
Corsi (Ordine) e i dati Arpat: "Sono da interpretare con cautela, ora servono interventi strutturali su tutte le fonti emissive"
“Il miglioramento registrato nei dati sulle Pm10 e sul biossido di azoto sono segnali positivi, ma non può essere letto come un risultato acquisito: la qualità dell’aria è il frutto di dinamiche complesse e senza politiche strutturali su mobilità, monitoraggio ed emissioni il quadro resta fragile. E sul contrasto all’ozono c’è molto da lavorare”. A dirlo è Stefano Corsi, coordinatore della commissione Ambiente ed Energia dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Firenze, commentando le notizie di stampa sui dati Arpat relativi all’andamento della qualità dell’aria nel corso del 2025.
“I numeri del 2025 – sottolinea Corsi – vanno letti tenendo conto di diversi elementi: la chiusura della stazione storica di viale Gramsci e l’attivazione di quella di viale Spartaco Lavagnini, che rende non direttamente confrontabili le serie storiche, le modifiche ai flussi di traffico dovute ai cantieri della tramvia e una naturale variabilità annuale che caratterizza tutti gli inquinanti atmosferici”.
“Le concentrazioni di Pm10 – prosegue Corsi – dipendono da un equilibrio complesso tra emissioni, condizioni meteorologiche e processi chimici in atmosfera, e questo vale anche per altri inquinanti come il biossido di azoto. Un anno migliore o peggiore non può essere attribuito a un singolo fattore, né tantomeno considerato definitivo”.
“Un discorso analogo vale per l’ozono – aggiunge il coordinatore della commissione Ambiente ed Energia – che è un inquinante secondario: non viene emesso direttamente, ma si forma quando sono presenti altri inquinanti, in particolare ossidi di azoto e composti organici volatili, e in condizioni di temperature elevate. Il clima ha un ruolo determinante, ma il controllo dell’ozono passa comunque dalla riduzione complessiva delle emissioni dei suoi precursori. I dati su questo non sono confortanti, anzi: c’è molto da lavorare”.
“Proprio per questa complessità – evidenzia Corsi – è fondamentale rafforzare il controllo e il monitoraggio: servono più stazioni mobili, campagne di misura mirate, studi dedicati e una collaborazione strutturata con enti di ricerca e università, per comprendere meglio come evolvono le emissioni e valutare in modo più solido l’efficacia delle politiche adottate”.
“Accanto al monitoraggio – prosegue Corsi – le priorità operative sono chiare: nel breve periodo occorre potenziare il trasporto pubblico su gomma e lo scambio intermodale, soprattutto fino al completamento delle tramvie, migliorando regolarità e affidabilità del servizio affinché sia realmente funzionale a tutti gli utenti e non solo a specifiche categorie”.
“È inoltre necessario – sottolinea Corsi – rendere strutturali le misure di incentivazione del trasporto pubblico, come gli abbonamenti a costo ridotto, rivedere le agevolazioni sulla sosta per i non residenti e investire con decisione sulla ri-vegetazione urbana, riconoscendo il ruolo fondamentale della vegetazione nella mitigazione degli inquinanti”.
“Un altro fronte decisivo – conclude il coordinatore della commissione Ambiente ed Energia degli Ingegneri fiorentini – riguarda la riduzione delle emissioni legate al riscaldamento e ai consumi energetici, favorendo la sostituzione delle caldaie, l’elettrificazione e l’installazione di impianti come il fotovoltaico, anche semplificando i vincoli formali sugli edifici. I dati positivi vanno colti come uno stimolo ad accelerare su queste scelte, perché la qualità dell’aria si migliora solo con continuità, visione e interventi coordinati su tutte le fonti emissive”.
Fonte: Ufficio stampa
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