
Il decreto in Parlamento prevede dal 2027 un organismo nazionale al posto dei presìdi locali
Si accende il dibattito sulla riforma degli organismi per la parità di genere nel lavoro. Un decreto legislativo depositato in Parlamento, collegato al recepimento di una direttiva europea, prevede la creazione dal 2027 di un nuovo "Organismo per la parità" con sede a Roma, destinato a sostituire l’attuale rete delle consigliere e dei consiglieri di parità presenti sui territori.
Il provvedimento è attualmente all’esame della Commissione Affari costituzionali della Camera e ha già sollevato critiche politiche per il possibile superamento delle figure territoriali, oggi attive a livello regionale e provinciale nella tutela delle pari opportunità e nel contrasto alle discriminazioni nel lavoro.
Sul tema interviene anche Maria Grazia Maestrelli, consigliera di parità della Regione Toscana, che esprime forte preoccupazione: "Dopo il definanziamento da anni, arriva il progetto della cancellazione delle figure territoriali delle consigliere di parità, figure essenziali per un controllo/difesa dei diritti di lavoratrici in presenza di discriminazioni e per garantire pari opportunità. È un grave danno all'impianto di presidio e intervento previsti. La territorialità è necessaria per avere soggetti e organismi vicini alle specifiche realtà."
"Questo decreto legislativo è un atto grave e incomprensibile, ancor di più alla vigilia dell'8 marzo - ha dichiarato in una nota la presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi -. Dobbiamo opporci e lo faremo, perché la parità non si celebra solo con le parole, ma con atti coerenti e responsabili". Saccardi prosegue dicendo che la Consigliera di parità sul lavoro "è un presidio fondamentale nei territori nei territori, un punto di riferimento concreto per le donne che vivono situazioni di discriminazione o difficoltà nel lavoro. I dati sulle disparità di genere nel nostro Paese ci dicono che c'è bisogno di rafforzare, non smantellare gli strumenti di tutela e promozione della parità - prosegue -. Per questo porterò il tema in aula: è nostro dovere sollecitare il Governo a fare marcia indietro su una scelta che indebolisce i diritti e colpisce soprattutto le donne che vivono nelle aree più periferiche".
“Cancellare la figura delle consigliere regionali di parità sul lavoro è una scelta scellerata e pericolosa che toglie alle donne uno strumento prezioso e concreto a difesa dei loro diritti -. Così l'assessore al lavoro e alla formazione Alberto Lenzi sul decreto legislativo depositato in merito dalla presidente del consiglio Meloni e dalla ministra Roccella -.Siamo alla vigilia dell’8 marzo, e quest'anno si celebrano gli 80 anni dal voto alle donne, ma dal governo arriva un colpo pesantissimo alla promozione dell'uguaglianza -, aggiunge Lenzi, che spiega: “Se verrà confermata l’impostazione annunciata, con la cancellazione dei presìdi regionali e locali e la costruzione di una struttura centralizzata, ci troveremmo di fronte a un arretramento serio, che allontana i diritti dalle persone e indebolisce la capacità dello Stato di intervenire dove la discriminazione accade davvero: nei luoghi di lavoro, nei territori, nella vita quotidiana. Le consigliere di parità - prosegue l'assessore - non sono un “doppione” burocratico: sono un presidio di prossimità, riconosciuto dall’ordinamento, che offre ascolto, orientamento e tutela a lavoratrici e lavoratori, attiva reti con istituzioni e parti sociali, promuove prevenzione e cultura dell’uguaglianza. Smantellare questa presenza significa alzare barriere proprio per chi è più fragile. In un Paese in cui i dati su occupazione femminile, divari salariali e carichi di cura parlano con “spietatezza” - sottolinea - la direzione dovrebbe essere opposta: rafforzare i ruoli di garanzia, investire in prevenzione, rendere più capillare l’assistenza, dare continuità alle reti locali che funzionano. Anche nell’orizzonte europeo, l’Italia è chiamata a consolidare politiche e strumenti effettivi: non a smontare ciò che esiste e che può essere potenziato. Per questo - conclude Lenzi - chiediamo al Governo di ritirare o modificare radicalmente l’intervento, aprendo un confronto vero con Regioni, enti territoriali, parti sociali e soggetti che ogni giorno lavorano per la parità sostanziale”.
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