Isacco Cantini si dimette da coordinatore comunale di FdI Empoli

Le dimissioni arrivano dopo la bufera politica degli scorsi giorni. Cantini: "Ciò che ho scritto sui social è sbagliato, ma nessuno dovrebbe essere colpito con attacchi legati alla disabilità"


"A seguito delle parole da me pubblicate sui social e delle reazioni che ne sono conseguite, ho deciso di dimettermi dall’incarico di coordinatore comunale". Con queste parole, il segretario di FdI, Isacco Cantini, ha annunciato le proprie dimissioni dopo il commento sotto una notizia di gonews.it che aveva scatenato una forte bufera mediatica.

Nei giorni successivi al post, sui social si era acceso il dibattito, con prese di posizione sia da destra che da sinistra, ma anche - purtroppo - commenti d'odio e sulla disabilità di Cantini. La polemica si è estesa anche oltre i confini dei commenti online, con striscioni contro il coordinatore, come quelli comparsi a Marcignana.

Cantini ha spiegato di voler "assumersi la responsabilità di ciò che ho scritto e delle conseguenze che ne sono derivate" e ha riconosciuto che "in politica le parole pesano, perché possono ferire, dividere, richiamare immagini e paure che non dovrebbero mai entrare nel confronto democratico". Al tempo stesso, il coordinatore comunale ha condannato gli attacchi personali ricevuti: "Nessuno dovrebbe essere colpito con attacchi legati alla disabilità e, più in generale, alla persona".

"A questo punto, spero che il confronto possa tornare sui temi e sui problemi reali della città, nel rispetto di tutti", conclude.

Di seguito la nota integrale

"A seguito delle parole da me pubblicate sui social e delle reazioni che ne sono conseguite, mi rivolgo ai cittadini, agli iscritti e a quanti hanno seguito questa vicenda, perché non cerco
giustificazioni, né scorciatoie. Intendo assumermi la responsabilità di ciò che ho scritto e delle conseguenze che ne sono derivate.

In questi giorni, anche attraverso quanto pubblicato sui media locali e sui social, nonostante le mie scuse, ho letto parole dure, prese di posizione, richieste di chiarimento e di responsabilità. È giusto che sia io, per primo, a non sottrarmi e a parlare con la massima chiarezza.

Ciò che ho scritto sui social è stato un errore, per il contenuto delle mie parole, anzitutto, ma anche per il modo usato.

In politica le parole pesano, perché possono ferire, dividere, richiamare immagini e paure che non dovrebbero mai entrare nel confronto democratico: se le mie parole lo hanno fatto, me ne assumo la responsabilità, senza attenuanti.

Dopo una profonda e sofferta riflessione, ho deciso di dimettermi dall’incarico di coordinatore comunale, perché mi sono reso conto di aver sbagliato e di aver messo in difficoltà il partito
insieme a tutte le persone che ne fanno parte.

Ho sbagliato ed è giusto che faccia un passo indietro. Un segno di responsabilità che sento il dovere di fare, per preservare anche il coordinamento cittadino e il buon lavoro fatto ad Empoli,
finora, dai nostri rappresentanti in consiglio comunale, come riconosciuto, con apprezzabile onestà intellettuale, sia dalla maggioranza, che da una parte dell’opposizione.

Allo stesso tempo, in questi giorni, ho ricevuto una serie di insulti, offese e minacce rivolte a me, non come rappresentante politico, ma come persona disabile. Frasi che hanno preso di mira le mie limitazioni fisiche e che niente hanno a che vedere con le idee politiche. Questa non è legittima critica politica, ma solo violenza verbale analoga a quella da me usata.

Due cose possono essere vere insieme e vanno dette insieme con onestà: io ho sbagliato e chiedo scusa; ma nessuno dovrebbe essere colpito con attacchi legati alla disabilità e, più in generale,
alla persona.

Con questa decisione intendo assumermi fino in fondo le conseguenze di quanto accaduto e, al tempo stesso, ribadire un principio che dovrebbe unire tutti: la critica politica, anche dura, è
legittima; l’attacco personale e l’odio no, tanto meno quando colpiscono la dignità di una persona.

A volte certi valori, di cui troppo spesso si dà per scontato il significato quando si usano nel quotidiano o in occasione di tragiche ricorrenze, si capiscono nel profondo quando, per i propri
errori, si pagano le conseguenze sulla propria pelle, anche se sono minacciati da parole che non avrebbero potuto mai avere attuazione nell’animo di chi le ha pronunciate o scritte.

A questo punto, spero che il confronto possa tornare sui temi e sui problemi reali della città, nel rispetto di tutti.

Da parte mia, questo passo indietro non è una fuga: è la scelta di non diventare un alibi, un pretesto o una distrazione rispetto al lavoro e alle responsabilità che la politica deve avere".

Isacco Cantini

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