
La chiusura dell’asilo, avvenuta dopo la morte del piccolo Leo Ricci all’inizio di novembre, continua a pesare sulla vita di decine persone. Questa mattina circa venticinque famiglie sono scesi in strada nel centro di Bibbiena, raggiungendo il palazzo comunale per chiedere risposte e soluzioni a una situazione che si trascina da mesi.
La struttura educativa è ancora sottoposta a sequestro e, a distanza di quasi tre mesi dalla tragedia, il servizio non è stato riattivato. Una sospensione prolungata che, spiegano i genitori, ha avuto conseguenze pesanti sull’organizzazione quotidiana, tra difficoltà a conciliare lavoro e cura dei figli, spese aggiuntive e turni stravolti. La protesta nasce proprio da qui, dal bisogno di far emergere un disagio che non riguarda solo l’aspetto emotivo, ma anche quello economico e sociale.
Durante la manifestazione è stata ribadita la richiesta di un confronto diretto con le istituzioni e di un intervento rapido per individuare una soluzione concreta, anche temporanea, che permetta alle famiglie di uscire dall’emergenza. Un primo passaggio è atteso per martedì sera, quando è in programma un Consiglio comunale aperto. In quell’occasione il sindaco Filippo Vagnoli dovrebbe illustrare alcune ipotesi alternative e verificare se esistono i presupposti per una futura riapertura del plesso o per l’attivazione di servizi sostitutivi.
Intanto prosegue il lavoro della magistratura. L’inchiesta è ancora in corso e coinvolge cinque educatrici, indagate con l’ipotesi di omicidio colposo. Secondo la ricostruzione finora emersa, il bambino sarebbe rimasto impigliato con il laccetto della felpa a un albero mentre giocava nel giardino dell’asilo. Una vicenda che ha profondamente colpito la comunità e che, oltre al dolore per la perdita, continua a lasciare irrisolto il problema di un servizio educativo fondamentale venuto improvvisamente a mancare.
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