
L’Antitrust avvia indagine sulla filiera agroalimentare
Anche i più distratti tra gli scaffali hanno dovuto fare i conti alla cassa con uno scontrino che non torna più. Per acquistare i prodotti alimentari più diffusi che compongono la spesa quotidiana, le famiglie hanno dovuto sborsare oltre 530 euro al mese nell’ultimo anno. Un incremento percentuale, considerando la spesa media, del 14% rispetto al 2021, che spaventa sempre di più i toscani alle prese con aumenti record di pane, pasta, passate di pomodoro, tonno in scatola, latte, surgelati, cereali e molto altro. Prezzi che, come nel caso del caffè tostato, sono quasi raddoppiati.?A rivelarlo è un’analisi di Coldiretti Toscana sulla base dei dati Istat e dei prezzi dei beni di largo consumo tra dicembre 2021 e dicembre 2025. È lo stesso orizzonte temporale esplorato nei giorni scorsi dall’Antitrust, che ha annunciato l’avvio di un’indagine sulle distorsioni della filiera agroalimentare.
“In cinque anni i prezzi dei generi alimentari che compongono la lista della spesa hanno continuato a crescere, palesando ciò che da tempo denunciamo. Fenomeni speculativi, distorsioni, guerre e cambiamenti climatici hanno ampliato e in qualche modo giustificato la distanza sempre più ampia tra gli attori della filiera, penalizzando gli anelli più deboli: chi produce, gli agricoltori, e chi acquista, i consumatori. Riteniamo quindi che un dialogo proficuo con industria, cooperazione e distribuzione sia necessario per riequilibrare i valori all’interno della filiera – denuncia la presidente di Coldiretti Toscana, Letizia Cesani –.? L’agricoltura resta l’anello più debole e più penalizzato dell’intera filiera agroalimentare, nonostante sia una componente indispensabile. Di ogni euro di spesa solo pochi centesimi vanno nelle tasche degli agricoltori. Bene fa l’Antitrust ad indagare, così come è altrettanto importante mettere in campo gli strumenti che abbiamo ottenuto con le nostre rivendicazioni: dalla legge contro le pratiche sleali alla neonata Commissione Unica del grano duro, da noi richiesta per la filiera della pasta, fino all’esigenza di maggiore trasparenza e controlli sulle importazioni di prodotti sottocosto e di bassa qualità che affondano il mercato interno. È necessario fare chiarezza su meccanismi che stanno demolendo le nostre campagne”.
L’aumento costante e progressivo dei prezzi dei beni di largo consumo registrato in Toscana tra il 2021 e il 2025 non riflette l’andamento dell’inflazione, che nel 2025 si è attestata intorno al 2,7%, superiore al 2024 (+2,5%) ma nettamente inferiore al 2023 (+9,6%) e al 2022 (+8,8%). Nel 2021 l’indice dei prezzi al consumo era intorno allo 0,5%. Un andamento che non riflette nemmeno il prezzo pagato agli agricoltori per le principali materie prime agricole come grano, latte e pomodoro da salsa, ma anche per ortaggi e frutta. Materie prime pagate poco e rivendute sugli scaffali a prezzi anche dieci volte superiori.
A fotografare questa palese disarmonia sono i dati dell’Osservatorio dei Prezzi del Ministero del Made in Italy in Toscana (città-campione Firenze). Il caso più eclatante è quello del caffè tostato, il cui prezzo medio è schizzato da 7,41 euro al chilo a 13,56 euro, segnando un aumento dell’83%. Tra i prodotti di largo consumo si registrano incrementi significativi anche per il burro (+34%), con un costo al consumatore di 10,49 euro al chilo contro i 7,81 euro del 2021, nonostante il crollo del prezzo del latte, seguito da passata di pomodoro (+25%), spinaci surgelati (+24%), carne rossa (+23%), latte intero fresco (+23%), pasta di semola di grano duro (+22%), petto di pollo (+21%), cereali per la colazione (+18%) e tonno in scatola (+12%).
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Fonte: Coldiretti Toscana - Ufficio Stampa
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