
Continuano le polemiche sull'iniziativa a Prato. Il PD Toscana: "7 marzo data simbolo dell'antifascismo, prefettura non autorizzi"
Dopo le forti prese di posizione di Aned e Anpi, non si placa la polemica sulla manifestazione in programma per il 7 marzo di 'REmigrazione', prevista per il 7 marzo a Prato. Sull'argomento interviene anche il PD Toscana e Simone Calamai, sindaco di Montemurlo e presidente della Provincia di Prato.
Il PD evidenzia come il 7 marzo "è una data dal forte valore storico e civile per il nostro Paese e per Prato, Richiama la memoria degli scioperi del 1944" e che "utilizzare una giornata così carica di significato storico per promuovere iniziative fondate sull’esclusione e sulla divisione rappresenta una grave distorsione della memoria collettiva"; anche Il il sindaco di Montemurlo e presidente della Provincia di Prato, Simone Calamai parla di "una provocazione e di un insulto verso la nostra comunità e verso chi ha pagato con la libertà la difesa della democrazia".
Il PD invita quindi la Prefettura di Prato a "esaminare con la massima cautela la concessione dell’autorizzazione a una manifestazione che rischia di ledere principi democratici condivisi e offendere la città".
Il PD: "7 marzo data di forte valore storico"
"Il 7 marzo è una data dal forte valore storico e civile per il nostro Paese e per Prato. Richiama la memoria degli scioperi del 1944, una delle più importanti forme di resistenza civile e operaia contro il nazifascismo. La memoria storica non può essere piegata a narrazioni che alimentano paura, discriminazione o contrapposizione tra persone. Ci associamo all’appello indirizzato alla Prefettura di Prato perché esamini con la massima cautela la concessione dell’autorizzazione a una manifestazione che rischia di ledere principi democratici condivisi e offendere la città". Così il portavoce del Pd Toscana Diego Blasi.
“Condividiamo la profonda preoccupazione espressa dall’Anpi e dall’Aned di Prato – prosegue Blasi –. Utilizzare una giornata così carica di significato storico per promuovere iniziative fondate sull’esclusione e sulla divisione rappresenta una grave distorsione della memoria collettiva. Il confronto pubblico deve sempre avvenire nel rispetto dei diritti umani, della Costituzione e dei valori democratici su cui si fonda la Repubblica italiana. Difendere la memoria significa difendere la democrazia. Le istituzioni sono chiamate a custodire il significato autentico delle date del calendario civile e a promuovere iniziative che rafforzino dialogo, memoria storica e rispetto reciproco"
Così invece Niccolò Ghelardini, Segretario dei GD di Prato: "Prato è Medaglia d'Oro per la Resistenza. Il 7 marzo richiama alla memoria la deportazione degli operai pratesi del 1944, colpiti per aver scioperato contro il nazifascismo. Scegliere quella data per parlare di "remigrazione" e rimpatri di massa non è una coincidenza: è una scelta precisa che evoca la dittatura fascista e l'occupazione nazista. Si tratta di una provocazione e di un insulto verso la nostra comunità e verso chi ha pagato con la libertà la difesa della democrazia. Rivendichiamo con orgoglio che la Repubblica italiana nasce dall'antifascismo. Le istituzioni che oggi garantiscono a tutti il diritto di parola esistono grazie al sacrificio dei deportati e dei partigiani. Per questo è vergognoso che chi ha ricoperto ruoli istituzionali, nati anche grazie alla Resistenza, promuova queste iniziative o non abbia alcun problema a dichiarare che questo raduno sia semplicemente "lecito"".
"La politica non si fa con le parole d'ordine, ma con le riforme. Non abbiamo bisogno di nessuna nuova deportazione. Il Paese ha bisogno di una discussione seria che parta dallo ius soli, perché vogliamo il riconoscimento della cittadinanza a chi nasce e cresce in Italia. Servono una riforma organica dei permessi di soggiorno che superi precarietà e irregolarità forzata, politiche di integrazione attive, investimenti su scuola, lavoro, formazione linguistica e inclusione sociale. Chi alimenta paure e semplificazioni non offre niente. Prato merita una politica seria, democratica, non razzista. Non piazze che si richiamano ai periodi più bui della nostra storia" conclude Ghelardini.
Calamai: "Provocazione inaccettabile"
Per il presidente Calamai, la scelta del 7 marzo non è casuale, ma costituisce una provocazione deliberata e rappresenta un’offesa alla memoria storica: "Il 7 marzo è una data simbolica per la storia di Prato, città medaglia d'argento al valor militare per la Resistenza. In quei giorni del 1944, centinaia di lavoratori pratesi vennero deportati nei campi di sterminio a seguito degli scioperi. Celebrare oggi concetti che richiamano l'esclusione proprio in questa ricorrenza è un insulto alla memoria di chi ha sacrificato la vita per la nostra libertà e democrazia"
"Il territorio pratese ha costruito il proprio sviluppo sociale ed economico proprio sul valore dell’accoglienza- continua Calamai- Dal secondo dopoguerra l'arrivo di cittadini da ogni regione d’Italia ha trasformato Prato in un motore economico nazionale. Oggi l'integrazione di comunità provenienti da tutto il mondo continua a essere la cifra di una città che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici di città accogliente e solidale".
Calamai ricorda che Prato e la sua Provincia sono profondamente antifasciste: "Non possiamo accettare che simboli di divisione e messaggi che negano la nostra storia trovino spazio nelle nostre strade, specialmente in una giornata dedicata al ricordo del sacrificio dei nostri concittadini».
Il 7 marzo anche Montemurlo ricorda i suoi concittadini arrestati e deportati nei campi di sterminio, come Erasmo Meoni, l’operaio di Bagnolo catturato a Prato in seguito agli scioperi del 7 marzo 1944 e morto di stenti nel lager di Gusen nel dicembre dello stesso anno e Gino Gelli catturato nella stessa data e morto il 9 marzo 1944 mentre veniva deportato verso i campi di sterminio.
Il presidente della provincia ribadisce quindi che le istituzioni vigileranno affinché i valori della Costituzione e la dignità della memoria storica di Prato vengano rispettati e tutelati contro ogni forma di rigurgito ideologico che tenti di minare la coesione sociale del territorio.
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