La IA al servizio dello studio della biodiversità: presentati a Firenze due progetti di Coldiretti e Federcaccia

I due progetti, 'Lupus Etruriae' e 'Agrobiomonitor', utilizzano fototrappole, analisi genetiche e tecnologie innovative per gestire il lupo e monitorare la biodiversità


Telecamere ad infrarossi, ululati di richiamo e analisi genetica per “contare” i branchi di lupi che stanno falcidiando le greggi, intelligenza artificiale, monitoraggio acustico e fototrappole per misurare la biodiversità faunistica “prodotta” dalla messa a terra di pratiche colturali innovative con l’obiettivo di rendere più competitive sul mercato le aziende cerealicole: sono gli interventi e le tecnologie dei due progetti “Lupus Etruriae” e “AgroBioMonitor” che agricoltori e cacciatori utilizzeranno per raccogliere dati scientifici e fornire nuovi strumenti di gestione alle imprese e di valutazione e pianificazione alle istituzioni. I due progetti, promossi da Coldiretti Toscana e Federcaccia Toscana – Unione Cacciatori Toscani con il supporto tecnico-scientifico dell’Università degli Studi della Tuscia e dell’Università di Firenze, sono stati presentati al mercato di Porta San Frediano. I due progetti rispondono a precise criticità denunciate dal mondo agricolo e venatorio e contribuiscono in modo diretto e misurabile al raggiungimento dei target della Politica Agricola Comune 2023-2027. Alla presentazione hanno partecipato Angelo Corsetti (Direttore Coldiretti Toscana), Simone Capriotti (Responsabile Tecnico FIDC-UCT), Giovanni Argenti (Università degli Studi di Firenze – Dipartimento DAGRI), Riccardo Primi (Università della Tuscia – Dipartimento DAFNE) e Marco Apollonio (Università degli Studi di Sassari), Letizia Cesani (Presidente Coldiretti Toscana), Marco Salvadori (Presidente Federcaccia Toscana UCT), Marco Buconi (Presidente Nazionale Federcaccia), Bernard Dika (Sottosegretario alla Regione Toscana) e Stefania Saccardi (Presidente Consiglio Regionale della Toscana).

“Con questi due progetti vogliamo costruire insieme risposte innovative ed ambiziose a problematiche di interesse comune. L’impoverimento del suolo, la perdita di biodiversità, gli squilibri faunistici che hanno fatto saltare la convivenza tra specie danneggiano l’habitat che condividiamo e rappresentano anche una straordinaria opportunità. – spiega Letizia Cesani, Presidente Coldiretti Toscana – Il metodo scientifico guiderà entrambi i progetti. Le competenze e l’esperienza dei partner che abbiamo coinvolto, unite alla messa a terra delle tesi che vogliamo dimostrare, ci permetteranno di identificare e replicare modelli di gestione efficaci e sostenibili. Il recupero della redditività agricola, quindi della competitività, è l’elemento cardine che guida la nostra azione”.

“Questa iniziativa rappresenta un passaggio importante e innovativo nel modo di affrontare insieme le sfide legate alla conservazione della biodiversità e alla gestione del territorio. La collaborazione avviata con Coldiretti Toscana dimostra che cacciatori e agricoltori, spesso raccontati come portatori di interessi contrapposti, condividono in realtà gli stessi orizzonti: la tutela dell’ambiente rurale, l’equilibrio faunistico e la difesa del reddito agricolo. – spiega Marco Salvadori, Presidente Federcaccia Toscana -– Unione Cacciatori Toscani - È la prima esperienza in Italia che mette al centro una progettualità comune, fondata sul dialogo, sulla conoscenza scientifica e sul radicamento nel territorio. Come Federcaccia Toscana – Unione Cacciatori Toscani crediamo che solo attraverso alleanze concrete e responsabili sia possibile costruire modelli di gestione sostenibili, capaci di coniugare conservazione, attività produttive e presidio delle aree rurali. Questo percorso non è un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova visione condivisa”.

Lupus Etruriae. Sapere dove sono e quanti sono per fornire alle istituzioni (Regione Toscana) un censimento con dati certi ed una mappatura geografica aggiornata in vista delle future politiche di gestione del lupo. Con il percorso di declassamento da “rigorosamente protetto” a “protetto” arrivato alle battute finali, il nuovo status del lupo consentirà agli Stati e alle Regioni di predisporre piani di controllo e contenimento mirati per risolvere i conflitti con gli allevatori e preservare l’equilibrio faunistico in un’area, la Toscana, dove il tasso di predazione è tra i più alti d’Europa. L’abbandono della pastorizia è direttamente collegato alla perdita di pascoli e praterie, ecosistemi in cui vivono molte specie dell’avifauna di interesse venatorio. È il focus del progetto Lupus Etruriae, finanziato dall’intervento SRG01 del CSR della Regione Toscana e realizzato con la collaborazione dell’Università degli Studi di Sassari e dell’Associazione Regionale Allevatori. Il progetto coinvolgerà quattro aziende ovine. L’innovazione principale risiede nel passaggio fondamentale da un approccio basato sulla stima della popolazione ad uno focalizzato sulla localizzazione territoriale. Non più quindi modelli statici, ma una mappatura puntuale dei branchi, sempre più a loro agio anche con gli ambienti urbani. Lupus Etruriae punta a colmare un vuoto conoscitivo: l’ultimo censimento regionale risale infatti al 2016. Per realizzare il censimento il progetto attinge ad una serie di strumenti: videotrappolaggio in punti strategici per ottenere filmati permettendo il riconoscimento individuale dei singoli esemplari riproduttivi; wolf howling, ovvero l’emissione di ululati registrati per stimolare la risposta vocale dei branchi; analisi genetica con la raccolta e l’analisi di feci, peli e carcasse per risolvere i casi di ambiguità tra branchi contigui ma anche tra lupi e ibridi.

AgroBioMonitor. Dimostrare – e sarebbe la prima volta – come le buone pratiche agricole applicate al settore cerealicolo possano migliorare la qualità del suolo e degli habitat naturali incrementando la biodiversità faunistica. In particolare mammiferi ed uccelli (quaglie, fagiani ecc.), specie importanti per l’equilibrio faunistico che in questi ambienti si rifugiano e trovano cibo. La presenza di queste specie è un indicatore della qualità del suolo e della salubrità ambientale che il progetto persegue. Ciò che è un valore astratto, la biodiversità, diventa per la prima volta misurata e quantificata, con l’ausilio indispensabile delle nuove tecnologie, una leva di competitività economica per le aziende che potranno legare i loro prodotti ai mercati premium e al sistema dei crediti di carbonio, diversificando le fonti di reddito. È questa la grande novità. L’innovazione si intreccia a doppio filo con la sostenibilità e la competitività che le aziende dovranno raggiungere per essere sempre più resilienti. Il progetto può contare sulle fondamentali competenze di PSR & Innovazione Toscana, Università di Firenze (DAGRI) e Università della Tuscia (DAFNE), WBA Project, partner scientifici e tecnici. La premessa, da cui scaturisce l’idea del progetto, sono le nuove direttive europee come “Nature Restoration Law” e “Farm to Fork”. Il rigoroso approccio scientifico previsto è supportato dall’impiego di tecnologie e metodologie avanzate – non invasive – come il monitoraggio acustico passivo che permette di raccogliere dati sulla presenza e l’abbondanza di uccelli, l’utilizzo della capacità di analisi dell’intelligenza artificiale per rendere rapida ed automatica la raccolta e l’elaborazione dei dati.

Per informazioni www.toscana.coldiretti.it, pagina ufficiale Facebook @coldiretti.oscana, Instagram @Coldiretti_Toscana, Twitter @coldirettitosca, canale ufficiale YouTube “Coldiretti Toscana” e canale Telegram “coldirettitoscana”

Fonte: Coldiretti Toscana - Ufficio Stampa

Notizie correlate



Tutte le notizie di Firenze

<< Indietro

ISCRIVITI alla newsletter quotidiana di gonews.it

Ogni giorno alle 19 le notizie più importanti

torna a inizio pagina