
L'uomo si gettò dal secondo piano dell'abitazione e riportò gravi ferite: la perizia evidenzia amnesie, deficit del linguaggio e difficoltà di ragionamento, rendendolo impossibilitato a partecipare al processo
Era l'8 febbraio 2025 quando Lorenzo Innocenti, architetto di 37 anni, uccise la compagna Eleonora Guidi, 34 anni, infliggendole 24 coltellate, per poi lanciarsi dal secondo piano dell'abitazione. Il delitto avvenne nella loro casa a Rufina, dove la coppia viveva con il figlio di un anno e mezzo. L'uomo fu a lungo ricoverato a Careggi per le ferite riportate nella caduta. A un anno dalla tragedia, i periti incaricati dal gip Alessandro Moneti hanno stabilito che, a seguito delle lesioni riportate, Innocenti presenterebbe amnesie, deficit del linguaggio e difficoltà nel ragionamento, condizioni che non gli permetterebbero di partecipare al processo previsto per il 25 marzo. Inoltre, sarebbe stato giudicato "non socialmente pericoloso".
La notizia è stata accolta con profondo dolore dall'assessora regionale alla cultura e alle pari opportunità Cristiana Manetti: "Dolore si aggiunge a dolore: e dopo aver perso la figlia, brutalmente assassinata, credo che per i genitori, la sorella e il piccolo Dante, figlio di Eleonora, non ci sia niente di peggio del non aver avuto ancora giustizia. Nessuna famiglia deve sentirsi sola nell’affrontare un peso così grande. Per questo voglio testimoniare la più sincera vicinanza".
"Non entro nel merito di quanto stabilito dai periti, non è di mia competenza – prosegue Manetti -, e spero solo sia stato fatto tutto ciò che poteva e doveva essere fatto per accertare la realtà. Tuttavia, è evidente quanto questa conclusione riapra una ferita profonda, una ferita che riguarda non solo la famiglia, ma un’intera comunità che non può e non vuole dimenticare, e quanto sconcerto e dolore susciti in chi attende una risposta, una verità giudiziaria e la possibilità di vedere riconosciuto il diritto alla giustizia”.
"Ho subito contattato Elisabetta, sorella di Eleonora, per esprimerle personalmente il mio sostegno e quello della Regione Toscana. Nessuna famiglia che attraversa una tragedia così grande deve sentirsi sola. Ho avuto modo anche di confrontarmi con l’avvocato della famiglia, Mario Taddeucci Sassolini, per comprendere meglio i passaggi di questa fase delicata della vicenda giudiziaria e ribadire l’attenzione delle istituzioni. Il pensiero – parla l'assessora - va anche al piccolo Dante, figlio di Eleonora, vittima indifesa di questo femminicidio, la cui vita è stata irrimediabilmente segnata dalla tragedia. Alla sua tutela dobbiamo guardare con la massima attenzione e responsabilità. Senza dimenticare anche le amiche di Eleonora, Lara Cannoni e Monia Bonucci, che hanno condiviso con lei la vita quotidiana e continua oggi a custodirne la memoria”.
"Ricordo inoltre - prosegue - il momento, profondamente toccante, in cui a Rufina è stata inaugurata la panchina rossa nel primo anniversario della morte di Eleonora. In quell’occasione ho voluto essere accanto alla famiglia e alla comunità, per testimoniare concretamente la vicinanza della Regione Toscana e ribadire che la memoria non può limitarsi a un gesto simbolico, ma deve tradursi in impegno quotidiano. Questa vicenda deve ulteriormente motivare tutti noi a compiere un salto nell’impegno sociale, culturale e civile. Sono stanca delle frasi di circostanza a ogni femminicidio e del “mai più” del giorno dopo, che spesso non si traduce in azioni forti e preventive. Per la Regione Toscana la difesa delle donne non sarà mai soltanto una celebrazione o una ricorrenza. È un lavoro quotidiano fatto di prevenzione, sostegno ai centri antiviolenza, educazione al rispetto nelle scuole e responsabilità condivisa nelle comunità".
"In questo percorso continueremo a lavorare accanto a chi porta avanti un impegno importante per la sensibilizzazione e l’educazione, come la Fondazione Cecchettin, a cui la Regione Toscana rinnova il proprio sostegno per il lavoro che sta facendo nel promuovere una cultura del rispetto e della responsabilità. Chiedo a tutti e a tutte, qualsiasi sia il ruolo o la competenza, di fare la propria parte. Alla memoria di Eleonora e per il futuro di Dante - conclude l’assessora Manetti - dobbiamo trasformare l’indignazione in impegno concreto, perché tragedie come questa non si ripetano più".
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