Dimensionamento scolastico, il Governo commissaria la Toscana e altre tre regioni

Giuseppe Valditara (foto da Twitter)

La Toscana aveva presentato ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Ora il provvedimento, ingiusto secondo Giani e Nardini: "Sulla scuola non si taglia, si investe"


Il Consiglio dei Ministri ha deliberato il commissariamento di Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna. Queste quattro regioni non hanno ancora approvato i rispettivi piani di dimensionamento per il prossimo anno scolastico.

Lo fa sapere il ministero dell'Istruzione ricordando che il dimensionamento rientra tra le riforme previste dal Pnrr, definite dal precedente Governo, con l'obiettivo di adeguare la rete scolastica alla popolazione studentesca. Non rispettare l'adempimento mette a rischio le risorse già erogate.

La misura riguarda la riorganizzazione amministrativa e non comporta la chiusura di plessi scolastici.

La Corte Costituzionale, come ricorda il ministero, si è pronunciata tre volte sulla riforma confermando la legittimità dell'operato del Governo. I ricorsi delle regioni inadempienti sono stati respinti con tre sentenze del Tar e sei pronunce del Consiglio di Stato.

A Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna erano già state concesse due proroghe per l'adozione dei piani: una fino al 30 novembre e una seconda fino al 18 dicembre. Nonostante ciò, non sono state compiute le necessarie formalizzazioni, rendendo inevitabile il commissariamento deliberato oggi dal Consiglio dei Ministri.

Queste le parole del ministro Giuseppe Valditara: "Si tratta di un provvedimento necessario per assicurare il rispetto degli impegni assunti dall'Italia con l'Unione europea nell'ambito del PNRR e per garantire il regolare avvio del prossimo anno scolastico. In questi tre anni, l'azione del Governo è stata orientata alla leale collaborazione istituzionale, con l'obiettivo di tutelare la qualità e la continuità dell'attività scolastica".

Funaro: "Commissariamento è grave"

"Il commissariamento di Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna è grave" dichiara la sindaca metropolitana di Firenze Sara Funaro. "Sosteniamo i ricorsi delle quattro Regioni, perché tagliare la scuola vuol dire colpire la crescita del Paese. Non tenere conto dei bisogni del sistema scolastico, della specificità dei territori e della storicità delle scuole è un segnale negativo da parte di questo governo che impone scelte dall'alto senza guardare al lavoro virtuoso portato avanti dalle Regioni, dalle Province e dalle Città metropolitane come la nostra. Non si può agire guardando solo ai numeri, l'istruzione necessita di un'attenzione maggiore e di una maggiore sensibilità. Noi andremo avanti con il ricorso ad adiuvandum nell'interesse dei nostri ragazzi, delle nostre scuole e del nostro territorio per un'istruzione di qualità".

Giani e Nardini: "Sulla scuola pubblica non si taglia ma si investe"

Il Governo ha deciso di commissariare le Regioni Toscana, Umbria, Sardegna ed Emilia Romagna, nominando un commissario ad acta per procedere con con gli accorpamenti degli istituti scolastici. Il provvedimento riguarda le Regioni che in questi mesi si erano opposte ai tagli imposti dal Governo.

La decisione arriva durante la seduta di oggi del Consiglio dei Ministri a cui erano state chiamate a partecipare anche le quattro Regioni coinvolte. Per la Regione Toscana, su delega del Presidente Giani, ha partecipato ed è intervenuta spiegando le ragioni che avevano portato a sospendere il dimensionamento, l'assessora con delega all'istruzione, Alessandra Nardini.

“Fin dall'inizio di questa vicenda nel 2023, abbiamo sempre ribadito un concetto chiaro: sulla scuola pubblica non si taglia ma si investe. Lo abbiamo sostenuto in ogni passaggio in Conferenza delle Regioni e presentando vari ricorsi in questi anni contro la logica degli accorpamenti degli istituti scolastici" spiegano il presidente della Regione, Eugenio Giani e l’assessora regionale all’istruzione, Alessandra Nardini che proseguono: "Pur contestando la norma, quest'anno avevamo provveduto a dimensionare secondo le indicazioni del Ministero, ma abbiamo ritenuto doveroso sospendere gli accorpamenti in attesa dell'esito del ricorso straordinario che abbiamo presentato al Presidente della Repubblica. Il Governo invece con la scelta di oggi decide di andare avanti e di non accogliere neppure la nostra richiesta di rivedere almeno i numeri dei tagli che sono sbagliati perché non si basano sulla reale popolazione studentesca ma su una sottostima del numero di studentesse e studenti toscani".

La Regione Toscana infatti, come già affermato anche precedentemente, ribadisce che basando il conteggio degli accorpamenti sui numeri reali di studentesse e studenti, e non sulle stime, si passerebbe dai 16 imposti quest'anno dal Governo ad 8, dimezzando il numero dei tagli.
La decisione governativa si basa su uno scostamento di circa 8mila studentesse e studenti tra quanto stimato dal Ministero e quanto attestato dall’Ufficio Scolastico Regionale della Toscana: 428.679 studentesse e studenti contro 436.671 iscritte e iscritti reali.

Presidente e assessora hanno anche sottolineato il confronto che in questi mesi c'è stato con enti locali e sindacati.

“A nostro avviso il Governo avrebbe dovuto – questo il parere di Giani e Nardini – attendere il pronunciamento del Presidente della Repubblica in merito alla questione. Invece ha voluto procedere d’imperio con una decisione che continuiamo a ritenere profondamente sbagliata, dettata soltanto dalla volontà di tagliare a tutti i costi e non adeguata alla realtà scolastica della nostra Regione, che aveva già visto in passato un corretto dimensionamento con la creazione di istituti comprensivi in un'ottica di continuità verticale. Adesso questi tagli rischiano di avere ripercussioni negative dal punto di vista sia didattico che occupazionale."

Il numero delle istituzioni scolastiche autonome attualmente presenti in Toscana è di 466 ma con gli accorpamenti diventerebbero 450. Sono infatti previsti 4 accorpamenti nella provincia di Lucca, 3 in quelle di Massa Carrara e di Pistoia, 2 per la Città Metropolitana di Firenze e altrettante per la Provincia di Grosseto e per la Provincia di Siena.

Consiglieri metropolitani di Centrodestra: "Si dimenticano i tagli fatti dal Centrosinistra"

“Le dichiarazioni di Sara Funaro sul commissariamento delle Regioni appaiono strumentali e prive di memoria storica. Parlare oggi di ‘tagli alla scuola’ senza ricordare quanto fatto dai governi di Centrosinistra negli ultimi dieci anni è un esercizio di pura propaganda”. Lo dichiarano i consiglieri metropolitani di Centrodestra e civici per il cambiamento Alessandro Scipioni, Claudio Gemelli, Vittorio Picchianti e Gianni Vinattieri.

“Il dimensionamento scolastico – spiegano – non nasce oggi e non è un’invenzione dell’attuale Governo. È il risultato di scelte strutturali avviate proprio dai governi di centrosinistra, a partire dall’era Renzi. Con la cosiddetta ‘Buona Scuola’ e con le politiche di spending review si è proceduto a una razionalizzazione del sistema scolastico basata su criteri esclusivamente numerici, con accorpamenti di istituti, riduzione delle autonomie scolastiche e una progressiva compressione degli organici amministrativi e dirigenziali”.

“È sotto i governi Renzi e Gentiloni – proseguono i consiglieri – che si è affermata una visione centralista e ragionieristica della scuola, nella quale il dimensionamento è diventato uno strumento ordinario di gestione, spesso scollegato dalle reali esigenze dei territori. In quegli anni la sinistra non solo non protestava, ma rivendicava quelle scelte come necessarie e virtuose”.

“Oggi – aggiungono – lo stesso fronte politico grida allo scandalo, dimenticando che l’attuale Governo sta applicando una riforma prevista dal PNRR, definita dal precedente esecutivo, nel rispetto degli impegni assunti con l’Unione Europea. Il ministro Valditara ha chiarito in modo inequivocabile che il dimensionamento riguarda esclusivamente l’organizzazione amministrativa e non comporta la chiusura dei plessi scolastici”.

“Va inoltre ricordato – sottolineano Scipioni, Gemelli, Picchianti e Vinattieri – che l’operato del Governo è stato giudicato legittimo in più occasioni dalla Corte Costituzionale, oltre che dai TAR e dal Consiglio di Stato, e che alle Regioni sono state concesse proroghe significative prima di arrivare al commissariamento. Parlare di imposizioni dall’alto significa ignorare volutamente questi fatti”.

“L’atteggiamento della Regione Toscana e della Città Metropolitana di Firenze – aggiungono – è irresponsabile dal punto di vista istituzionale, perché rifiuta l’esercizio di competenze che sono loro attribuite. Preferire lo scontro radicale e giuridico con lo Stato centrale all’elaborazione di scelte politiche sagge e realistiche dimostra l’incapacità di governare i territori e di assumersi responsabilità nei confronti della comunità scolastica”.

“Il Governo – concludono – sta oggi gestendo una situazione ereditata, cercando di garantire stabilità, continuità e qualità al sistema scolastico, senza mettere a rischio risorse europee fondamentali. Se davvero si vuole difendere la scuola, occorre avere l’onestà intellettuale di riconoscere le responsabilità del passato, invece di scaricare tutto su chi oggi è chiamato a rimettere ordine”.

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