Liste di attesa Toscana, Monni ascoltata sul piano da 32 milioni in commissione sanità

Monia Monni (Foto Regione Toscana)

L'assessora sottolinea "la richiesta di visite ed esami è cresciuta esponenzialmente", nel 2025 del 41%. La replica di FdI: "Governo ha portato Fondo sanitario a 143 miliardi"


L’assessora alla Sanità e Welfare Monia Monni è stata ascoltata questa mattina dalla commissione Sanità presieduta da Matteo Biffoni (Pd). L’audizione ha avuto al centro il piano del governo delle liste di attesa per l’anno 2026.

Monni ha spiegato che per ridurre le liste di attesa in Toscana la Giunta regionale ha messo a disposizione 32 milioni di euro di risorse proprie: 20 milioni serviranno per la produttività aggiuntiva del sistema pubblico e 12 milioni per il privato convenzionato. “Una novità è che quest’anno – ha detto l’assessora – sono stati svincolati 4 milioni di euro, che saranno destinati alle aziende sanitarie che miglioreranno concretamente in alcuni ambiti specifici, con risultati che siano misurabili”.

L’anno scorso sono stati recuperati circa 356 mila prestazioni ambulatoriali e 16 mila interventi chirurgici. Ma il vero nodo, “su cui si gioca la tenuta del sistema sanitario universalistico – ha sottolineato Monni – è quello dell’appropriatezza delle prescrizioni”. Negli ultimi anni, infatti, la richiesta di visite ed esami è cresciuta esponenzialmente. Ovvio che questo crei problemi di risposta in tempi adeguati da parte del sistema sanitario regionale. “L’anno scorso – ha proseguito l’assessora – è stato registrato un 41 per cento in più di prescrizioni di visite specialistiche e il 49,8 per cento in più di prescrizioni di diagnostica strumentale”. Per questo è stato messo a punto un sistema con l’obiettivo di indirizzare il medico di famiglia nelle prescrizioni, tramite un menù a tendina che stabilisce codici di priorità, in modo da ridurre le prescrizioni inappropriate.

Le criticità maggiori in termini di attesa per le prime visite si registrano in alcune specialità come dermatologia e oculistica, che vengono ottemperate nei temi massimi previsti solo, rispettivamente, nel 55 per cento e nel 77 per cento dei casi. Per quanto riguarda gli interventi chirurgici, quelli di classe A (che prevedono ricovero entro 30 giorni) vengono effettuati nei tempi previsti nell’88 per cento dei casi.

Numerose le domande e le considerazioni da parte dei commissari.

Sul tema dell’appropriatezza, Alessandro Tomasi (FdI) ha sottolineato come l’appropriatezza di una prescrizione “spesso non possa essere valutata ex ante” ma solo in fase successiva, dopo che l’esame o la visita siano stati effettuati. Lorenzo Falchi (Avs) ha sottolineato come “un sistema che indirizza troppo rigidamente i medici di famiglia, come il menù a tendina, possa essere causa di deresponsabilizzazione”. A questo proposito dalla Giunta è stato precisato che esiste comunque un margine di discrezionalità del medico che può scegliere liberamente. Diego Petrucci (FdI) ha commentato che “l’appropriatezza non deve esser confusa con l’accesso improprio, che spesso è la ricerca condivisibile da parte del cittadino di una domanda di salute”. Rivolgersi al pronto soccorso in alcuni momenti della settimana, o dopo aver provato invano a prenotare visite ed esami in tempi brevi, rappresenta spesso l’unica soluzione per avere risposte rapide, secondo il consigliere. Petrucci ha anche ribadito che i dati delle liste di attesa “in tutte le Regioni, governate dal centrodestra o dal centrosinistra, sono a detta anche della Corte dei Conti dei dati falsati, e il concetto è stato ribadito anche dal ministro. I numeri prendono infatti in considerazione solo quelli che riescono a prenotare una visita o un esame, ma non le migliaia di cittadini che vengono rimbalzati, non ci riescono e alla fine si rivolgono ai privati o rinunciano alla visita”. A questo Monni ha replicato che la metodologia adottata è nazionale e che se “si ritengono i dati falsati si costruiscano nuovi indicatori, la Toscana è disponibile a ogni forma di collaborazione”. È vero, inoltre, che “l’80 per cento degli accessi al pronto soccorso sono impropri e a questo si sta tentando di porre rimedio con il potenziamento dei servizi territoriali e altri filtri”.

“Prendiamo atto che la Toscana è una delle Regioni che registra dati migliori sulle liste di attesa – ha osservato Luca Rossi Romanelli (M5S) - ma dato che il quadro nazionale è di sofferenza non può valere il principio del ‘male comune mezzo gaudio’”. Secondo Serena Spinelli (Pd) il tema dell’appropriatezza e dell’aumento delle richieste si intreccia con un tema culturale, “deve essere ricostruito un rapporto di fiducia del cittadino con il medico di medicina generale”. Spinelli ha commentato inoltre che esistono alcune fragilità anche sui percorsi di secondo livello, che sono migliorabili, e che esistono difficoltà a controllare gli esiti delle prestazioni sul privato sociale accreditato e, in questo senso, si chiede la consigliera, “abbiamo la barra del timone?”.

Per Jacopo Cellai (FdI) a leggere i numeri presentati prima ci si dovrebbe porre la domanda “ma se i dati sono questi che ci mettiamo più soldi a fare?”. Ecco perché in cima al rapporto dovrebbe esserci scritto bello chiaro un numero: quel 65 per cento di rapporto tra prescrizioni e prenotazioni. Anche Cellai ha espresso dubbi “sul fatto che i medici debbano seguire un menù a tendina, e quando si parla di concessione di valutazioni proprie si afferma ‘per adesso’”.

Enrico Tucci (FdI) ha giustificato l’aumento “stratosferico e spropositato” della diagnostica per immagini con “l’invecchiamento della popolazione, con la presenza di macchine che non emettono radiazioni ionizzanti e con i problemi di dialogo tra medici di famiglia e assistiti”. Lorenzo Falchi ha aggiunto che “esistendo vincoli all’assunzione del personale nel pubblico o si ricorre a prestazioni aggiuntive o si comprano prestazioni private, ma non può essere questa la logica del medio e del lungo periodo, in cui si deve investire nel servizio pubblico soprattutto sul territorio”.

Il presidente Matteo Biffoni ha infine proposto un monitoraggio periodico, i cui esiti dovranno essere analizzati e discussi in commissione Sanità, sulle liste di attesa. “Non dobbiamo assolutamente indietreggiare sulla prevalenza del pubblico nel sistema sanitario regionale – ha detto – ma è evidente che alle liste di attesa va data una risposta”. Secondo Biffoni è inoltre opportuno lavorare per rendere appetibili alcuni percorsi nel pubblico per i giovani medici, in modo da risolvere le criticità che si registrano in alcune branche specialistiche e riflettere sui tetti di spesa. Il consigliere ha sottolineato infine il fatto che la Toscana si è distinta per la costruzione di un confronto ben impostato con i medici di medicina generale, da cui è scaturita anche la condivisione sul nuovo percorso adottato per aumentare l’appropriatezza delle prescrizioni.

Le repliche

Rossi (FDI): "Governo ha portato Fondo sanitario a 143 miliardi. Meno polemiche più risultati"

"L’assessora Monia Monni straparla e dimostra di non conoscere, o di voler ignorare, le dinamiche della gestione del Servizio Sanitario Nazionale, sia a livello italiano che toscano". Così il deputato toscano di Fratelli d’Italia Fabrizio Rossi replica alle dichiarazioni rilasciate dall’assessora regionale alla Salute, che ha sostenuto come il Governo Meloni “non abbia dato nulla” per affrontare il problema delle liste d’attesa.

"Dire che il Governo non ha messo risorse è semplicemente falso – afferma Rossi –. Questo esecutivo ha portato il Fondo sanitario nazionale alla cifra record di 143 miliardi di euro, con un incremento di 10 miliardi in tre anni. Altro che tagli. A differenza del passato, quando la sinistra definanziava la sanità, oggi le risorse sono state aumentate in modo strutturale. Il tema delle liste d’attesa – commenta il parlamentare di Fratelli d’Italia - non può essere scaricato su Roma. Il Governo ha fatto la sua parte non solo sul piano finanziario, ma anche normativo. È stata approvata una legge che indica chiaramente alle Regioni cosa devono fare per garantire ai cittadini visite ed esami nei tempi previsti. Le risorse ci sono e le regole pure. Spetta alle Regioni organizzare i servizi in modo efficiente".

Per Rossi "è troppo comodo cercare alibi nel Governo quando la competenza organizzativa sulla sanità è in capo alle Regioni. La Toscana governa questo sistema da decenni. Se oggi le liste d’attesa sono ancora un problema, le responsabilità sono prima di tutto regionali. L’assessora può stare tranquilla - questo Governo garantisce le risorse e continua a investire nella sanità pubblica. La Regione Toscana, piuttosto, pensi a garantire ai cittadini i servizi e l’abbattimento reale delle liste d’attesa. Pertanto, meno polemiche e più risultati concreti", conclude Fabrizio Rossi.

Stella (FI): "Su liste d'attesa Governo ha messo soldi, assessora nasconde verità"

"Ennesima iniezione di soldi per la sanità toscana, per chiudere il bilancio e per le liste d'attesa. Il sistema sanitario regionale è un pozzo senza fondo. Nello specifico, sono stati stanziati dalla Regione Toscana 32 milioni di euro di fondi propri per contrastare le liste di attesa nel 2026, mentre con 80 milioni di euro aggiuntivi la Regione chiude in pareggio il bilancio consolidato 2025 del servizio sanitario toscano. Le risorse arrivano dalla prima variazione del triennio in corso che prevede, per il 2026, un aumento di 30 milioni di euro sui volumi complessivi di entrata e spesa, tutti relativi all'ambito sanitario. Le maggiori entrate sono la conseguenza di un adeguamento della previsione di gettito dell'addizionale regionale Irpef, addizionale aumentata due anni fa, e che non è mai stata diminuita, nonostante le promesse del Governatore". Lo afferma il capogruppo di Forza Italia al Consiglio regionale della Toscana, Marco Stella. "Sul tema delle liste d'attesa trovo scorrette e non veritiere le affermazioni dell'assessora alla Sanità Monia Monni, che ha accusato il Governo di non aver stanziato soldi per abbattere i tempi d'attesa. Il Governo ha aumentato il fondo sanitario nazionale di 10 miliardi in tre anni, portandolo a 143 miliardi. La responsabilità di liste di attesa lunghe non può essere scaricata impunemente sull'esecutivo nazionale, visto che la sanità è competenza delle Regioni, e visto che è stata approvata una legge che indica alle Regioni cosa fare per garantire esami, visite e prestazioni in tempi consoni. La Toscana pensi a tagliare le spese improduttive, assuma personale medico e sanitario, da troppi anni sotto organico, e vedrà che le liste d'attesa si possono abbattere".

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