di lavorare ed è anche per quelle che deve esserci un aiuto, come i caregiver”.
Barnini: “Scelta coraggiosa e dignità della persona”
La presidente Brenda Barnini ha definito la regionalizzazione dei centri per l’impiego una scelta “Coraggiosa ma decisiva”. “La decisione di destinare i 23 milioni di euro ad una misura sperimentale è caratterizzata da un forte segno di scelta politica” ed è coerente con una presa in carico della persona. “Quando una persona perde il posto di lavoro, ha bisogno di tornare a credere nei propri mezzi”. Il sostegno economico e formativo è “Da collocarsi dentro la sfera della dignità della persona”. Barnini ha infine annunciato una prossima proposta di risoluzione sul comparto moda, settore che “Ha bisogno di una costante e rafforzata attenzione da parte delle istituzioni”.
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