
Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Boccaccio il 21 gennaio 2026
Francesco Mandelli arriva al Teatro Boccaccio con un nuovo spettacolo tratto da un testo di grande successo internazionale, già portato in scena in Inghilterra tra il 2016 e il 2019 e poi diventato una serie Netflix. L’opera, prodotta in Italia da Infinito Argo Studio e Nido di Ragno, sarà portata sul palco in una versione tutta italiana con Mandelli come protagonista.
Lo abbiamo incontrato in anteprima per parlare del lavoro sul testo, del rapporto con il pubblico e dei progetti futuri.
Com’è nata l’idea di portare questo testo a teatro?
"L’idea è arrivata dai produttori, Infinito, Argo Studio e Nido di Ragno, che avevano i diritti del testo. Cercavano qualcuno che lo portasse in Italia e quando l’ho letto ne sono rimasto subito molto colpito. È un testo che ti prende immediatamente, ha una forza speciale".
La serie TV ha influenzato il tuo lavoro sul palco?
"No, all’inizio non l’avevo vista, fortunatamente. Ne avevo solo sentito parlare. L’ho guardata dopo, ma solo un po’, giusto per farmi un’idea. Avevo paura di copiare quello che c’era già e volevo che questo spettacolo fosse qualcosa di nuovo, una versione tutta italiana del monologo".
Come hai costruito la tua interpretazione?
"Essendo un testo che nasce da un’autobiografia, credo che vada recitato nel modo più naturale possibile. L’obiettivo è far credere allo spettatore che quella storia sia successa davvero a me. Ho cercato la massima semplicità e verità".
È cambiato il tuo approccio con il pubblico passando dalla TV al teatro?
"Il mio approccio non cambia: quando una cosa mi piace, mi butto. Però il teatro è diverso perché il pubblico è lì con te, nello stesso momento. È qualcosa di unico e irripetibile. Ogni sera è un’avventura nuova".
C’è un messaggio che vuoi trasmettere con questo spettacolo?
"No, non credo ci sia un messaggio preciso, e non penso che l’autore volesse darne uno. È semplicemente il racconto di una persona, una condivisione con chi ti ascolta. Ognuno poi porta a casa quello che sente suo".
Ti manca la comicità degli inizi?
"No, non mi manca. L’ho fatta per tanto tempo e in fondo continuo a farla ogni tanto, anche perché I Soliti Idioti tornano sempre. Forse ho un po’ di nostalgia di quella gioventù, di quando ero meno consapevole, ma non vorrei tornare indietro. Quegli anni sono stati belli e importanti".
Ci sono sogni nel cassetto o progetti futuri che vorresti realizzare?
"Più che sogni nel cassetto, aspetto quelli che la vita sta per mandarmi. Ho capito che spesso la cosa più bella è proprio quella che sta arrivando. Quello che ho desiderato davvero, alla fine, la vita me l’ha sempre portato. Vediamo quale sarà il prossimo".
Fonte: Comune di Certaldo - Ufficio stampa
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