
"Se il governo, commissariando, vuol accorpare questi istituti per ridurre da un punto di vista ragionieristico il numero dei dirigenti scolastici, sinceramente prende una strada sbagliata".
Così Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, a margine dell'apertura di Pitti Uomo, a proposito della decisione di commissariare le Regioni Toscana, Umbria, Sardegna ed Emilia Romagna, nominando un commissario ad acta per procedere con gli accorpamenti degli istituti scolastici.
"La scuola deve essere un elemento centrale - ha proseguito Giani - e se c'è una diminuzione demografica, questo non deve portare a generare accorpamenti scolastici. L'autonomia dei singoli istituti è un bene da salvaguardare".
Per la sindaca di Firenze Sara Funaro la scelta del commissariamento "dà un segnale bruttissimo del rapporto che ci deve essere tra le istituzioni. I numeri vanno guardati e vanno letti nel contesto territoriale, anche leggendo quella che è la storia di quei territori e già negli anni sono stati fatti tantissimi accorpamenti".
Anche l'Unione Province Italiane regionale esprime forte contrarietà alla decisione del Governo di commissariare la Toscana per procedere agli accorpamenti delle istituzioni scolastiche.
"Una scelta - spiegano dall'UPI - che riteniamo ingiusta nel merito e nel metodo, perché interviene su un settore strategico come la scuola pubblica senza tenere conto della reale consistenza della popolazione studentesca e del lavoro di confronto svolto sui territori".
I presidenti delle Province toscane, che proprio nella giornata di ieri hanno incontrato il presidente della Regione Eugenio Giani, hanno condiviso pienamente la posizione della Toscana e la necessità di attendere l’esito del ricorso straordinario presentato al Presidente della Repubblica prima di assumere decisioni così rilevanti.
"Sarebbe stato corretto e rispettoso delle istituzioni – dichiara il presidente di Upi Toscana, Francesco Limatola – attendere il pronunciamento del Capo dello Stato. Intervenire ora, con un commissariamento, significa forzare un processo che incide direttamente sui territori e sulle comunità scolastiche, senza tener conto dei dati reali e del confronto costruito in questi mesi".
"Il dimensionamento scolastico - prosegue Limatola - non può essere affrontato come un mero esercizio contabile: dietro ogni istituzione scolastica ci sono comunità, servizi essenziali, presìdi educativi e occupazione. Forzare i tempi, ignorando i dati reali e il confronto istituzionale, rischia di produrre effetti negativi soprattutto nelle aree più fragili e periferiche".
"Sulla scuola pubblica non si taglia ma si investe - concludono da Upi Toscana -. Chiediamo che il Governo riconsideri il proprio operato, aprendo una fase di dialogo autentico con Regioni ed enti locali, nel rispetto delle autonomie e delle reali esigenze dei territori".
I segretari regionali Pd di Umbria, Emilia-Romagna, Toscana e Sardegna: "Atto autoritario"
I segretari regionali Pd di Umbria, Emilia-Romagna, Toscana e Sardegna: “C’è un nodo politico fondamentale: commissariare quattro Regioni guidate dal centrosinistra assume il sapore di una contrapposizione istituzionale”
I segretari regionali del Partito democratico di Umbria, Emilia-Romagna, Toscana e Sardegna denunciano con forza la scelta del governo di procedere al commissariamento sul dimensionamento della rete scolastica attraverso la nomina di un commissario ad acta. “Un atto di estrema gravità, - segnalano i segretari dem delle regioni coinvolte- che rappresenta una forzatura istituzionale senza precedenti e un colpo diretto all’autonomia delle Regioni e alla scuola pubblica”.
“Il dimensionamento scolastico - sottolineano Damiano Bernardini (Pd Umbria), Luigi Tosiani (Pd Emilia Romagna), Emiliano Fossi (Pd Toscana) e Silvio Loi (Pd Sardegna) - non può essere imposto dall’alto né ridotto a un freddo esercizio ragionieristico. Si tratta di decisioni che incidono profondamente sull’equità del sistema educativo, sul diritto allo studio e sulla qualità dell’offerta formativa, soprattutto nei territori più fragili del Paese. L’approccio scelto dal governo è centralistico e autoritario, incapace di riconoscere la complessità e la diversità dei contesti regionali, e totalmente sordo alle istanze avanzate dalle comunità locali”.
“Applicare parametri numerici rigidi - proseguono - significa ignorare le specificità geografiche, sociali e demografiche di molte aree: territori montani, isole, aree interne e comuni di piccole dimensioni, dove la dispersione abitativa e le difficoltà infrastrutturali rendono la scuola uno dei presidi pubblici essenziali per garantire coesione sociale e prospettive di futuro. In questi contesti, la concentrazione degli istituti e l’affidamento di più scuole a un unico dirigente determinano un sovraccarico gestionale e una minore presenza stabile, con effetti particolarmente negativi proprio nelle realtà più complesse”.
Il Partito democratico ribadisce che, invece di una forzatura burocratica, sarebbe stato necessario aprire un confronto politico e istituzionale serio con le Regioni e con gli enti locali, nel pieno rispetto delle autonomie e delle responsabilità condivise sancite dalla Costituzione. Le amministrazioni territoriali hanno più volte evidenziato le peculiarità dei propri contesti e chiesto criteri più flessibili; il governo ha risposto con un irrigidimento che rischia di produrre danni strutturali e duraturi.
“In molte aree interne - ci tengono a sottolineare i quattro segretari - la scuola rappresenta spesso l’ultimo presidio pubblico rimasto: indebolirla o allontanarla significa aumentare le disuguaglianze, penalizzare studenti e famiglie e accelerare processi di spopolamento già drammatici. È una scelta che va nella direzione opposta rispetto agli obiettivi dichiarati di coesione territoriale e sviluppo".
“C’è infine un nodo politico - proseguono - che non può essere ignorato: la decisione di commissariare quattro Regioni guidate dal centrosinistra assume il sapore di una contrapposizione istituzionale e alimenta un clima di conflitto che non giova né alla scuola né al Paese. Il richiamo al Pnrr non può diventare un alibi per comprimere il confronto democratico e cancellare il ruolo delle autonomie”.
Per tutte queste ragioni, il Partito democratico chiede con forza una revisione delle scelte compiute e ribadisce la necessità di politiche scolastiche che mettano al centro le persone, i territori e il diritto universale a un’istruzione pubblica di qualità.
Cisl: "La scuola non diventi terreno di contrapposizione"
La decisione del Governo di procedere al commissariamento della Regione Toscana in materia di dimensionamento scolastico apre una fase che richiede equilibrio istituzionale e capacità di confronto. Si tratta di un atto che coinvolge direttamente l’organizzazione della rete delle autonomie scolastiche toscane, con ricadute sugli studenti, sulle famiglie e sulle comunità educative.
In questa fase Cisl e Cisl Scuola Toscana ritengono prioritario avviare un percorso di dialogo costruttivo tra il ministero dell’Istruzione e le regioni interessate. La complessità della materia, unita alla diversità dei territori, impone soluzioni condivise e valutazioni approfondite. Una scuola non è solo un dato statistico, ma un presidio educativo e sociale che va tutelato e governato con responsabilità.
"Negli ultimi anni la Regione Toscana, come altre, è intervenuta sulla propria rete scolastica per adeguarla alle trasformazioni demografiche - dichiarano la segretaria generale Cisl Toscana Silvia Russo e il segretario generale Cisl Scuola Toscana Roberto Malzone.
"Restano tuttavia specificità locali e situazioni territoriali che richiedono una valutazione attenta e partecipata. Per questo la Cisl in Toscana chiede che ogni intervento di dimensionamento tenga conto delle peculiarità dei territori, evitando accorpamenti non necessari e tutelando in particolare le aree interne e i contesti più fragili, dove la presenza della scuola rappresenta un presidio fondamentale".
"In tale prospettiva - proseguono - non siamo contrari al principio del confronto sulla riorganizzazione della rete, ma riteniamo che esso debba essere accompagnato da criteri chiari, supporti adeguati e tempi sostenibili, affinché la continuità didattica e il diritto allo studio non vengano penalizzati. Una riforma equilibrata nasce dall’ascolto e dalla cooperazione istituzionale".
La Cisl in Toscana rivolge infine un invito a tutte le forze politiche e sociali affinché la scuola non diventi terreno di contrapposizione. La tenuta e la qualità del sistema educativo richiedono uno sforzo comune, capace di unire e non dividere.
"Come organizzazione sindacale - conclude i sindacato - confermiamo la nostra piena disponibilità a partecipare a un percorso di dialogo costruttivo, offrendo contributi tecnici e competenze radicate nei territori. La scuola merita scelte ponderate e condivise, capaci di tutelare le comunità educative e di garantire un’offerta formativa diffusa e di qualità".
Zoppini (FdI): "Posizione pretestuosa della Regione Toscana"
"Una presa di posizione pretestuosa, quella della Giunta regionale sui commissariamenti relativi agli accorpamenti scolastici. Senza memoria e senza onestà intellettuale, anziché cercare ad ogni costo lo scontro col governo, avrebbe fatto bene a guardarsi allo specchio: ci avrebbe trovato la genesi e le ragioni di questo provvedimento".
Così il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Matteo Zoppini, componente della commissione Cultura e Istruzione.
"Delle due l’una: o Giani, Nardini e altri esponenti del Pd soffrono di amnesia a medio termine, oppure mentono sapendo di mentire. Vale la pena allora ricordare che i dimensionamenti - avviati dai governi di centrosinistra - incidono sulla parte amministrativa e non sulla didattica, né vanno a chiudere plessi scolastici, né ledono il diritto all’Istruzione", puntualizza il consigliere di FdI.
"Inoltre il provvedimento risponde a parametri fissati dal PNRR, definito dal Governo Draghi. Anche alla luce di quanto deciso dal Consiglio di Stato sul ricorso della Regione Campania, Giani e Nardini avrebbero fatto meglio a collaborare: avrebbe risparmiato i soldi del ricorso e un clima di tensione nel mondo della scuola assolutamente non necessario", conclude Zoppini.
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